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Articolo 33 Codice del consumo

(D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206)

Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore

Dispositivo dell'art. 33 Codice del consumo

1. Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

2. Si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto, o per effetto, di:

  1. a) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un'omissione del professionista;
  2. b) escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un'altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
  3. c) escludere o limitare l'opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest'ultimo;
  4. d) prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre l'esecuzione della prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;
  5. e) consentire al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;
  6. f) imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d'importo manifestamente eccessivo;
  7. g) riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
  8. h) consentire al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa;
  9. i) stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione;
  10. l) prevedere l'estensione dell'adesione del consumatore a clausole che non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto;
  11. m) consentire al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso;
  12. n) stabilire che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione;
  13. o) consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o del servizio senza che il consumatore possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente convenuto;
  14. p) riservare al professionista il potere di accertare la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o conferirgli il diritto esclusivo d'interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
  15. q) limitare la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinare l'adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
  16. r) limitare o escludere l'opponibilità dell'eccezione d'inadempimento da parte del consumatore;
  17. s) consentire al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest'ultimo;
  18. t) sancire a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell'autorità giudiziaria, limitazioni all'adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell'onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;
  19. u) stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore;
  20. v) prevedere l'alienazione di un diritto o l'assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un'obbligazione immediatamente efficace del consumatore. È fatto salvo il disposto dell'articolo 1355 del codice civile;
  21. v-bis) imporre al consumatore che voglia accedere ad una procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie prevista dal titolo II-bis della parte V, di rivolgersi esclusivamente ad un'unica tipologia di organismi ADR o ad un unico organismo ADR;
  22. v-ter) rendere eccessivamente difficile per il consumatore l'esperimento della procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie prevista dal titolo II-bis della parte V.

3. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari a tempo indeterminato il professionista può, in deroga alle lettere h) e m) del comma 2:

  1. a) recedere, qualora vi sia un giustificato motivo, senza preavviso, dandone immediata comunicazione al consumatore;
  2. b) modificare, qualora sussista un giustificato motivo, le condizioni del contratto, preavvisando entro un congruo termine il consumatore, che ha diritto di recedere dal contratto.

4. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari il professionista può modificare, senza preavviso, sempreché vi sia un giustificato motivo in deroga alle lettere n) e o) del comma 2, il tasso di interesse o l'importo di qualunque altro onere relativo alla prestazione finanziaria originariamente convenuti, dandone immediata comunicazione al consumatore che ha diritto di recedere dal contratto.

5. Le lettere h), m), n) e o) del comma 2 non si applicano ai contratti aventi ad oggetto valori mobiliari, strumenti finanziari ed altri prodotti o servizi il cui prezzo è collegato alle fluttuazioni di un corso e di un indice di borsa o di un tasso di mercato finanziario non controllato dal professionista, nonché la compravendita di valuta estera, di assegni di viaggio o di vaglia postali internazionali emessi in valuta estera.

6. Le lettere n) e o) del comma 2 non si applicano alle clausole di indicizzazione dei prezzi, ove consentite dalla legge, a condizione che le modalità di variazione siano espressamente descritte.

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Consulenze legali
relative all'articolo 33 Codice del consumo

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Marco B. chiede
mercoledý 22/05/2019 - Lombardia
“Buongiorno,

con la mia compagna abbiamo iscritto nostra figlia presso un asilo nido privato in data 11 aprile 2019. L'iscrizione è stata fatta per il periodo compreso da settembre 2019 a luglio 2020. Per questioni personali sovraggiunte in modo del tutto imprevisto (la madre della mia compagna è malata, è vedova e necessita della vicinanza della figlia) ci vediamo costretti a trasferirci dall'attuale comune Omissis al comune di Omissis. Abbiamo infatti iniziato a cercare casa su quel territorio per trasferire la nostra residenza e domicilio il prima possibile.

Ho contattato l'asilo chiedendo la possibilità, a fronte dell'ampio preavviso e del fatto che tale decisione dipende da fattori esterni alla nostra volontà, di poter recedere dal contratto. Tale contratto presenta infatti una clausola che prevede che " i genitori del bambino, entrambi e in solido tra loro, che dovrà frequentare il nido si impegnano, sottoscrivendo il presente contratto, a far frequentare il nido per l'intero anno scolastico, ossia da settembre a luglio/agosto secondo il regolamento stabilito dalla struttura impegnandosi, comunque in caso di ritiro del bambino, all'inderogabile pagamento di tutte le undici rette mensili previste contrattualmente o, in caso di iscrizione in corso d'anno, al pagamento delle rette dal momento dell'iscrizione fino a luglio/agosto....(qui indica solo ed esclusivamente 2 mesi di penale per gravi motivi di salute del bambino certificati) ... in caso di ritiro per altri motivi dipendenti dalla volontà dei genitori, incluso il passaggio in altre strutture pubbliche o private, sarà dovuta la corresponsione di tutte le rate mensili dalla data del ritiro sino al mese di luglio, salvo diversa insindacabile valutazione da parte della direzione". Mi è stato risposto dalla direttrice della struttura che tale contratto è vincolante, che potrebbero eventualmente liberarci se dovessero arrivare altre iscrizioni (attualmente 4 posti liberi), ma solo ed esclusivamente mandando una raccomandata con spiegazione della situazione e allegati certificati sullo stato di salute della signora, che avrebbero poi inoltrato al loro studio legale per avere un parere.

