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Articolo 362 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Altri casi di ricorso

Dispositivo dell'art. 362 Codice di procedura civile

Possono essere impugnate con ricorso per cassazione, nel termine di cui all'articolo 325 secondo comma, le decisioni in grado di appello o in unico grado di un giudice speciale, per motivi attinenti alla giurisdizione del giudice stesso (1).

Possono essere denunciati in ogni tempo con ricorso per cassazione:

  1. 1) i conflitti positivi o negativi di giurisdizione tra giudici speciali, o tra questi e i giudici ordinari (2);
  2. 2) i conflitti negativi di attribuzione tra la pubblica amministrazione e il giudice ordinario (3).

Note

(1) I giudici speciali sono quegli organi giurisdizionali non appartenenti alla giurisdizione ordinaria, come i giudici amministrativi (T.A.R. e Consiglio di Stato), la Corte dei conti, i tribunali militari, etc.
Contro le sentenze di tali giudici potrà essere proposto il ricorso in Cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione, nonché il ricorso straordinario ex art. 111 Cost., settimo comma, per violazione di legge. Tuttavia, solo quest'ultimo ricorso è esperibile contro le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte dei conti.
(2) Il n. 1 del secondo comma contempla l'ipotesi di conflitto reale di giurisdizione, che si ha quando due giudici appartenenti a ordini giurisdizionali differenti contemporaneamente affermano o negano la propria giurisdizione su due cause che presuppongono la soluzione della stessa questione di giurisdizione. Tali conflitti possono essere oggetto di ricorso per cassazione "in ogni tempo": l'espressione significa che si prescinde dal passaggio in giudicato di una delle sentenze in conflitto.
Se il conflitto fosse solo virtuale (cioè, quando i due giudici non si sono ancora pronunciati sulla giurisdizione), esso potrebbe essere affrontato solo con il regolamento preventivo di giurisdizione ex art. 41 del c.p.c..
(3) Al n. 2 del secondo comma è indicato il caso dei conflitti negativi tra il giudice ordinario e la pubblica amministrazione: qui il giudice dovrà dichiarare l'assoluta improcedibilità della domanda proposta dal privato, che abbia ad esempio chiesto al g.o. il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi legittimi da parte della P.A.
Secondo parte della dottrina, si tratta di una norma inutile, poiché tra la ritenuta improcedibilità della domanda per insussistenza del diritto in capo al privato e la negazione di tale diritto da parte della pubblica amministrazione, vi è un palese accordo, e non un conflitto.

Massime relative all'art. 362 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 20413/2015

Non incorre in eccesso di potere giurisdizionale, sotto il duplice profilo del radicale stravolgimento delle norme di rito e del diniego di giustizia, la sentenza del Consiglio di Stato che, in una controversia relativa alla tutela di un determinato bene culturale, abbia dichiarato il difetto di legittimazione attiva di un'associazione ambientalista, atteso che l'interpretazione della corrispondente disciplina svolta al riguardo dal giudice speciale rientra "tout court" nell'orbita dei limiti interni della giurisdizione amministrativa, né essendo consentito invocare, sotto le spoglie del denunciato diniego, una diversa interpretazione del tessuto normativo applicabile, così impingendo nel merito della decisione.

Cass. civ. n. 8568/2015

Il dimezzamento dei termini processuali nelle controversie relative all'affidamento di pubblici lavori, servizi e forniture, previsto dagli artt. 119 e 120 cod. proc. amm., non riguarda il giudizio in cassazione per motivi di giurisdizione sulle sentenze di secondo grado del giudice amministrativo, in quanto tali norme non vi fanno riferimento, né sussiste una ragione di celerità del rito che consenta di derogare ai fondamentali principi di uguaglianza e difesa nel processo di cassazione (fattispecie relativa al termine di deposito del ricorso ex art. 369 cod. proc. civ.).

Cass. civ. n. 4682/2015

In tema di ricorso per cassazione per motivi di giurisdizione, la prospettata violazione da parte del Consiglio di Stato di una norma procedimentale incidente sul rilievo di giurisdizione (nella specie, con affermazione del giudicato interno implicito sulla giurisdizione) non è violazione di una norma meramente processuale, interna ai limiti della giurisdizione, ma violazione che si sostanzia in una decisione sulla giurisdizione, sindacabile dalle Sezioni Unite.

Cass. civ. n. 2403/2014

In materia di impugnazione delle sentenze del Consiglio di Stato, il controllo del rispetto del limite esterno della giurisdizione - che l'art. 111, ultimo comma, Cost. affida alla Corte di cassazione - non include anche una funzione di verifica finale della conformità di quelle decisioni al diritto dell'Unione europea, neppure sotto il profilo dell'osservanza dell'obbligo di rinvio pregiudiziale ex art. 267, terzo comma, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dovendosi tener conto, da un lato, che nel plesso della giurisdizione amministrativa spetta al Consiglio di Stato - quale giudice di ultima istanza - garantire, nello specifico ordinamento di settore, la conformità del diritto interno a quello dell'Unione, se del caso avvalendosi dello strumento del rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, mentre, per contro, l'ordinamento nazionale contempla - per reagire ad una lesione del principio di effettività della tutela, conseguente ad una decisione del giudice amministrativo assunta in pregiudizio di situazioni giuridiche soggettive protette dal diritto dell'Unione - altri strumenti di tutela, attivabili a fronte di una violazione del diritto comunitario che sia grave e manifesta.

