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Articolo 130 Codice del consumo

(D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Diritti del consumatore

Dispositivo dell'art. 130 Codice del consumo

1. Il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene.

2. In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, a norma dei commi 3, 4, 5 e 6, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto, conformemente ai commi 7, 8 e 9.

3. Il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all'altro.

4. Ai fini di cui al comma 3 è da considerare eccessivamente oneroso uno dei due rimedi se impone al venditore spese irragionevoli in confronto all'altro, tenendo conto:

  1. a) del valore che il bene avrebbe se non vi fosse difetto di conformità;
  2. b) dell'entità del difetto di conformità;
  3. c) dell'eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli inconvenienti per il consumatore.

5. Le riparazioni o le sostituzioni devono essere effettuate entro un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore, tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene.

6. Le spese di cui ai commi 2 e 3 si riferiscono ai costi indispensabili per rendere conformi i beni, in particolare modo con riferimento alle spese effettuate per la spedizione, per la mano d'opera e per i materiali.

7. Il consumatore può richiedere, a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti situazioni:

  1. a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose;
  2. b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il termine congruo di cui al comma 5;
  3. c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.

8. Nel determinare l'importo della riduzione o la somma da restituire si tiene conto dell'uso del bene.

9. Dopo la denuncia del difetto di conformità, il venditore può offrire al consumatore qualsiasi altro rimedio disponibile, con i seguenti effetti:

  1. a) qualora il consumatore abbia già richiesto uno specifico rimedio, il venditore resta obbligato ad attuarlo, con le necessarie conseguenze in ordine alla decorrenza del termine congruo di cui al comma 5, salvo accettazione da parte del consumatore del rimedio alternativo proposto;
  2. b) qualora il consumatore non abbia già richiesto uno specifico rimedio, il consumatore deve accettare la proposta o respingerla scegliendo un altro rimedio ai sensi del presente articolo.

10. Un difetto di conformità di lieve entità per il quale non è stato possibile o è eccessivamente oneroso esperire i rimedi della riparazione o della sostituzione, non dà diritto alla risoluzione del contratto.

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Consulenze legali
relative all'articolo 130 Codice del consumo

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Angelo M. chiede
venerdì 29/05/2020 - Lombardia
“In data 23.04.2019 ho acquistato presso una concessionaria l’autovettura Jeep Compass per l’importo di € 29.500,00.

L’autovettura é stata immatricolata il 01.07.2019 e consegnatami l’08.07.2019.

In data 19.12.2019 ho improvvisamente perso il controllo dell’autovettura con duplice ribaltamento dell’auto e senza il coinvolgimento di ulteriori veicoli.

La dinamica del sinistro, l’esame e le anomalie riscontrate sul veicolo in questione sono state oggetto di perizia redatta il 16.03.2020 da perito di parte presso concessionaria ufficiale della casa madre.

La perizia ha stabilito che la perdita di controllo dell’autovettura, la fuoriuscita di strada ed il ribaltamento sono stati causati da un’anomala deformazione del tirante destro di sterzo e dal distacco del semiasse destro dal relativo differenziale, esteriorizzazione di un assemblaggio imperfetto.

Pertanto in data 06.05.2020, nel termine di 60 giorni decorrenti dalla scoperta del difetto ed a pena di decadenza, con contestuale costituzione in mora del venditore, ho denunciato a mezzo p.e.c. alla società venditrice il difetto di conformità.

Più in particolare la società è stata resa edotta che:
l’autovettura, secondo quanto accertato con la perizia non è conforme al contratto ai sensi dell’art. 128 e ss. del D.Lgs. n. 206/2005, in quanto “ab origine” inidonea all’uso abituale cui è destinata e/o non corrisponde alla descrizione fatta, in applicazione di quanto previsto dall‘art. 130 del D.Lgs. 206/2005, giacché la riparazione risulta impossibile e/o eccessivamente onerosa in quanto antieconomica, richiedo l’integrale restituzione del prezzo d’acquisto (rectius: risoluzione del contratto), pari ad € 29.500,00.

In data 11.05.2020, all’indirizzo di p.e.c. dello scrivente, è pervenuta lettera di diffida del legale della concessionaria.