Vi aggiungo alcuni dati e considerazioni:

- abbiamo versato acconto di euro 180 + 2 euro di marca da bollo in data 14/4, sollecitata via mail la produzione della ricevuta e richiesta conferma dell'iscrizione in data 26/4, risposto nella stessa data che stanno in questi giorni producendo la fattura. Ad oggi ancora nulla;
- abbiamo dato un preavviso di oltre 3 mesi dalla data di inizio della prestazione;
- all'atto dell'iscrizione ci hanno detto che con l'iscrizione di nostra figlia avrebbero terminato i posti disponibili per i lattanti;
- sempre in fase di iscrizione la direttrice ci ha dichiarato di essere accreditati per 32 bambini, ma per garantire una qualità alta del servizio non prendono più di 28 bambini (numero raggiunto ad oggi);
- la richiesta di fornire dati sanitari su una persona non presente all'interno del contratto non mi sembra del tutto lecita;
- la bambina ad oggi non ha usufruito di nemmeno un minuto del servizio che ci viene chiesto di pagare per un anno;
- informandomi online ho trovato che tali clausole " per essere valida, necessita:
della specifica approvazione per iscritto della detta clausola. (e abbiamo firmato)
dell’avvenuta trattativa e raggiungimento di accordo sulla medesima. (cosa che non c'è stata e non è nemmeno riportata sul contratto)"

Vorrei chiedervi a questo punto come procedere, premesso che non desidereremmo pagare nulla oltre all'acconto versato.

Resto a disposizione per ulteriori informazioni o chiarimenti”
Consulenza legale i 31/05/2019
Nel caso in esame siamo in presenza di un contratto concluso mediante sottoscrizione di condizioni generali di contratto predisposte unilateralmente da uno dei contraenti. Si tratta però anche di un negozio inquadrabile nei “contratti del consumatore”, laddove per “consumatore” si intende la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta (art. 3 del Codice del Consumo); pertanto, come disposto dall’art. 1469 bis del c.c., la disciplina contenuta nel codice civile andrà integrata con quella prevista dal D. Lgs. n. 206/2005, il c.d. “Codice del Consumo”.
Il problema concreto da risolvere è quello della validità ed efficacia della clausola, contenuta nel contratto in questione, che impone ai genitori, anche nel caso in cui decidano di “ritirare” il proprio figlio dal nido privato, di pagare comunque tutte le rette mensili fino al termine dell’anno scolastico.

Innanzitutto, occorre stabilire se tale clausola abbia o meno carattere vessatorio.
Ai sensi dell’art. 33 del Codice del Consumo, “nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.
Il secondo comma della norma elenca una serie di clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria; tra queste vi sono, tra le altre, quelle che hanno per oggetto, o per effetto, di: “d) prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre l'esecuzione della prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà; e) consentire al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;”, ed ancora “f) imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d'importo manifestamente eccessivo; g) riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto”.
Quanto all’accertamento del carattere vessatorio delle clausole, l’art. 34 del Codice del Consumo stabilisce che non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale. Se il contratto è stato concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, incombe sul professionista l'onere di provare che le clausole, o gli elementi di clausola, malgrado siano dal medesimo unilateralmente predisposti, siano stati oggetto di specifica trattativa con il consumatore.

In realtà la questione del pagamento delle rette di una scuola privata, e in particolar modo della validità della clausola che obbliga al pagamento dell’intera retta per tutta la durata dell’anno scolastico anche in caso di ritiro dell’alunno, è stata affrontata più volte dalla giurisprudenza.
In particolare, la recente Cass. Civ., Sez. III, 10910/2017, nel pronunciarsi su una fattispecie del tutto analoga a quella oggetto del presente quesito, ha affermato che una simile clausola rientra tra quelle previste dall'articolo 33, lettera g, del Codice del Consumo, il quale prevede che si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto o per effetto di riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché di consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto. Secondo la Cassazione, pertanto, ha “natura presuntivamente vessatoria la clausola contrattuale che sanzioni indiscriminatamente il recesso dell'allievo, assistito o meno da un giustificato motivo, per di più quando la somma dovuta dall'allievo nel caso di recesso - che viene sostanzialmente ad integrare una penale - non trovi riscontro in analoga sanzione a carico del professionista". Una simile clausola riserva implicitamente al professionista - che, in applicazione dei principi generali in materia contrattuale, risponde solo nel caso di recesso colpevole - un trattamento differenziato e migliore, in contrasto, tra l'altro, con l'articolo 33, lettera g, del Codice del Consumo”.

