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Articolo 369 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Deposito del ricorso

Dispositivo dell'art. 369 Codice di procedura civile

Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della Corte, a pena di improcedibilità [375, 387 c.p.c.], nel termine di giorni venti dall'ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto (1).

Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena di improcedibilità (2):

  1. 1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;
  2. 2) copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione (3), se questa è avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli precedenti; oppure copia autentica dei provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai nn. 1 e 2 dell'articolo 362;
  3. 3) la procura speciale, se questa è conferita con atto separato;
  4. 4) gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda (4).

Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata o del quale si contesta la giurisdizione la trasmissione alla cancelleria della Corte di cassazione del fascicolo d'ufficio; tale richiesta è restituita dalla cancelleria al richiedente munita di visto, e deve essere depositata insieme col ricorso [123bis, 134 disp. att.] (5).

Note

(1) Di regola, nei giudizi introdotti con ricorso, questo non va notificato prima del deposito in cancelleria. Nel giudizio di Cassazione, invece, accade il contrario: il ricorso va prima notificato alla controparte e poi depositato in cancelleria a pena di improcedibilità.
Il termine di venti giorni decorre dalla data di ricezione della raccomandata, nei casi di notifica a mezzo posta.
(2) L'improcedibilità è rilevabile sia dal resistente nel controricorso notificato al ricorrente ex art. 370 del c.p.c., sia d'ufficio.
(3) Il deposito della copia autentica della sentenza impugnata può essere effettuato entro il termine perentorio di venti giorni dall'ultima notificazione del ricorso e pertanto non deve essere necessariamente contestuale al deposito del ricorso stesso.
Va depositata anche la relazione di notificazione per consentire la verifica della tempestività dell'impugnazione proposta.
(4) Numero così sostituito con d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
L'onere di produzione può essere assolto con la produzione del fascicolo di parte nel quale gli atti, i documenti e i contratti sono contenuti. Quanto agli atti e documenti contenuti nel fascicolo d'ufficio, deve essere depositata la richiesta di trasmissione di detto fascicolo alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata: richiesta che va restituita munita di visto, ai sensi del terzo comma dell'articolo in commento.
(5) L'omesso deposito della richiesta di trasmissione del fascicolo d'ufficio munita di visto va valutata con minor rigore al fine di giudicare l'improcedibilità del giudizio. Infatti, se gli elementi necessari per la decisione sono comunque agli atti, la mancanza del fascicolo non ne impedisce il controllo.

Massime relative all'art. 369 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 14426/2018

La produzione di copia incompleta della sentenza impugnata è causa di improcedibilità del ricorso per cassazione ex art. 369 c.p.c. solo ove non consenta di dedurre con certezza l'oggetto della controversia e le ragioni poste a fondamento della pronuncia.(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C., pur rilevando nella copia depositata la mancanza delle pagine relative allo svolgimento del processo, ha ritenuto di poter evincere le ragioni della decisione dalla motivazione della stessa riportata nel ricorso).

Cass. civ. n. 21386/2017

In tema di ricorso per cassazione, quando la sentenza impugnata sia stata notificata e il ricorrente abbia depositato la sola copia autentica della stessa priva della relata di notifica, deve applicarsi la sanzione dell’improcedibilità, ex art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c., a nulla rilevando che il ricorso sia stato notificato nel termine breve decorrente dalla data di notificazione della sentenza, ponendosi la procedibilità come verifica preliminare rispetto alla stessa ammissibilità. Parimenti, il deposito di una ulteriore istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio, con ad essa allegata anche la relata di notifica della sentenza gravata, avvenuto in data successiva alla comunicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza camerale non impedisce la menzionata sanzione, atteso che, da un lato, il detto deposito, a tal fine, deve avvenire entro il termine perentorio di cui al primo comma dell’art. 369 c.p.c. e, dall’altro, non è previsto, al di fuori di ipotesi eccezionali, che nel fascicolo d’ufficio debba inserirsi copia della relata di notifica, trattandosi di attività che non avviene su iniziativa dell’ufficio e che interviene in un momento successivo alla definizione del giudizio.