In data 11.05.2020, contestando integralmente il contenuto della predetta lettera di diffida, ho rappresentato al suddetto legale, in virtù dell’incarico conferito dalla venditrice, nonché notiziando per conoscenza la stessa, che:

- il difetto di conformità si presume, salvo prova contraria, esistente alla data dell’08.07.2019 ossia alla data della consegna dell’autoveicolo in quanto manifestatosi il 19.12.2019, data del sinistro stradale, quindi nel termine di 6 mesi dalla consegna dell’autovettura, ex art. 132 c. 3 D. Lgs. 206/2005;

- con la denuncia del difetto di conformità datata 06.05.2020 è stato richiesto uno specifico rimedio ai sensi dell’art. 130 c. 7 lett. a) del Codice del Consumo ossia tenuto conto che l’autovettura, secondo quanto accertato con la perizia non è conforme al contratto ai sensi dell’art. 128 e ss. del D.Lgs. n. 206/2005, in quanto “ab origine” inidonea all’uso abituale cui è destinata e/o non corrisponde alla descrizione fatta, in applicazione di quanto previsto dall‘art. 130 del D.Lgs. 206/2005, giacché la riparazione risulta impossibile e/o eccessivamente onerosa in quanto antieconomica, è stata richiesta l’integrale restituzione del prezzo d’acquisto (rectius: risoluzione del contratto), pari ad € 29.500,00;

- il rimedio richiesto, ex art. 130 c. 9 lett. a) del D.Lgs. 206/2005, obbliga la società venditrice ad attuarlo specificamente;

- la società è invitata, entro il termine di 15 gg., a fornire:

• la prova contraria relativamente all’asserita inesistenza del difetto di conformità denunciato;
• la “Scheda tecnica di stato d’uso del veicolo” parte integrale e sostanziale delle condizioni di vendita che il cliente
sottoscrive per presa visione, conoscenza olltreché accettazione e dalla quale sarebbero emersi i limiti di
prestazione, i vizi ed i difetti funzionali derivanti dal tempo e dalle modalità del suo pregresso utilizzo, dal normale
uso che ne è stato fatto nonché dal chilometraggio del medesimo autoveicolo dalla data di prima immatricolazione
ossia il 06.11.2017, autovettura già targata FCA 2845 Germania, per come analiticamente e precisamente indicati e
descritti nell’anzidetta scheda.

Si evidenzia che alla data odierna sono spirati inutilmente i termini suddetti, entro i quali la società concessionaria avrebbe dovuto:
- attuare lo specifico rimedio richiesto e consistente nella restituzione integrale del prezzo d’acquisto dell’autoveicolo;
- fornire la prova contraria e la scheda tecnica di stato d’uso del veicolo sopra menzionate.

Vi chiedo, pertanto, in che modo, oltre alla citazione in giudizio, è possibile agire nei confronti della società concessionaria venditrice affinché ottemperi a quanto richiesto.

Si ringrazia per l’attenzione accordata e si porgono distinti saluti.”
Consulenza legale i 07/06/2020
Le norme citate nel quesito, contenute nel Titolo III della Parte IV del Codice del Consumo (artt. 128-135), si ritengono correttamente inerenti e pienamente applicabili nel caso di specie.
Tali norme ricalcano sostanzialmente quelle dettate dal codice civile in materia di compravendita e di vizi della cosa venduta.
In particolare, dispone l’art. 1476 del c.c. che una delle obbligazioni principali del venditore è quella di garantire il compratore dai vizi della cosa venduta, garanzia di cui lo stesso codice civile si occupa specificatamente agli artt. 1490 e ss.

Dalla lettura di queste ultime norme se ne ricava che, fatto salvo il caso in cui il compratore sia a conoscenza del vizio della cosa venduta ovvero il caso in cui i vizi fossero facilmente riconoscibili da parte dello stesso (ipotesi in cui la garanzia va esclusa ex art. 1491 del c.c.), il compratore ha facoltà di domandare, alternativamente, la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo (così art. 1492 del c.c.), e la scelta di uno dei due rimedi diventerà definitiva soltanto al momento della proposizione della relativa domanda giudiziale.

Gli effetti della risoluzione sono espressamente indicati all’art. 1493 del c.c.., e si fanno consistere nell’obbligo per il venditore di rimborsare il prezzo di acquisto sostenuto dal compratore, unitamente alle spese ed ai pagamenti legittimamente fatti per la vendita, nonchè nel correlativo obbligo per il compratore di restituire la cosa, salvo il suo perimento in conseguenza del vizio.