Tornando al caso concreto, qualora la direzione della struttura insista nella propria richiesta di pagamento e non intenda giungere ad un accordo, possibilmente scritto (liberando espressamente i genitori dall’obbligo di corrispondere ulteriori somme), si consiglia di comunicare alla scuola, a mezzo raccomandata A/R o posta elettronica certificata, il proprio recesso menzionando espressamente le norme e la giurisprudenza di cui sopra.
Naturalmente, è preferibile che i genitori si rivolgano sin d’ora, per essere assistiti, ad un consulente, che potrà essere sia un legale sia un’associazione di tutela dei consumatori.

ANDREA L. C. chiede
martedý 03/04/2018 - Calabria
“Le chiedo un parere in merito ad una clausola vessatoria apposta in un contratto di formazione per la preparazione al Concorso Nazionale SSM 2017 organizzato da una società.
Il contratto è stato siglato su ogni pagina, nonchè è stata apposta una seconda firma su un foglio separato dove il partecipante prendeva atto ed accettava alcune clausole tra cui la 6.4.
Veniva pattuito un costo complessivo di 2480,00 euro con il pagamento di euro 480,00 subito e i successivi 2000,00 da versare solo all'eventuale superamento del concorso.
La clausola 6.4 del contratto però prevede che qualora il partecipante al corso non avesse comunicato entro 3 giorni le graduatorie (post concorso) lo stesso sarebbe stato comunque obbligato a versare i 2000,00 euro anche in caso di non superamento del concorso.
Il contratto però prevede espressamente che in caso di non superamento del concorso il partecipante non è obbligato a pagare i 2000,00 euro.

Vorrei sapere se posso appellarmi alla vessatorietà (con conseguente nullità ) della clausola 6.4 ai sensi del 1341 e/o del art 33 codice consumo?”
Consulenza legale i 05/04/2018
Il contratto in esame ha ad oggetto l’erogazione di un corso di formazione. Rientra pertanto nel contratto di servizi di cui alla lettera f dell’art. 45 del Codice del Consumo con conseguente applicabilità della disciplina prevista da quest’ultimo (richiamata peraltro anche nel contratto medesimo).
Come espressamente previsto dall’art. 33 del Codice del Consumo “nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.”

Ciò posto, andando nella specifico della clausola oggetto del quesito, si osserva quanto segue.

La circostanza che venga richiesto il pagamento di euro 2000 qualora il partecipante al corso non abbia comunicato entro 3 giorni le graduatorie anche in caso di non superamento del concorso può essere inquadrata tra le clausole vessatorie di cui al punto f dell’art. 33 del Codice del Consumo: “imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d'importo manifestamente eccessivo”.
Infatti, nel caso in esame, a fronte dell’inadempimento contrattuale da parte del consumatore/corsista di invio della comunicazione richiesta viene domandata una somma di denaro (addirittura corrispondente al saldo del corso) che appare di importo manifestatamente eccessivo laddove il concorso non sia stato superato.
Pertanto, sotto tale aspetto appare corretto supporre una vessatorietà della clausola.

Quanto invece alle clausole espressamente sottoscritte dal consumatore (tra cui rientra anche quella oggetto del quesito) si osserva quanto segue.
Le clausole nulle anche a seguito di trattativa tra le parti sono quelle di cui ai punti a, b e c di cui all’art. 36 del Codice del Consumo. La clausola in esame parrebbe non rientrare in nessuna delle tre. Tuttavia, come ha osservato la Suprema Corte "Il richiamo in blocco di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e la loro sottoscrizione indiscriminata, non ne determina la validità ed efficacia, non potendosi ritenere che con tale modalità sia garantita l'attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole compresa tra le altre richiamate" (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 2970/12).
Nel caso in esame, si potrebbe tentare di sostenere che le clausole del contratto, tra cui la 6.4, siano state sottoscritte quasi in blocco con doppia firma e che quindi tale duplice sottoscrizione così effettuata non sani la nullità.
In ogni caso, teniamo presente che per espressa previsione normativa è onere del professionista provare che le clausole vessatorie siano state oggetto di specifica trattativa con il consumatore (art. 34 Codice del Consumo).

