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Articolo 1469 bis Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Contratti del consumatore

Dispositivo dell'art. 1469 bis Codice civile

(1) (2) Le disposizioni del presente titolo si applicano ai contratti del consumatore, ove non derogate dal codice del consumo o da altre disposizioni più favorevoli per il consumatore.

Note

(1) Articolo così modificato dall'articolo 142 del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del consumo, il quale ha sostituito gli artt. da 1469 bis c.c. a 1969 sexies c.c. con il nuovo 1469 bis c.c..
(2) Prima della riforma, l'articolo recitava:
Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista, [che ha per oggetto la cessione di beni o la prestazione di servizi], (1) si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto (2).
In relazione al contratto di cui al primo comma, il consumatore è la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Il professionista è la persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che, nel quadro della sua attività imprenditoriale o professionale, utilizza il contratto di cui al primo comma.
Si presumono vessatorie fino a prova contraria (3) le clausole che hanno per oggetto o per effetto di:
1) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un'omissione del professionista;
2) escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un'altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
3) escludere o limitare l'opponibilità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest'ultimo;
4) prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre l'esecuzione della prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà (4);
5) consentire al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o ne recede, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere (5);
6) imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d'importo manifestamente eccessivo (6);
7) riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto (7), nonché consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
8) consentire al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa (8);
9) stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione;
10) prevedere l'estensione dell'adesione del consumatore a clausole che non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto [1341 1];
11) consentire al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso;
12) stabilire che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione;
13) consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o del servizio senza che il consumatore possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente convenuto;
14) riservare al professionista il potere di accertare la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o conferirgli il diritto esclusivo d'interpretare una clausola qualsiasi del contratto [1362 ss.];
15) limitare la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinare l'adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
16) limitare o escludere l'opponibilità dell'eccezione d'inadempimento da parte del consumatore;
17) consentire al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest'ultimo;
18) sancire a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell'autorità giudiziaria, limitazioni all'allegazione di prove, inversioni o modificazioni dell'onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;
19) stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore;
20) prevedere l'alienazione di un diritto o l'assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un'obbligazione immediatamente efficace del consumatore. È fatto salvo il disposto dell'art. 1355.
Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari a tempo indeterminato il professionista può, in deroga ai numeri 8) e 11) del terzo comma:
1) recedere, qualora vi sia un giustificato motivo, senza preavviso, dandone immediata comunicazione al consumatore;
2) modificare, qualora sussista un giustificato motivo, le condizioni del contratto, preavvisando entro un congruo termine il consumatore, che ha diritto di recedere dal contratto.
Se il contratto ha per oggetto la prestazione di servizi finanziari il professionista può modificare, senza preavviso, sempreché vi sia un giustificato motivo in deroga ai numeri 12) e 13) del terzo comma, il tasso di interesse o l'importo di qualunque altro onere relativo alla prestazione finanziaria originariamente convenuti, dandone immediata comunicazione al consumatore che ha diritto di recedere dal contratto.
I numeri 8), 11), 12) e 13) del terzo comma non si applicano ai contratti aventi ad oggetto valori mobiliari, strumenti finanziari ed altri prodotti o servizi il cui prezzo è collegato alle fluttuazioni di un corso e di un indice di borsa o di un tasso di mercato finanziario non controllato dal professionista, nonché la compravendita di valuta estera, di assegni di viaggio o di vaglia postali internazionali emessi in valuta estera.
I numeri 12) e 13) del terzo comma non si applicano alle clausole di indicizzazione dei prezzi, ove consentite dalla legge, a condizione che le modalità di variazione siano espressamente descritte.
NOTE ALLA PRECEDENTE FORMULAZIONE
(1) Le parole tra parentesi quadra sono soppresse ai sensi della l. 21 dicembre 1999, n. 526.
(2) Lo squilibrio che dà luogo alle vessatorietà è di tipo normativo. Il legislatore non fa riferimento ad un criterio economico; non si valuta, cioè, l'adeguatezza o la proporzione tra beni o servizi e il corrispettivo "purché tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile" (v. 1469ter). Infine, è necessario che lo squilibrio sia anche contrario al principio di buona fede oggettiva ("malgrado il requisito della buona fede") che impone alle parti di comportarsi correttamente al momento della conclusione del contratto.
(3) Si tratta, dunque, di una presunzione juris tantum (v. 2727).
(4) La norma fa riferimento alla condizione meramente potestativa, ossia quella condizione il cui verificarsi dipende esclusivamente dal puro arbitrio di una delle parti (in questo caso il professionista) che non ha alcun apprezzabile interesse al suo avveramento (v. 1355). La disposizione in esame conferma, dunque, il disposto dell'art. 1355 del c.c., per il quale è nulla l'alienazione di un diritto o l'assunzione di un obbligo subordinata ad una condizione che la faccia dipendere dalla mera volontà dell'alienante o, rispettivamente, da quella del debitore.
(5) È evidente il riferimento alla caparra confirmatoria (v. 1385) e penitenziale (v. 1386).
(6) Si ricorda che ai sensi dell'art. 1384 del c.c., nei contratti ordinari, la fissazione di un ammontare della penale, manifestamente eccessivo, comporta la semplice riduzione della stessa (da parte del giudice) e non la nullità della clausola, come nei contratti in esame.
(7) Il d.lgs. 15 gennaio 1992, n. 50 che ha dato attuazione alla direttiva Cee n. 577/1985, in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, attribuisce al consumatore il diritto di recedere dal contratto, entro un termine di almeno 7 giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione del modulo o di ricevimento della merce. Analogo diritto di recesso è stato introdotto dal d.lgs. 22 maggio 1999, n. 185 a favore del consumatore nel caso di contratti stipulati a distanza (es.: tramite posta elettronica). Tale normativa si ispira alla stessa esigenza della disposizione in esame, di approntare per il consumatore una tutela specifica, tenuto conto della condizione di inferiorità in cui esso si presume trovarsi.
(8) Pur non essendo espressamente sancito da alcuna norma di legge generale, vige nel nostro ordinamento il principio per il quale nei contratti a tempo indeterminato, è sempre ammesso il recesso unilaterale (v. 1373) delle parti, purché sia dato un congruo preavviso. La norma è conferma indiretta di tale principio.