Dei termini e delle condizioni per l’esercizio dell’azione si occupa, invece, il successivo art. 1495 del c.c., il quale, tuttavia, detta una disciplina di carattere generale, tant’è che la medesima norma fa salvo quanto diversamente stabilito dalla legge (e più precisamente, per quel che ci riguarda, dal codice del consumo, specificatamente applicabile al caso di specie).

E’ proprio a quest’ultima fonte normativa, e più precisamente alle disposizioni di cui agli artt. 128-135 del codice, che occorre riferirsi per l’individuazione dei termini e delle condizioni relativi alla garanzia per vizi della cosa venduta, rientrando la vendita di auto usata nel campo di applicazione di tale normativa, quale delineato dall’art. 128 del codice consumo (si fa riferimento ad auto usata in quanto nel quesito si precisa che la prima immatricolazione dell’auto era avvenuta in Germania e che successivamente, in Italia, l’auto è stata reimmatricolata).

A differenza di quanto previsto per l’acquisto di auto nuova, la garanzia per l’acquisto di auto usata dura generalmente un anno dal momento della consegna del mezzo e copre qualsiasi tipo di difetto presenti l’auto, purché non si tratti di difetto facilmente riconoscibile con l’ordinaria diligenza già al momento dell’acquisto (come, del resto, dispone anche l’art. 1491 c.c.).
Per far operare la garanzia sull’auto usata l’acquirente è tenuto a “denunciare” al venditore il difetto di funzionamento entro un tempo massimo di 60 giorni da quando se ne è accorto, ciò che dovrà farsi mediante lettera da inviare alla sede legale del venditore, in cui lo stesso acquirente dovrà specificare il difetto e chiedere l’intervento del venditore (il mezzo di comunicazione da usare dovrà essere quello della raccomandata a.r. o della PEC).

Acquista particolare rilevanza ai fini probatori il momento in cui si manifesta il difetto, in quanto se esso si presenta nei primi 6 mesi dalla data di vendita si presume che tale difetto esistesse già al momento dell’acquisto e, pertanto, spetta al venditore dare la prova che il difetto denunciato dall’acquirente deriva dalla normale usura o da un cattivo uso del mezzo fatto dall’acquirente stesso, mentre quest’ultimo non dovrà dimostrare alcunché (in particolare il venditore, per dimostrare di essere esente da responsabilità, dovrà provare che sussiste una delle condizioni di esclusione di responsabilità previste dall’art. 5.2 del contratto sottoscritto).
Al contrario, se il difetto dovesse presentarsi dopo 6 mesi dall’acquisto, grava sull’acquirente la prova che il mezzo sia stato venduto in condizioni di non conformità.

Nel caso di specie l’evento che ha consentito la manifestazione del difetto dell’auto, consegnata in data 08.07.2019, si è verificato in data 19.12.2019, dunque prima del decorso dei sei mesi, con la conseguenza che sul consumatore, in un eventuale giudizio, non graverà alcun onere probatorio.
Sembra palese che nessuna rilevanza in detta sequenza temporale possa assumere la circostanza che soltanto in data 16.03.2020 sia stata accertata, a seguito di perizia, la sussistenza di quel difetto, in quanto è pur sempre alla data in cui si è verificato il danno che occorre fare riferimento per il decorso di quel termine di sei mesi di cui all’art. 132 del codice consumo, oltre che per il decorso del termine di 60 giorni per la denuncia (termine anche questo rispettato).

Una volta adempiute correttamente e puntualmente tutte le formalità preliminari per far valere la garanzia legale contro il venditore, e soprattutto avendo espressamente indicato di quale rimedio ci si intende avvalere (risoluzione del contratto con restituzione integrale del corrispettivo versato), non sembra che vi sia altro da aspettare per agire contro la concessionaria venditrice, considerato che con la lettera di diffida dell’11 maggio 2020 quest’ultima sembra aver già preso una chiara posizione, nel senso di non aver alcuna intenzione di soddisfare bonariamente le richieste del compratore e non avendo neppure pensato alla soluzione di proporre all’acquirente un rimedio alternativo (quale potrebbe essere, ad esempio, la sostituzione del bene).