Cass. civ. n. 17450/2017

In tema di ricorso per cassazione, qualora la notificazione della sentenza impugnata sia stata eseguita con modalità telematiche, per soddisfare l’onere di deposito della copia autentica della relazione di notificazione, il difensore del ricorrente, destinatario della suddetta notifica, deve estrarre copie cartacee del messaggio di posta elettronica certificata pervenutogli e della relazione di notificazione redatta dal mittente ex art. 3-bis, comma 5, della l. n. 53 del 1994, attestare con propria sottoscrizione autografa la conformità agli originali digitali delle copie analogiche formate e depositare nei termini queste ultime presso la cancelleria della Corte.

Cass. civ. n. 10648/2017

In tema di giudizio di cassazione, deve escludersi la possibilità di applicazione della sanzione della improcedibilità, ex art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c., al ricorso contro una sentenza notificata di cui il ricorrente non abbia depositato, unitamente al ricorso, la relata di notifica, ove quest'ultima risulti comunque nella disponibilità del giudice perché prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio.

Cass. civ. n. 7469/2014

Nell'ipotesi in cui il ricorrente per cassazione non alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, la Corte di cassazione deve ritenere che lo stesso ricorrente abbia esercitato il diritto di impugnazione entro il cosiddetto termine lungo di cui all'art. 327 cod. proc. civ., procedendo all'accertamento della sua osservanza. Tuttavia qualora, o per eccezione del controricorrente o per le emergenze del diretto esame delle produzioni delle parti o del fascicolo d'ufficio, emerga che la sentenza impugnata era stata notificata ai fini del decorso del termine d'impugnazione, la S.C., indipendentemente dal riscontro della tempestività o meno del rispetto del termine breve, deve accertare se la parte ricorrente abbia ottemperato all'onere del deposito della copia della sentenza impugnata entro il termine di cui al primo comma dell'art. 369 cod. proc. civ. e, in mancanza, deve dichiarare improcedibile il ricorso, atteso che il riscontro della improcedibilità precede quello della eventuale inammissibilità.

Cass. civ. n. 2721/2014

Il ricorso per cassazione va dichiarato tardivo ove il ricorrente depositi copia autentica della sentenza dalla quale non si evinca la data di pubblicazione e la notificazione del ricorso sia avvenuta in una data che non risulti tempestiva ai fini del rispetto del termine di cui all'art. 327, primo comma, cod. proc. civ. nemmeno se calcolata in relazione al giorno di deliberazione della sentenza. (Nella specie, la S.C., nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha ritenuto che fosse onere del ricorrente controllare l'idoneità della copia autentica rilasciata dalla cancelleria - in sé illeggibile - a dimostrare la tempestività dell'impugnazione).

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Consulenze legali
relative all'articolo 369 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Angelo D.M. chiede
martedì 28/11/2017 - Lazio
“Pregiatissima Redazione giuridica di Brocardi.it,

con ordinanza su mio ricorso, iscritto nel 2014, pronunciata il 4 maggio 2017 (depositata in cancelleria il 14 luglio 2017, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile tale ricorso perché "il ricorrente ha omesso di produrre, entro l'udienza camerale, l'avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso, essendosi limitato a depositare la ricevuta di spedizione attestante l'avvenuto inoltro del ricorso alla (anonima) s.r.l.".
Pertanto non potendosi accertare l'effettiva e valida costituzione del contraddittorio (poiché la controparte non si è costituita in giudizio) per l'insussistenza della conoscibilità legale dell'atto, il ricorso è inammissibile.

Non si sa se controparte non ha rinviato la cartolina di ricevimento al mio legale, o se non avendola mai ricevuta, non è stata notificata da Poste italiane la compiuta giacenza (6 mesi), o il mio legale ha dimenticato di accludere al fascicolo detta cartolina o non si dato da fare per fare comunque pervenire prima dell'udienza camerale un altro avviso di ricevimento.

Sta di fatto che controparte non si è presentata in Cassazione, come non si presentò al ricorso in appello del sottoscritto: secondo me, tutte le ipotesi sono possibili, anche quelle dolose e corruttive, da entrambe le parti.

