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Addio scontrini Pos, da marzo non dovrai pił conservarli per 10 anni: ecco cosa puoi buttare e cosa devi tenere

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Addio scontrini Pos, da marzo non dovrai pił conservarli per 10 anni: ecco cosa puoi buttare e cosa devi tenere
Da marzo stop all'obbligo di conservare per 10 anni le ricevute Pos. Ecco che cosa cambia con il decreto Pnrr, come funzionerà la prova digitale del pagamento e cosa fare per le detrazioni nel 730
Da marzo cambia ufficialmente una delle abitudini burocratiche più radicate tra cittadini e imprese. Infatti non sarà più obbligatorio conservare, per dieci anni, le ricevute cartacee dei pagamenti effettuati con Pos. Siamo innanzi a una novità, che segnerà un ulteriore passo verso la sburocratizzazione e l'informatizzazione dei rapporti fiscali e amministrativi, previste dal decreto Pnrr approvato dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio scorso. Peraltro, tale provvedimento arriva in un momento storico di grande crescita dei pagamenti elettronici in Italia.

Il cuore della riforma è contenuto nell'art. 8 dell'appena citato decreto, il quale introduce la digitalizzazione delle ricevute Pos. Finora la prassi imponeva di custodire la ricevuta, emessa dal dispositivo elettronico di esercenti e professionisti, per un periodo pari a quello previsto per le scritture contabili - appunto dieci anni - in base all'art. 2220 del c.c.. Vero è che questa disposizione disciplina la conservazione delle scritture contabili obbligatorie, ma - nel corso del tempo - era stata estesa anche alle ricevute Pos, nonostante queste ultime non siano veri e propri documenti contabili.

La ricevuta Pos, infatti, rappresenta soltanto una prova dell'avvenuto pagamento elettronico con carta. Non è uno scontrino fiscale, non è una fattura e non è necessaria ai fini della redazione del bilancio o della dichiarazione dei redditi. Proprio per questo, molte associazioni di categoria ne avevano contestato l'obbligo di conservazione, ritenendolo un aggravio burocratico non strettamente giustificato.

Ora, con la nuova disciplina del decreto Pnrr, questa impostazione viene superata a partire da inizio marzo. Infatti, tra pochi giorni, nel sito web dell'Agenzia delle Entrate sarà resa disponibile la funzione di abbinamento digitale, tra terminali Pos e registratori di cassa.

In pratica, il sistema aggiornato consentirà un'integrazione tra i dati dei pagamenti elettronici e quelli dei corrispettivi trasmessi telematicamente. Ciò rafforzerà la tracciabilità delle operazioni, rendendo superflua la conservazione materiale della ricevuta cartacea emessa dal Pos. Da quel momento, per dimostrare l'avvenuto pagamento, saranno sufficienti:
  • la documentazione bancaria (estratti conto, movimenti carta);
  • le comunicazioni inviate da banche e intermediari finanziari;
  • i tracciati digitali contenenti i dati della singola operazione.
Non a caso, il decreto Pnrr stabilisce espressamente che tali comunicazioni, anche in formato elettronico, potranno sostituire la ricevuta cartacea, a patto che contengano tutte le informazioni relative alla transazione e siano pienamente consultabili.

Attenzione però, la novità in oggetto riguarderà esclusivamente la ricevuta Pos, mentre resteranno pienamente obbligatori scontrini fiscali, ricevute fiscali e fatture. Il motivo è semplice: scontrino o fattura continuano a essere il documento fiscalmente rilevante, che certifica l'operazione ai fini IVA e delle imposte dirette. Mentre, come sopra accennato, il "talloncino" del Pos è solo la prova del mezzo di pagamento utilizzato.

Un altro punto particolarmente rilevante per i contribuenti riguarda le detrazioni fiscali nel modello 730. In molti casi, ad es. per spese sanitarie o altre spese detraibili, la legge richiede che il pagamento sia effettuato con strumenti tracciabili. Fino ad oggi, per prudenza, molti contribuenti conservavano sia lo scontrino sia la ricevuta Pos.

Ebbene, con le nuove regole del decreto Pnrr, per beneficiare della detrazione fiscale sarà sufficiente:
  • conservare lo scontrino o la fattura, nei quali è già indicata la modalità di pagamento;
  • poter dimostrare la tracciabilità tramite i movimenti bancari.
In sostanza, la ricevuta Pos diventerà superflua, perché la prova dell'operazione di pagamento potrà essere fornita attraverso la documentazione digitale della banca.

Le novità all'insegna della digitalizzazione non riguarderanno soltanto i pagamenti nei negozi, ma anche quelli effettuati verso la Pubblica Amministrazione tramite canali elettronici, come il sistema pagoPA. Infatti, il decreto prevede che non sarà più obbligatorio conservare la versione cartacea della ricevuta di pagamento. Parallelamente, l'amministrazione pubblica sarà obbligata a verificare l'avvenuto versamento, consultando i propri flussi informatici o quelli della piattaforma nazionale.

In altre parole, l'ente non potrà più chiedere al cittadino di esibire la ricevuta cartacea per dimostrare il pagamento, neppure a fini fiscali o per il riconoscimento di una agevolazione. Meno burocrazia, quindi, perché la verifica dovrà avvenire attraverso i sistemi digitali già disponibili.

Tenuto conto del grande aumento dei pagamenti elettronici, mantenere l'obbligo di conservare, per dieci anni, milioni di ricevute cartacee, spesso destinate a sbiadirsi nel tempo, appariva sempre meno coerente con l'evoluzione tecnologica e con la finalità di semplificazione amministrativa di cui al Pnrr.

Il principio di fondo della riforma è quello di semplificare, senza ridurre le garanzie. Ovviamente, la tracciabilità dei pagamenti resta un requisito essenziale, soprattutto quando collegata a benefici fiscali. Tuttavia, come visto, la prova dell'avvenuta transazione potrà essere fornita attraverso sistemi digitali già esistenti, evitando inutili duplicazioni cartacee. Per cittadini e imprese questo vorrà dire meno faldoni da archiviare e meno documenti destinati a deteriorarsi. Al contempo sarà assicurata una maggiore coerenza tra obblighi fiscali e strumenti digitali.

Ricapitolando, la ricevuta Pos non scomparirà in sé, ma perderà il suo valore di documento da conservare obbligatoriamente. La prova del versamento di denaro si sposterà definitivamente nel mondo informatico, allineando la normativa alla realtà quotidiana dei pagamenti elettronici. Un cambiamento apparentemente piccolo, ma che inciderà concretamente sulle pratiche amministrative di milioni di contribuenti.

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