Si ritiene opportuno a questo punto evidenziare che, il fatto che il codice del consumo abbia previsto una graduazione dei rimedi esperibili dal compratore, comporta che il rimedio più grave della risoluzione del contratto si potrà considerare legittimamente esercitato solo quando i rimedi base risultino impossibili o non soddisfacenti.
Inoltre, non bisogna dimenticare che l’azione civile volta ad imporre al concessionario di adempiere ai suoi obblighi deve essere iniziata entro il termine di un anno che decorre dalla consegna del bene, consegna qui avvenuta in data 08.07.2019 e, dunque, manca davvero poco per per poter pensare ad altri rimedi.

Nel quesito, infatti, viene in buona sostanza chiesto com’è possibile agire nei confronti della concessionaria venditrice affinchè ottemperi a quanto richiesto ed evitando il giudizio.
Ora, a prescindere dal fatto che la parte venditrice non sembra avere la benchè minima intenzione di ottemperare, obiettivamente non vi è più tempo per pensare al atri rimedi, in quanto si corre il rischio di vedersi preclusa anche la possibilità di far valere in giudizio i propri diritti.
Ad ogni modo, in fase precontenziosa, gli unici rimedi a cui si può pensare di ricorrere, anche contestualmente, sono quello di:
  1. rivolgersi all’Unione Nazionale dei consumatori A questo link si trova il form di segnalazione per inoltrare un reclamo: https://www.consumatori.it/reclama/prodotti-difettosi/
  2. rivolgersi all’Autorità garante della Concorrenza e del mercato, a cui denunciare il comportamento scorretto del venditore per aver costretto il consumatore ad intraprendere una azione giudiziaria al fine di far valere un diritto palesemente accertato con perizia redatta da perito di parte e presso la concessionaria ufficiale della casa madre. A questo link si trova il form di segnalazione:
https://www.agcm.it/competenze/tutela-del-consumatore/come-segnalare

E’ tuttavia opportuno che i rimedi sopra suggeriti siano adottati contestualmente all’avvio dell’azione giudiziaria, e ciò perché, come prima accennato, rimane pochissimo tempo per lo spirare del termine annuale di prescrizione dell’azione; del resto, il solo effetto a cui potrebbe condurre l’esperimento di tali rimedi è quello di indurre la concessionaria a soddisfare anche transattivamente le richieste del consumatore, al fine di non subire ulteriori conseguenze negative (quale il discredito commerciale) nel futuro svolgimento della propria attività professionale.

Per concludere, si ritiene che sia da escludere la possibilità di far valere la garanzia della casa produttrice (unica altra possibilità alternativa), in quanto nei confronti di questa l'art. 131 del codice consumo consente soltanto l’esercizio di una azione di regresso da parte del venditore, a cui il consumatore finale deve in ogni caso rivolgersi.
La norma prevede, infatti, il diritto del rivenditore, di rivolgersi a ritroso alla catena distributiva per chiedere il rimborso di quanto ha dovuto prestare al cliente finale in base alla garanzia.
Fanno eccezioni le sole ipotesi, abbastanza rare nella pratica, in cui la c.d. garanzia di produzione abbia formato oggetto di apposita pattuizione tra le parti (in aggiunta alla garanzia legale), nel qual caso essa diventerà vincolante per la casa costruttrice della vettura (quindi del produttore), ma limitatamente ai soli difetti di costruzione.


Salvatore G. chiede
mercoledì 25/10/2017 - Veneto
“Poichè abitiamo in una casa isolata, al fine di registrare e/o scoraggiare possibili intrusioni,abbiamo acquistato un impianto di videosorveglianza da una ditta specializzata.
Dopo poche ore di funzionamento il circuito elettronico(hard disk?) installato in casa, è diventato intollerabilmente rumoroso.
Abbiamo chiesto quindi la riparazione o sostituzione dell'apparato difettoso.
Per tutta risposta, la ditta si è appropriata "da remoto" nel nostro sistema, introducendo un guasto che ne impedisce il funzionamento.
Non è solo un sospetto che possano entrare a controllare l’interno e l’esterno della nostra abitazione.
Hanno quindi affidato ad una società di recupero crediti la richiesta del saldo della fattura, con la falsa affermazione che : - ...abbiamo sempre dichiarato che il rumore non ci dava alcun fastidio….-
Aggiungono poi , che se paghiamo l’impianto( difettoso), ci ripristinano il video(forse).

Sopratutto siamo rimasti esterrefatti nello scoprire che l'installatore dell'impianto può entrare nei nostri fatti privati(3 telecamere sono dirette in giardino, una copre l’interno di casa nostra) senza esserne preventivamente autorizzato, con la possibilità di decidere cosa, come e quando noi possiamo usufruire dell'impianto di sorveglianza.
Autorizzazione che avremmo categoricamente rifiutato.