Ma prescindendo dai motivi di fatto che hanno portato ad una siffatta inadempienza (non accludere la famosa cartolina al fascicolo), è innegabile che io vengo privato di un giudizio e, se ciò non è rimediabile nel nostro ordinamento, desidero che lo sia sulla base della normativa europea: ogni cittadino ha diritto ad un giusto processo (CEDU, art. 6), ed è inammissibile che per un errore materiale di un avvocato il sottoscritto non debba avere giustizia. Sono disposto a ricorrere alla Corte europea di Strasburgo.
Voi cosa ne pensate, e che cosa mi consigliate?”
Consulenza legale i 11/12/2017
Purtroppo la prova dell’avvenuta ricezione del ricorso da parte del resistente determina l’inammissibilità radicale dell’impugnazione (il riferimento normativo è l’art. 369, 2° co., n. 2 c.p.c.).
L’avviso di ricevimento del piego raccomandato con cui è stata effettuata la notifica, o comunque la prova della circostanza in questione, devono essere depositati entro e non oltre l’inizio dell’udienza.

Non è contemplata né consentita la concessione discrezionale in capo alla Corte di un termine ulteriore per il deposito: l’unica eventualità in cui il difensore del ricorrente può chiederlo si ha quando egli offra contemporaneamente la prova documentale di aver tempestivamente richiesto il duplicato che l’amministrazione è tenuta a rilasciare in caso di smarrimento dell’originale da parte dell’ufficio postale.

Sotto il profilo processuale dunque, purtroppo, non si può fare nulla, neppure a livello europeo.
La citata Corte Europea di Strasburgo è un tribunale internazionale con sede, appunto, a Strasburgo, a cui privati cittadini - e non solo - possono ricorrere qualora ritengano che taluni diritti sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) siano stati violati. Pertanto, si noti bene, le violazioni lamentate dall'individuo devono riferirsi esclusivamente a uno o più dei diritti sanciti nella Convenzione.
La Corte, infatti, non è un giudice di appello del giudice interno (italiano, in questo caso), ma si limita a dichiarare se una norma o un sentenza o un provvedimento siano compatibili o meno con i diritti umani di cui è posta a tutela.
Tra questi ultimi, c’è in effetti quello sancito dell’art. 6 della CEDU, correttamente richiamato da chi pone il quesito, il quale garantisce il diritto a che la causa di ogni cittadino sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge.

Tuttavia, nel caso di specie, il processo è stato:
- equo: in tutti i gradi di giudizio, anche nella purtroppo brevissima fase preliminare del giudizio di Cassazione conclusasi con pronuncia di inammissibilità, sono state pedissequamente rispettate dai vari Giudici che si sono succeduti nel tempo le norme che disciplinano il processo civile, norme che sono state applicate nei confronti del ricorrente nello stesso modo in cui sarebbero state applicate nei confronti di un diverso soggetto;
- pubblico;
- concluso entro un termine ragionevole: dal quesito non pare evincersi, sotto questo profilo in particolare, alcuna lamentela in ordine alla durata del giudizio, ma solo in ordine all’avvertita ”ingiustizia” dell’esito di quest'ultimo;
- condotto da un Giudice indipendente ed imparziale, pre-costituito dalla legge.

Nel caso di specie, in buona sostanza, non sussistono i presupposti per lamentare una violazione dei principi del “giusto processo”, soprattutto perché quando accaduto non involge profili di responsabilità del Giudice italiano.
Non è infatti la Corte di Cassazione ad avere errato sotto il profilo processuale o sostanziale: l’unica responsabilità (così almeno parrebbe dal racconto dei fatti) si deve attribuire al professionista, che per un errore dovuto quasi certamente a negligenza ha determinato per il cliente la perdita di una chance processuale.

Tra cliente ed avvocato esiste un rapporto di mandato cui il professionista deve adempiere con diligenza, parametro fissato dall'art. 1176, secondo comma cod. civ., secondo cui “nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”, cioè la diligenza del professionista di preparazione professionale e di attenzione medie (Cass. 14-08-1997 n. 7618; Cass. 6-02- 1998 n. 1286; Cass. 8-08-2000 n. 10431).
Solo nel caso in cui l’attività professionale richieda la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, la responsabilità è attenuata, in ragione della regola di responsabilità prevista nell' art. 2236 cod. civ., secondo cui “se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave”. (Cfr. Cass. 8-08-2000 n. 10431.)
Gli studiosi della materia sostengono che l'inadempimento del professionista non può essere desunto senz' altro ed automaticamente dal mancato raggiungimento del risultato utile avuto di mira dal cliente, ma deve essere valutato alla stregua dei doveri inerenti allo svolgimento dell'attività professionale.

