Il bonus TARI non è una misura nata ieri. La sua origine risale all'articolo 57-bis del Decreto Legge n. 124/2019, ma ha impiegato anni prima di diventare operativo. Solo con l'emanazione del DPCM 24/2025 lo sconto ha trovato concreta applicazione, arrivando oggi nei bollettini della tassa rifiuti per l'anno in corso.
Di cosa si tratta, in concreto? Di una riduzione del 25 per cento sull'importo dovuto per la TARI. Un risparmio tutt'altro che trascurabile, soprattutto per le famiglie in difficoltà economica. Ad avervi diritto sono i contribuenti che già beneficiano del bonus sociale sulle bollette di luce e gas: il meccanismo, in altre parole, è allineato a quello già previsto per le altre utenze domestiche.
Il parametro chiave è l'ISEE, e i limiti da rispettare sono due: per i nuclei familiari con un massimo di tre figli a carico, il reddito equivalente non deve superare i 9.530 euro; per le famiglie numerose, con almeno quattro figli a carico, la soglia sale a 20.000 euro. Lo sconto viene applicato automaticamente all'utenza domestica intestata a uno dei componenti del nucleo familiare indicato nell'ISEE, senza bisogno di presentare alcuna domanda separata. È sufficiente aver presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU): sarà poi l'INPS a comunicare ai gestori del servizio rifiuti i dati necessari per l'applicazione del beneficio.
Perché per il 2026 conta l'ISEE del 2025
Il bonus TARI 2026 si basa sull'ISEE presentato nel 2025, non su quello dell'anno in corso. Questo significa che chi non ha rinnovato la propria attestazione nel corso del 2025, o ha ottenuto un valore superiore alle soglie previste, non vedrà alcuna riduzione applicata nei bollettini di quest'anno, anche se la propria situazione economica fosse nel frattempo peggiorata.
Per chi invece rientra nei limiti, il bonus verrà riconosciuto una sola volta nel corso del 2026, entro il mese di giugno, eventualmente suddiviso nelle rate già previste dal proprio Comune. Non si tratta quindi di uno sconto applicato rata per rata in proporzione, ma di un importo complessivo che viene distribuito secondo la modalità di pagamento adottata dal gestore locale.
DSU presentata a fine anno? Il bonus slitta al 2027
Esiste un caso specifico che merita attenzione particolare, e che riguarda chi ha presentato la propria Dichiarazione Sostitutiva Unica in prossimità della fine dell'anno. Secondo quanto riportato sul portale SGate, gestito dall'ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), chi ha inoltrato la DSU dopo il 20 dicembre e ha ricevuto l'attestazione ISEE nell'anno successivo, dovrà attendere il 2027 per accedere al bonus TARI.
Per fare un esempio concreto: un contribuente che ha presentato la DSU il 22 dicembre 2025 e ha ottenuto il proprio ISEE il 3 gennaio 2026, pur rientrando perfettamente nelle soglie di accesso non otterrà alcuno sconto sui bollettini del 2026. Il beneficio scatterà solo nell'anno successivo, in base all'attestazione rilasciata nel 2026.
Questo meccanismo è dettato dalla necessità di allineare i flussi informativi tra INPS e gestori del servizio rifiuti: il sistema di trasmissione dei dati, per funzionare correttamente, richiede che la DSU sia stata elaborata entro una certa data.
Cosa succede se si hanno debiti pregressi con la TARI
Un ultimo aspetto, forse meno noto ma ugualmente importante, riguarda i contribuenti che hanno diritto al bonus ma che risultano morosi nei confronti del Comune, ovvero che non hanno versato la TARI negli anni precedenti. In questo caso, il gestore del servizio rifiuti ha la facoltà di trattenere l'importo del bonus per compensare le somme arretrate. Non si tratta però di un'operazione automatica e immediata: la procedura può essere attivata soltanto se il gestore ha preventivamente inviato un sollecito di pagamento al contribuente, indicando sia l'entità del debito pregresso sia l'intenzione di utilizzare il bonus TARI per coprire i mancati versamenti delle annualità precedenti.
Solo a seguito di questa comunicazione formale il gestore può procedere alla compensazione. Chi si trovasse in questa situazione farebbe, dunque, bene a verificare la propria posizione con l'Ufficio tributi del proprio Comune, per valutare se esistono pendenze in grado di azzerare o ridurre il beneficio atteso.