Chiediamo cortesemente di sapere come dobbiamo agire per contestare l’intera fornitura, ed essere risarciti del danno già
procuratoci, e procedere quindi all’installazione di un impianto sostitutivo che non sia accessibile( se non con la frode, come nel nostro caso) da terze parti.(precedente consulenza Q201719509)
Consulenza legale i 06/11/2017
In primo luogo, è opportuno rispondere quanto prima alla società di recupero del credito incaricata dal venditore dell’impianto.

Andrà ripercorsa la vicenda, facendo presente che l’impianto era talmente rumoroso da non riuscire a svolgere nemmeno le consuete e normali attività quotidiane; che la rumorosità è stata tempestivamente contestata e che la risposta è stata quella di attribuirne la responsabilità alla ventola, con invito a disattivarla; che tale soluzione non ha eliminato il rumore ed anzi ha reso concreto il rischio dell’insorgere di altre problematiche (come il surriscaldamento dell’apparecchiatura); che è stata quindi richiesta la riparazione o la sostituzione del bene, in conformità al Codice del Consumo; che, a seguito della richiesta, il solo intervento eseguito dal venditore ha comportato un guasto che impedisce al sistema di funzionare. Il tutto corredando la comunicazione degli opportuni riferimenti temporali (date).

La risposta – da inviare tramite raccomandata sia alla società di recupero crediti che all’indirizzo diretto del venditore – deve contenere l’intimazione alla sostituzione immediata (a nostro avviso preferibile alla riparazione) del bene senza costi aggiuntivi, a norma del Codice del Consumo.

Quanto alla richiesta di danno, è importante capire che quest’ultimo va provato: per cui sta bene aggiungere alla richiesta di sostituzione del bene la richiesta di ristoro dei danni, ma questi ultimi andranno quantificati e provati.

Il Codice del Consumo (art. 130 D.Lgs n. 206/2005) prevede che il consumatore, una volta richiesta la riparazione o la sostituzione del bene difettoso, ottenga il rimedio desiderato entro un termine “congruo”.
Se il venditore non provvede, dunque, in tal senso, il consumatore può richiedere “a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti situazioni:
a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose;
b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il termine congruo di cui al comma 5;
c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.”

Nel caso di specie, se il venditore non intendesse sostituire il bene ed insistesse nella richiesta di pagamento, oppure se fosse passato del tempo dalla prima richiesta di sostituzione, sarà possibile, ad avviso di chi scrive, far valere direttamente la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo pagato.
Infatti, la riduzione del prezzo avrebbe senso se il bene fosse comunque utilizzabile, nonostante il disagio occorso al consumatore e nonostante la temporanea impossibilità di utilizzo; tuttavia, nel caso in esame, l’impianto non funziona più: pertanto, o viene riparato, oppure sarà legittimo chiedere indietro il prezzo versato risolvendo il contratto.
Ciò anche in considerazione del fatto che è passato del tempo dalla prima segnalazione del difetto di funzionamento e le risposte ottenute non sono state fornite entro un termine congruo e/o comunque si sono rivelate non risolutive.

Si potranno presentare a quel punto diverse eventualità:
a) il venditore non sente ragioni e procede con la richiesta di pagamento, rivolgendosi al Giudice ed ottenendo un decreto ingiuntivo: a quel punto, bisognerà, a mezzo di un legale, presentare opposizione, aprendo un giudizio vero e proprio nel quale eccepire le proprie ragioni;
b) il venditore non procede con il recupero coattivo del prezzo, ma a quel punto spetterà al consumatore agire se vuole ottenere un impianto funzionante oppure la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo ed eventuale risarcimento dei danni. Sarà quindi necessario rivolgersi al Giudice.

Si fa presente, a tale ultimo proposito, che ogni richiesta di danno per importi inferiori ad € 50.000,00 richiede obbligatoriamente – come condizione di procedibilità dell’eventuale giudizio davanti all’Autorità Giudiziaria – il previo esperimento del procedimento di negoziazione assistita, ovvero una procedura di natura conciliativa, di breve durata (circa tre mesi), attraverso la quale le parti, con l’assistenza dei rispettivi avvocati, cercano di “cooperare” (così dice la norma) al fine di risolvere bonariamente la controversia.