Consiglio di Stato Sez. V sentenza n. 3071 del 23 maggio 2011

(2 massime)

(massima n. 1)

La domanda del dipendente pubblico volta ad ottenere una retribuzione superiore a quella riconosciuta dalla normativa applicabile non pu˛ fondarsi sull'art. 36 Cost., che afferma il principio di corrispondenza della retribuzione dei lavoratori alla qualitÓ e quantitÓ del lavoro prestato; tale norma non pu˛ trovare incondizionata applicazione nel rapporto di pubblico impiego, concorrendo in detto ambito altri principi di pari rilevanza costituzionale, quali quelli previsti dall'art. 98 Cost. (che, nel disporre che i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione, vieta che la valutazione del rapporto di pubblico impiego sia ridotta alla pura logica del rapporto di scambio) e quali quelli previsti dall'art. 97 Cost., contrastando l'esercizio di mansioni superiori rispetto alla qualifica rivestita, con il buon andamento e l'imparzialitÓ dell'Amministrazione, nonchÚ con la rigida determinazione delle sfere di competenza, attribuzioni e responsabilitÓ dei funzionari.

(massima n. 2)

Il diritto alle differenze retributive per lo svolgimento delle mansioni superiori da parte dei pubblici dipendenti ha trovato riconoscimento con carattere di generalitÓ soltanto a decorrere dall'entrata in vigore del D.Lgs. 29.10.1998, n. 387 (art. 15), laddove prima di tale data nel settore del pubblico impiego, salvo diversa disposizione di legge, le mansioni svolte da un pubblico dipendente erano del tutto irrilevanti ai fini della progressione di carriera ovvero agli effetti economici di un provvedimento di preposizione ad un ufficio di livello superiore.

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