Tutto ciò premesso, nel caso in esame, ad avviso di chi scrive, non si può certo sostenere che l’omissione del deposito dell’avviso di ricevimento della raccomandata costituisca questione “tecnica” di “speciale difficoltà” o questione di natura interpretativa: è sufficiente, infatti, leggere il testo del codice di procedura civile per verificare la necessità del deposito del documento in questione (il che, evidentemente significa, per ogni avvocato, la prova dell’avvenuta notifica, intesa come avvenuta ricezione e non della semplice spedizione del plico).
Il cliente il cui avvocato abbia dunque omesso la formalità in oggetto, determinando così l’inammissibilità dell’impugnazione, avrà (solamente) il diritto di promuovere un giudizio di responsabilità nei confronti del professionista, giudizio in cui dovrà dimostrare la negligenza di quest’ultimo ed il danno consistente nella perdita di una chance processuale (la perdita, cioè, della possibilità che la Corte di Cassazione si pronunci sulla sentenza d’appello sotto il profilo della legittimità, eventualmente riformandola).

William R. chiede
martedì 26/07/2016 - Veneto
“Buon giorno
Processo ante riforma del 1990
ART 369 applicabilità sul controricorso ?

In un processo civile, i fascicoli d’ufficio avuti dalla Corte d’Appello dal Tribunale, vengono resi al Tribunale o vengono trattenuti per il ricorso/controricorso per cassazione ?

Se i documenti del Tribunale non ci fossero nel fascicolo di ufficio della corte di Appello cosa bisogna fare ?

Da un esame sommario risulta che il fascicolo d’ufficio della corte di Appello mancano molti documenti depositati in udienza, come tentare il rifacimento del fascicolo, vi sono delle modalità particolari o basta denunciarne la scomparsa ufficialmente dando la disponibili documentale ?

Vista la richiesta obbligatoria indicata nell’art. 369 comma “””4) gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda (4). (4) Numero così sostituito con d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. L'onere di produzione può essere assolto con la produzione del fascicolo di parte nel quale gli atti, i documenti e i contratti sono contenuti. Quanto agli atti e documenti contenuti nel fascicolo d'ufficio, deve essere depositata la richiesta di trasmissione di detto fascicolo alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata: richiesta che va restituita munita di visto, ai sensi del terzo comma dell'articolo in commento.”””””” in caso di controricorso per cassazione non siano stati depositati i fascicoli di parte, o non siano completi si può invocare il riordino del fascicolo d’ ufficio della corte di Appello integrazione con i documenti del fascicolo di primo grado chiedendo che vengano esaminati dalla corte di Cassazione ?.
Considerando che molti DOCUMENTI sono stati fatti prodotti dal CTU, anche se depositati irritualmente ( progetti ecc ) e sono stati nuovamente depositati anche in Appello in udienza e quindi tali documenti non si possono considerare NUOVI

Il riordino del fascicolo d’ufficio che procedura segue una volta accertata la sua incompletezza ?

Si può eventualmente pretendere che il fascicolo di parte del primo grado venga allegato a quello di Appello ?

La sentenza n. 22726 dep 3 nov 2011, potrebbe risultare utile in una tale situazione ( mancanza del fascicolo di parte – incompletezza ) ?

Deve essere specificatamente invocata tale sentenza ?

Con gratitudine distinti saluti”
Consulenza legale i 07/08/2016
L’esposizione non è del tutto chiara: in ogni caso, è più che evidente che si tratta di tradurre nel concreto il contenuto dell’art. 369 c.p.c. e specialmente del secondo comma, n. 4, dell’articolo in questione. Si cercherà, pertanto, nei limiti del possibile, di trattare con ordine le questioni poste nel quesito.

Anche prima della menzionata riforma del 1990, il testo della norma non differiva molto da quello attuale:
Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte, a pena d'improcedibilità, nel termine di giorni venti dall'ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto.
Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena d'improcedibilità:
1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;
2) copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli precedenti; oppure copia autentica dei provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai numeri 1 e 2 dell'articolo 362;
3) la procura speciale, se questa è conferita con atto separato;
4) gli atti e i documenti sui quali il ricorso si fonda (…)” Il numero 4 è stato sostituito con la formula attuale (ovvero “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda”) dall'art. 7 d.lg. 2 febbraio 2006, n. 40, a far data dal 2 marzo 2006.

