Il nuovo calendario degli aumenti: dal 2027 al 2034
Il percorso verso la pensione di vecchiaia si allungherà attraverso una serie di scatti temporali definiti tra decreti ministeriali e Legge di Bilancio. Inizialmente, il decreto direttoriale del 19 dicembre 2025 aveva previsto un incremento forfettario di 3 mesi per il biennio 2027-2028. Tuttavia, la successiva Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) ha introdotto una modulazione più graduale: l'incremento sarà limitato a un solo mese per l'anno 2027, mentre per il 2028 si applicherà la misura intera di 3 mesi. Questo significa che chi prevede di smettere di lavorare tra meno di un anno dovrà confrontarsi con una soglia che si alza proprio mentre si avvicina al traguardo.
Le proiezioni a lungo termine, basate sull'ultimo scenario demografico ISTAT 2024 e sulle tabelle della Ragioneria Generale dello Stato, delineano un quadro ancora più complesso per il prossimo decennio. Sebbene i dati per i periodi successivi siano solo delle prospettive e richiedano la conferma tramite futuri decreti ministeriali, le stime attuali suggeriscono incrementi cumulativi che potrebbero portare il requisito della pensione di vecchiaia a 67 anni e 9 mesi entro il 2033. Nello specifico, si prevedono 3 mesi aggiuntivi per il biennio 2029-2030, altri 2 mesi per il 2031-2032 e un ulteriore mese per il 2033-2034.
Impatto tecnico e rigetto delle domande di esodo
L'aggiornamento della procedura Unicarpe operato dall'INPS ha conseguenze immediate sulla lavorazione delle istanze per le prestazioni di accompagnamento alla pensione. Le Strutture territoriali dell'Istituto sono, ora, obbligate a utilizzare queste nuove previsioni per valutare la validità degli accordi di esodo ai sensi della Legge Fornero (Legge n. 92/2012). Un punto critico riguarda la permanenza massima prevista per questi trattamenti: se il rinvio della pensione causa il superamento dei limiti di tempo consentiti dalla legge per l'accompagnamento, l'INPS procederà al rigetto della domanda.
In tali casi, l'Istituto ha l'obbligo di segnalare tempestivamente al datore di lavoro esodante e al lavoratore interessato eventuali discrepanze tra i calcoli dell'azienda e quelli effettuati in fase di liquidazione. Questo meccanismo di controllo serve a evitare che vengano avviati piani di uscita basati su requisiti non più in vigore, che lascerebbero il dipendente in una situazione di incertezza legale e finanziaria.
Il rischio dei “nuovi esodati” e le garanzie ministeriali
L'aggiornamento dei requisiti ha acceso il dibattito sulla sicurezza economica dei lavoratori che hanno già sottoscritto accordi di uscita tramite contratti di espansione o isopensione. Il timore principale riguarda la creazione di una sorta di limbo contributivo e reddituale, ossia lavoratori che cessano l'attività convinti di una certa data di pensionamento e che si ritrovano, invece, a dover attendere diversi mesi senza stipendio né assegno previdenziale.