Ratio Legis

La norma trova applicazione residuale, in quanto se è disposta a favore del consumatore una disciplina più favorevole questa prevale.

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Massimo B. chiede
domenica 12/02/2017 - Liguria
“Faccio seguito al quesito n. Q201718323 a cui avete risposto il 10/02/2017, per sottoporvi un secondo quesito collegato al precedente.
La Giudice di primo grado ha condannato l’assicurazione del direttore dei lavori a pagare anche i danni solidali da lui causati, nonché le spese legali, perché, secondo il giudice, nella polizza la clausola di rinuncia ai danni solidali avrebbe dovuto essere approvata per iscritto. Trascrivo dalla sentenza:
“Peraltro non risulta che la clausola sopra citata sia stata specificamente approvata per iscritto.
Si pone, quindi, la questione se la clausola secondo cui, nel caso di responsabilità solidale la copertura assicurativa collegata al vincolo di solidarietà valga esclusivamente per la sola quota di danno direttamente e personalmente imputabile all'assicurato, sia vessatoria oppure no.
Secondo il Giudicante si tratta di condizione da approvare specificamente per iscritto ai sensi dell’art. 1341 c.c. in quanto stabilisce una limitazione di responsabilità.”
Fa inoltre riferimento alla sentenza della Cassazione n. 20322/2012, anche da voi menzionata nella risposta al primo quesito, ed infine:
“ferma restando la surroga dell'assicuratore, ex art. 1203, n. 3, cod. civ., nel diritto di regresso dell'assicurato nei confronti del corresponsabile, obbligato solidale (in tal senso anche sentenza N. 8686 del 2012).”
Mi piacerebbe conoscere il vostro parere se questo tipo di motivazione sia sufficientemente valida da poter superare il ricorso in Appello da parte dell'assicurazione.
Grazie e cordiali saluti.”
Consulenza legale i 22/02/2017
Ciò che emerge dal quesito in esame, e che non risultava in maniera esplicita nel precedente quesito, è la circostanza che nel contratto di assicurazione,stipulato dal Direttore dei lavori, in effetti sussisteva una clausola disciplinante proprio il caso di responsabilità solidale dell’assicurato. Clausola per effetto della quale la copertura assicurativa doveva intendersi limitata alla sola quota di danno direttamente e personalmente imputabile all’assicurato.

Ineccepibile si ritiene sia la qualificazione che di tale clausola ha dato il Giudice di primo grado, facendola rientrare a pieno titolo fra le c.d. clausole vessatorie disciplinate dall’art. 1341 c.c.