Non si è certi di avere ben compreso la prima domanda: se con essa si vuol sapere se l’art. 369 c.p.c. si applica anche nel caso di deposito del controricorso in Cassazione la risposta è negativa, dal momento che la disciplina sul contenuto e su modalità e tempi di deposito del controricorso è contenuta nel successivo articolo 370 c.p.c..

Il fascicolo d’ufficio del primo grado che la Corte d’Appello richiede al Tribunale viene inserito nel fascicolo dell’appello e successivamente quest’ultimo – in caso di procedimento avanti alla Cassazione – viene inserito nel fascicolo d’ufficio della Corte di Cassazione; ciò tuttavia, diversamente da quel che accade in grado di appello, non d’ufficio (ovvero automaticamente) ma attraverso apposita istanza di parte (art. 369 c.p.c., ultimo comma) con la quale si richiede alla Cancelleria del giudice della sentenza impugnata la trasmissione del predetto fascicolo alla Cancelleria della Corte di Cassazione.

Le cause della mancanza di atti e/o documenti nel fascicolo d’ufficio (situazione che si verifica non di rado) possono essere diverse.
Generalmente non si tratta di una mancanza “volontaria” (ovvero, come in effetti può anche accadere, una parte ha ritirato dei documenti dal fascicolo e poi non li ha più reinseriti) ma di problemi interni agli uffici (confusione tra i fascicoli, ecc.).

In entrambi i casi, si può (ed è sufficiente) avanzare al Giudice apposita istanza di ricostituzione del fascicolo (istanza che non abbisogna di particolari formalità): il Giudice assegna un termine alla parte che l’ha richiesta al fine di reintegrare il documento mancante (di cui verrà depositata, semplicemente, un’ulteriore copia).

Sulla questione, tuttavia, la Corte di Cassazione ha manifestato diversi orientamenti:

- un indirizzo pone a carico della parte l'onere di verificare la regolarità del proprio fascicolo in vista della decisione, sicché l'eventuale mancato rinvenimento da parte del giudice di un documento, ritualmente prodotto, non preclude la decisione della causa;

- un altro orientamento sostiene che in caso di mancato rinvenimento al momento della decisione di documento ritualmente prodotto, il giudice è tenuto a disporre d'ufficio la ricerca ed eventualmente ordinare la ricostruzione del documento: “Ove non risulti alcuna annotazione dell'avvenuto ritiro del fascicolo di una parte, il giudice non può rigettare una domanda, o un'eccezione, per mancanza di una prova documentale inserita nel fascicolo di parte, ma deve disporre le opportune ricerche tramite la cancelleria, e, in caso di esito negativo, concedere un termine all'appellante per la ricostruzione del proprio fascicolo, presumendosi che le attività delle parti e dell'ufficio si siano svolte nel rispetto delle norme processuali e, quindi, che il fascicolo, dopo l'avvenuto deposito, non sia mai stato ritirato. Soltanto in caso di insuccesso delle ricerche da parte della cancelleria, ovvero in caso di inottemperanza della parte all'ordine di ricostruire il proprio fascicolo, il giudice potrà pronunciare sul merito della causa in base agli atti a sua disposizione” (Cassazione civile, sez. I, 03 giugno 2014, n. 12369);

- altra tesi (con pronunce anche molto recenti) ritiene necessaria un'indagine caso per caso, volta ad accertare l'imputabilità o meno alla parte della perdita o del mancato inserimento del documento, senza fare ricorso a presunzioni. Se, al momento della decisione della causa risulti la mancanza di taluni atti da un fascicolo di parte, il giudice è tenuto a disporne la ricerca o, eventualmente, la ricostruzione solo se sussistano elementi per ritenere che tale mancanza sia involontaria, ovvero dipenda da smarrimento o sottrazione: “nell'ipotesi di mancato rinvenimento, al momento della decisione della causa, di documenti che la parte invoca, l'obbligo del giudice di disporre la ricerca di essi con i mezzi a sua disposizione ed eventualmente l'attività ricostruttiva del contenuto dei medesimi, è sottoposto a due condizioni. Innanzitutto deve trattarsi di atti e documenti prodotti ritualmente in giudizio. In secondo luogo è necessario che l'omesso inserimento di essi nel fascicolo non debba, o possa, essere attribuito alla condotta volontaria della parte. Inoltre, la riconduzione della asportazione di atti e documenti mancanti alla condotta volontaria della parte che li aveva prodotti può essere fondata su presunzioni riducibili delle concrete modalità dei fatti, anche in relazione alla efficacia probatoria degli atti stessi.(…)” (Cass. Civ., sez. III, 19 febbraio 2016 n. 3262).