Cass. civ. n. 17660/2013

Il sindacato delle Sezioni Unite della Corte di cassazione sulle decisioni della Corte dei conti in sede giurisdizionale non investe un eventuale "error in iudicando", essendo circoscritto al controllo dell'eventuale violazione dei limiti esterni della giurisdizione del giudice contabile, ovvero all'esistenza dei vizi che attengono all'essenza della funzione giurisdizionale, senza estendersi al modo del suo esercizio. (Fattispecie relativa ad omesso rilievo della prescrizione dell'azione erariale).

Cass. civ. n. 150/2013

È ammissibile il ricorso per conflitto negativo di giurisdizione nell'ipotesi in cui il giudice ordinario ed il giudice amministrativo abbiano entrambi negato con sentenza la propria giurisdizione sulla medesima controversia, pur senza sollevare essi stessi d'ufficio il conflitto, essendosi in presenza non di un conflitto virtuale di giurisdizione (risolvibile con istanza di regolamento preventivo, ex art. 41 c.p.c.), ma di un conflitto reale negativo di giurisdizione, denunciabile alle sezioni unite della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 362, comma secondo, n. 1, c.p.c., in ogni tempo e, quindi, indipendentemente dalla circostanza che una delle due pronunce in contrasto sia passata in giudicato. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto sussistente il denunciato conflitto, malgrado la parziale diversità del "petitum" formale delle cause esaminate, ravvisando in queste ultime la medesima "causa petendi" e giudicando tra loro incompatibili la statuizione del tribunale amministrativo, che aveva affermato la configurabilità, almeno in astratto, del diritto soggettivo di una società concessionaria per la diffusione televisiva locale ad ottenere i benefici contemplati dall'art. 23, terzo comma, della legge 6 agosto 1990, n. 223, e quella della corte di appello che aveva, invece, qualificato la posizione della medesima concessionaria in termini di interesse legittimo).

Cass. civ. n. 10139/2012

La disciplina dettata dall'art. 59 della legge 18 giugno 2009, n. 69 non è in grado di coprire l'intero arco delle situazioni processuali provocate da una dichiarazione di difetto di giurisdizione, e, dunque, non ha prodotto l'abrogazione implicita dell'art. 362, secondo comma, n. 1, c.p.c., non potendo a ciò sopperire se non il ricorso per conflitto negativo, il quale si presta a far fronte anche ai casi in cui il secondo giudice, che declini la propria giurisdizione, manchi di sollevare d'ufficio la questione davanti alle sezioni unite della Corte di cassazione, così come previsto dall'art. 59, terzo comma, della legge 18 giugno 2009, n. 69. Ne consegue che è ammissibile il ricorso per conflitto negativo nell'ipotesi in cui il giudice ordinario ed il giudice amministrativo abbiano entrambi negato con sentenza la propria giurisdizione sulla medesima controversia, essendosi in presenza non di un conflitto virtuale di giurisdizione (risolvibile con istanza di regolamento preventivo, ex art. 41 c.p.c.), quanto, piuttosto, di un conflitto reale negativo di giurisdizione, denunciabile alle sezioni unite della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 362, comma secondo, n. 1, c.p.c. - con atto soggetto agli stessi requisiti formali del ricorso per cassazione - in "ogni tempo" e, quindi, indipendentemente dalla circostanza che una delle due pronunzie in contrasto sia passata in giudicato, atteso che il passaggio in giudicato della sentenza sulla giurisdizione serve agli effetti di cui al secondo comma dell'art. 59 della legge 18 giugno 2009, n. 69, ma non condiziona il potere del giudice, dichiarato competente, di sollevare d'ufficio la questione davanti alle medesime sezioni unite della Corte di cassazione.

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Testi per approfondire questo articolo

  • La «consumazione» del potere d'impugnazione

    Collana: Biblioteca di diritto processuale
    Pagine: 336
    Data di pubblicazione: novembre 2011
    Prezzo: 33 €
    Categorie: Appello, Cassazione

    Il cd. principio di consumazione dell'impugnazione non ha mai costituito oggetto di un lavoro monografico, nonostante il suo notevole impatto pratico. Sul piano positivo, la consumazione consegue esclusivamente alla dichiarazione d'inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Nella dominante interpretazione, tuttavia, essa ha conosciuto una diffusione che va ben oltre la formulazione letterale delle norme che la prevedono, assurgendo, per l'appunto, a vero e proprio... (continua)