Dalla lettura di tale norma, infatti, emerge che vi sono espressamente ricomprese tutte quelle clausole che prevedono limitazioni di responsabilità e che il legislatore ha voluto sanzionare con l’inefficacia, ossia privandole di ogni effetto giuridico nei confronti delle parti contrattuali, allorchè non siano state specificamente approvate per iscritto con il sistema della doppia sottoscrizione.

Scopo di tale norma è quello di richiamare l’attenzione da parte del sottoscrittore del contratto di assicurazione su clausole di tal tipo, onde far sì che lo stesso possa avere coscienza piena di ciò che sta per sottoscrivere e rendersi conto degli effetti che da una siffatta clausola potranno discendere nei suoi confronti.

Tale disciplina va poi coordinata con quella contenuta nell’attuale Codice del Consumo il quale, novellando l’art.1469 bisc.c. e abrogando le norme immediatamente successive, si occupa delle clausole vessatorie nei rapporti tra professionisti e consumatori (è tale il rapporto che ci occupa), sanzionandole non più con la mera inefficacia, ma con la nullità parziale (ossia limitata alla singola clausola e non estesa all’intero contratto).

Trattandosi, dunque, di clausola nulla ipso iure e come tale insanabile (con ciò andando anche oltre la motivazione resa dal Giudice di primo grado), dal riferimento ad essa l’Assicurazione non potrà avanzare alcuna pretesa o legittimazione nel corso del giudizio di appello, restandole dunque il solo diritto di surrogarsi all’assicurato ex art. 1203 n. 3 c.c. nell’azione diregresso contro il coobbligato (l’impresa costruttrice), in piena conformità, peraltro, a quanto dedotto nella motivazione della sentenza appellata.

Si tenga conto che validi argomenti a sostegno della posizione contrattuale dell’assicurato si rinvengono non solo nella sentenza del primo grado di giudizio, ma anche in quella della Corte di Cassazione ivi richiamata (la n. 20322/2012) ed in altra pronuncia giurisprudenziale del Tribunale di Udine del 14.08.2014, che qui si ritiene interessante riportare in quanto, in identica fattispecie, richiama ancora una volta la citata sentenza n. 20322/2012 (il che vale ad attribuire ancora maggior forza all’orientamento della Cassazione, dal quale il Giudice di appello non potrà facilmente discostarsi).

In particolare, nel caso sottoposto all’esame del Tribunale di Udine veniva invocata l’esclusione della copertura assicurativa in caso di responsabilità solidale dell’assicurato imputabile ad un identico fatto colposo ascrivibile a più soggetti tenuti a rispondere in relazione al medesimo obbligo (è l’ipotesi in cui vi siano più direttori dei lavori), fondandosi tale esclusione su una previsione contrattuale contenuta in tutte le polizze dei professionisti tecnici.

Traendo proprio spunto da tale tipo di clausola, il Tribunale ha affermato che l’esclusione della copertura assicurativa non può operare nel caso in cui la solidarietà passiva derivi dalla legge (ossia dalla previsione di cui all’art. 1669c.c.) per ricadere su due soggetti (impresa costruttrice e direttore dei lavori), il cui obbligo ha natura e contenuto completamenti diversi.

Quindi, come si vede, si ha una riaffermazione del principio della copertura assicurativa per l’intera obbligazione solidale, traendo questa volta argomento di prova anche dal testo dell’art. 1669 c.c., che considera obbligazione solidale inscindibile quella tra costruttore e direttore dei lavori, ossia tra tutti colori che in qualche misura hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

A questo punto, dunque, una unica incertezza può permanere su quanto accennato nella risposta al primo quesito, nella parte in cui è stato detto che costituisce caso frequente nella prassi assicurativa quello di realizzare ad hoc una sorta di incrocio fra le varie clausole del contratto di assicurazione al fine di creare una distorsione nella esatta individuazione del debito effettivamente garantito.
Ma, anche allorché con un siffatto meccanismo si riuscisse a raggiungere il risultato di una limitazione di responsabilità, aggirando il requisito legale della doppia sottoscrizione, sul piano giuridico l’assicurato non sarebbe privo di tutela, potendo far valere nel corso del giudizio di appello la frode alla legge che con tale sistema l’impresa di assicurazione ha di fatto posto in essere.

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