Per soddisfare l’onere di produzione di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2°, n. 4, dovrebbe teoricamente essere sufficiente la produzione dei fascicoli di parte dei gradi precedenti, contenenti i documenti e i contratti di cui parla la norma; tuttavia, è stato siglato nel 2015 un protocollo d’intesa tra la Corte di Cassazione e il Consiglio Nazionale Forense sulle regole redazionali dei ricorsi, protocollo nel quale è raccomandato di allegare al ricorso, in un apposito fascicoletto che andrà ad aggiungersi quindi all’allegazione dei fascicoli di parte dei precedenti gradi di giudizio, gli atti ed i documenti di cui al 369, 2° comma n. 4 c.p.c..
Il protocollo si può trovare la seguente indirizzo “http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/2015_ProtocolloIntesa_CSC_CNF.pdf”.
Non è propriamente corretto affermare che si può pretendere l’allegazione del fascicolo di primo grado in appello, dal momento che è la legge che prevede come obbligatorio tale incombente a carico della cancelleria della Corte d’Appello (art. 347 c.p.c.).

La citata sentenza n. 22726 /2011 riguarda, in realtà, lo specifico processo tributario e non quello civile generale, tuttavia essa ribadisce il concetto sopra già esposto secondo il quale esiste una norma del codice di rito (369 c.p.c.) che impone che il fascicolo d’ufficio venga depositato in appello, senza che in merito vi sia alcun onere del ricorrente: “la parte ricorrente non è onerata, a pena di improcedibilità ed ex art. 369, comma 2, n. 4 c.p.c., della produzione del proprio fascicolo e per esso di copia autentica degli atti e documenti ivi contenuti, poiché detto fascicolo è già acquisito a quello d'ufficio di cui abbia domandato la trasmissione alla S.C. ex art. 369, comma 3, c.p.c.” (Cass. N. 22726/2011 citata).

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    Categorie: Cassazione

    Si tratta del terzo volume del “Commentario alle riforme del processo civile”, il quale approfondisce le riforme del processo di cassazione e dell'arbitrato. Suddiviso in due tomi, questo primo tomo si occupa del solo ricorso per cassazione.

    Nella legge n. 80 del 2005, infatti, accanto a rilevanti modifiche al processo di cognizione, al procedimento cautelare e al processo esecutivo, trovava posto la delega al Governo per le riforme del giudizio di cassazione e del... (continua)

  • Commentario alle riforme del processo civile
    [volume 3.2] Arbitrato. Entrata in vigore delle nuove discipline sul giudizio di Cassazione e sull'arbitrato

    Editore: CEDAM
    Data di pubblicazione: ottobre 2009
    Prezzo: 70,00 -5% 66,50 €
    Categorie: Cassazione, Arbitrato

    Si tratta del terzo volume del “Commentario alle riforme del processo civile”, il quale approfondisce le riforme del processo di cassazione e dell'arbitrato. Suddiviso in due tomi, questo secondo tomo si occupa dell'arbitrato e di una importante commento all'entrata in vigore della nuova disciplina riguardante il giudizio di cassazione e l'arbitrato.
    Nella legge n. 80 del 2005, infatti, accanto a rilevanti modifiche al processo di cognizione, al procedimento cautelare e al... (continua)

  • Il giudizio civile di cassazione

    Editore: Giappichelli
    Data di pubblicazione: gennaio 2013
    Prezzo: 73,00 -5% 69,35 €
    Categorie: Cassazione

    Si tratta dell'opera attualmente più completa sul giudizio civile di cassazione. Essa coniuga le esigenze sistematiche con una casistica giurisprudenziale estremamente ricca così da porsi come strumento indispensabile non solo per lo studioso del diritto, ma pure per l'operatore pratico della giustizia. Il testo è aggiornato alle riforme adottate con il d.l. 22 giugno 2012, n. 83 (conv. con modifiche, nella 1. 7 agosto 2012, n. 134) e con la 1. 28 giugno 2012, n. 92.

    (continua)