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Articolo 52 Testo unico sul pubblico impiego (TUPI)

(D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165)

[Aggiornato al 29/02/2020]

Disciplina delle mansioni

Dispositivo dell'art. 52 TUPI

1. Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o alle mansioni equivalenti nell'ambito dell'area di inquadramento ovvero a quelle corrispondenti alla qualifica superiore che abbia successivamente acquisito per effetto delle procedure selettive di cui all'articolo 35, comma 1, lettera a). L'esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini dell'inquadramento del lavoratore o dell'assegnazione di incarichi di direzione.

1-bis. I dipendenti pubblici, con esclusione dei dirigenti e del personale docente della scuola, delle accademie, conservatori e istituti assimilati, sono inquadrati in almeno tre distinte aree funzionali. Le progressioni all'interno della stessa area avvengono secondo principi di selettività, in funzione delle qualità culturali e professionali, dell'attività svolta e dei risultati conseguiti, attraverso l'attribuzione di fasce di merito. Le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l'amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l'accesso dall'esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni costituisce titolo rilevante ai fini della progressione economica e dell'attribuzione dei posti riservati nei concorsi per l'accesso all'area superiore.

1-ter. [Per l'accesso alle posizioni economiche apicali nell'ambito delle aree funzionali è definita una quota di accesso nel limite complessivo del 50 per cento da riservare a concorso pubblico sulla base di un corso-concorso banditodalla Scuola superiore della pubblica amministrazione.](1)

2. Per obiettive esigenze di servizio il prestatore di lavoro può essere adibito a mansioni proprie della qualifica immediatamente superiore:

  1. a) nel caso di vacanza di posto in organico. per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti come previsto al comma 4;
  2. b) nel caso di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, con esclusione dell'assenza per ferie, per la durata dell'assenza.

3. Si considera svolgimento di mansioni superiori, ai fini del presente articolo, soltanto l'attribuzione in modo prevalente, sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale, dei compiti propri di dette mansioni.

4. Nei casi di cui al comma 2, per il periodo di effettiva prestazione, il lavoratore ha diritto al trattamento previsto per la qualifica superiore. Qualora l'utilizzazione del dipendente sia disposta per sopperire a vacanze dei posti in organico, immediatamente, e comunque nel termine massimo di novanta giorni dalla data in cui il dipendente è assegnato alle predette mansioni, devono essere avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti.

5. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, è nulla l'assegnazione del lavoratore a mansioni proprie di una qualifica superiore, ma al lavoratore è corrisposta la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore. Il dirigente che ha disposto l'assegnazione risponde personalmente del maggior onere conseguente, se ha agito con dolo o colpa grave.

6. Le disposizioni del presente articolo si applicano in sede di attuazione della nuova disciplina degli ordinamenti professionali prevista dai contratti collettivi e con la decorrenza da questi stabilita. I medesimi contratti collettivi possono regolare diversamente gli effetti di cui ai commi 2, 3 e 4. Fino a tale data, in nessun caso lo svolgimento di mansioni superiori rispetto alla qualifica di appartenenza, può comportare il diritto ad avanzamenti automatici nell'inquadramento professionale del lavoratore.

Note

(1) Comma abrogato dal D.P.R. 16 aprile 2013, n. 70.

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Consulenze legali
relative all'articolo 52 TUPI

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Amedeo A. chiede
sabato 27/05/2017 - Campania
“Salve, sono un professore universitario nel ruolo degli ordinari. Sono stato assunto dalla mia Università quale ordinario a seguito di valutazione comparativa. Precedentemente ricoprivo il ruolo di professore associato presso la stessa Università. Il problema è che detta valutazione comparativa è stata impugnata da un collega, che lamenta una serie di errori commessi dalla commissione valutatrice. Fra giorni il TAR si pronuncerà al riguardo. Ho dei grossi timori in quanto, laddove il TAR dovesse accogliere le doglianze del ricorrente, la sentenza diverrebbe immediatamente esecutiva, annullando tutti gli atti, ivi compresa la mia assunzione in servizio quale ordinario. In questo caso correrei il rischio di perdere il posto di lavoro, non avendo automaticamente diritto - così mi è stato detto - al reintegro nella posizione precedente (professore associato). desideravo appunto chiedervi un parere legale in merito. Grazie”
Consulenza legale i 05/06/2017
La soluzione del problema che si sottopone all’esame sta nella esatta qualificazione giuridica che deve essere data al passaggio dal ruolo di professore associato a quello di professore ordinario di una stessa Università.