Fermo quanto precede, occorre altresì tenere conto di quanto previsto dall’art. 35 del Codice del Consumo. Infatti, come è stato rilevato anche nel quesito, vi sarebbero due disposizioni in contrasto tra loro all’interno dello stesso contratto: il punto 3 e il punto 4 dell’art. 6.
Secondo la prima disposizione laddove “il concorso non venga superato, il corsista nulla dovrà pagare”. Ciò è palesemente contraddittorio rispetto al contenuto di cui al punto 6.4. sopra esaminato.
In tal caso, riteniamo possa applicarsi appunto quanto previsto dal sopra citato art. 35 del Codice del Consumo secondo cui “Nel caso di contratti di cui tutte le clausole o talune clausole siano proposte al consumatore per iscritto, tali clausole devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile. In caso di dubbio sul senso di una clausola, prevale l'interpretazione più favorevole al consumatore.”
Nel caso in esame, riteniamo possa prevalere la circostanza che in ipotesi di mancato superamento del concorso nulla sarà dovuto dal corsista anche laddove abbia omesso di trasmettere la comunicazione prevista nel contratto.

Tutto ciò premesso, in risposta alla domanda contenuta nel quesito, riteniamo dunque che possa sostenersi la vessatorietà della clausola di cui al punto 6.4 del contratto per le ragioni sopra esaminate.

Italo Q. chiede
giovedý 05/03/2015 - Umbria
“Spett.le Redazione giuridica
mi rivolgo a Voi per la competenza e completezza della Vostra consulenza dimostrata in precedenti interventi di cui ringrazio.
Quesito: il tentativo di mediazione - per un contratto bancario di gestione patrimoniale mobiliare -nei confronti di una Banca (che aveva sede legale in Roma e che è stata cancellata dall'albo delle banche in data 31/03/2012)
1- deve essere espletato in Italia presso un ODM competente per territorio quale
a)quello della residenza del cliente consumatore
b) o quello della ex Sede della banca?
oppure in Olanda ove tuttavia ha sede la Casa Madre?
2) E nella verosimile ipotesi che non dia risultati la successiva azione giudiziaria potrà essere portata dinanzi al tribunale della residenza del cliente-consumatore?
Ringraziando per un cortese sollecito riscontro porgo distinti saluti.”
Consulenza legale i 11/03/2015
Come noto, le Banche, per operare in Italia, devono essere iscritte nell'albo delle banche, su cui ha obbligo di vigilare la Banca d'Italia: la cancellazione dall’albo è prevista, tra gli altri, nel caso di cessazione dell'attività bancaria. Nel caso di specie, si trattava di succursale italiana di banca estera comunitaria (sede in Olanda).

Il rapporto che si instaura tra banca e cliente è pressoché sempre qualificabile come rapporto con un consumatore, salvo che si possa dimostrare che il contratto è stato stipulato per uno scopo connesso all'esercizio dell'attività professionale della persona fisica (non sembra essere questo il caso).
Pertanto, la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo (v. "foro del consumatore", cfr. art. 33 codice del consumo), presumendosi vessatoria la clausola che preveda una diversa località come sede del foro competente, ancorché coincidente con uno di quelli individuabili sulla base del funzionamento dei vari criteri di collegamento stabiliti dal codice di procedura civile per le controversie nascenti da contratto.
Ciò, per quanto riguarda una eventuale azione giudiziale.

Per quanto concerne il tentativo di mediazione, ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis del d.lgs. n. 28/2010, a decorrere dal 20 settembre 2013 "Chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall'avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell'articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. [...]".

Ai fini del sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari finanziari (v. deliberazione 29.7.2008 del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio), affinché l'intermediario possa ritenersi legittimato passivo, è necessario che lo stesso non risulti cancellato dagli albi di cui agli artt. 13, 114-bis, 114-septies T.U.B. (Testo Unico Bancario) ovvero dagli elenchi di cui agli artt. 106, 107 T.U.B. (nel testo previgente alla riforma introdotta con d. Lgs. n. 141/2010) prima del deposito del ricorso.
Nel caso di specie, l'intermediario bancario risulta cancellato nel 2012.

Quindi, si ricorrerà alla mediazione civile prevista dal d.lgs. 28/2010, che deve svolgersi presso organismi, pubblici e privati, iscritti in un apposito registro tenuto dal Ministero della giustizia. La legge non prevede criteri di competenza territoriale: per questo motivo, la parte istante, in assenza di una clausola di mediazione concordata tra le parti, è libera di depositare la sua domanda presso qualsiasi organismo, scegliendo quindi, di norma, quello che le è più comodo da raggiungere.

E' consigliabile, comunque, in via preliminare, prendere contatto con l'organismo di mediazione scelto, per chiedere se lo stesso è provvisto di mediatori competenti in materia bancaria.