Infatti, sin dall’introduzione del DPR 382/1980, si è discusso se tale passaggio debba considerarsi come normale progressione di carriera piuttosto che come nuova assunzione.

Ora, da un punto di vista sostanziale risulta evidente che un professore associato che supera un concorso a professore ordinario bandito dallo stesso ateneo di appartenenza e che viene assunto come tale, continuerà in effetti a svolgere esattamente le stesse funzioni sia dal punto di vista didattico che di ricerca, con l’unica differenza che ha avuto un riconoscimento ufficiale della sua maggiore maturità scientifica, circostanza da cui è conseguito un avanzamento di carriera.

Altra corrente di pensiero, invece, osserva che da un punto di vista formale si tratta di due ruoli diversi, definiti come tali e con organici diversi dal DPR 382/1980, con regole ben precise circa i servizi riconoscibili nel passare da un ruolo all’altro.

Si ritiene preferibile la prima tesi, la quale trova conferma sia nello stesso dato legislativo che nella giurisprudenza amministrativa.
Sotto il profilo normativo, si ritiene che un valido argomento possa rinvenirsi nell’art. 36 del D.P.R. 382/1980 il quale, nel disciplinare la progressione economica nel ruolo dei professori universitari, dispone che tale ruolo è articolato nelle due fasce dei professori ordinari e dei professori associati, il che lascia chiaramente intendere che il ruolo sia unico e che la differenza attenga solo alla fascia retributiva (in particolare si parla di prima fascia per i professori ordinari e di seconda fascia per gli associati).

In giurisprudenza, invece, si è espresso in favore della unicità di ruolo il TAR della Puglia (Sentenza n. 573, Sezione Prima (Bari), depositata il 16 Marzo 2012), il quale, con particolare riferimento al blocco delle assunzioni ed al passaggio di un ricercatore al ruolo di professore associato, ha sancito che tale passaggio si palesa come normale progressione di carriera e come tale non poteva farsi rientrare nel blocco delle assunzioni.
Tale sentenza si rifà ad una precedente decisione del Consiglio di Stato (la sentenza n. 2217/2010), nella quale si ribadisce l’orientamento secondo cui si tratta di passaggio di livello, pur se all’esito di procedure concorsuali, di personale già in organico.

Ultimo aspetto da esaminare è la disciplina contenuta nel Contratto Collettivo Nazionale di lavoro relativo al personale del Comparto Università per il quadriennio Normativo 2006-2009 e il biennio economico 2006-2007.
In particolare, esaminando quali possano essere le cause di estinzione del rapporto di lavoro, l’art. 41 del suddetto contratto non menziona il passaggio alla categoria superiore, disponendo soltanto che la cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, superato il periodo di prova, può aver luogo per sopraggiunti limiti di età, dimissioni volontarie e decesso del dipendente.

Il successivo art. 80, invece, disciplinante la materia delle progressioni verticali, prevede che i dipendenti che vengano inquadrati nella categoria immediatamente superiore a seguito delle procedure selettive indette ai sensi del presente articolo non sono soggetti al periodo di prova, il che lascia chiaramente intendere che non si tratta di passaggio ad altro ruolo, ma soltanto, come detto all’inizio, di una semplice progressione di carriera (se si trattasse di ruolo diverso, sarebbe necessario espletare nuovamente il periodo di prova).

Sulla base di quanto sopra dedotto, dunque, non si ritiene che possano esservi motivi per temere che, a seguito di un eventuale annullamento della nomina a professore ordinario, possa conseguire il venir meno della qualifica di professore associato, trattandosi di posizione lavorativa assunta a seguito di ordinario concorso, e per la quale non si è verificata alcuna causa di cessazione del rapporto di lavoro (ovviamente, nell’asserire ciò, si dà per presupposto che, nell’assumere la qualifica di professore ordinario, non sia stata posto in essere alcun atto di dimissioni volontarie dal ruolo di professore associato).