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Pensione anticipata, in arrivo la proroga fino al 2029 per uscire dal lavoro 7 anni prima: ecco chi può farlo

Pensione anticipata, in arrivo la proroga fino al 2029 per uscire dal lavoro 7 anni prima: ecco chi può farlo
Il Governo proroga l'isopensione fino al 2029 per la gestione degli esuberi aziendali e studia l'estensione della pensione di vecchiaia a 71 anni con 5 anni di contributi anche al sistema misto e retributivo
Il sistema previdenziale italiano si prepara ad accogliere alcune importanti novità. Infatti, è al vaglio dell'esecutivo una ridefinizione dei meccanismi di abbandono del mondo del lavoro, che coniughi la flessibilità in uscita per le imprese e il progressivo innalzamento dell'età anagrafica per specifiche categorie di lavoratori.

Il primo tassello del piano del Governo riguarda il prolungamento dell'isopensione, lo strumento che permette alle aziende in crisi o in fase di ristrutturazione di accompagnare alla pensione i dipendenti che maturano i requisiti minimi entro i successivi 7 anni. La misura riceverebbe una proroga delle sue attuali condizioni fino al 31 dicembre 2029. Attraverso questo differimento temporale, i datori di lavoro avranno a disposizione molto più tempo per pianificare la gestione degli esuberi e la transizione generazionale. L'onere economico dell’operazione resta interamente a carico dell'azienda, che, in base agli accordi con le organizzazioni sindacali, deve corrispondere all'Inps le somme necessarie per l'erogazione di un importo equivalente alla pensione spettante, oltre alla relativa contribuzione figurativa per tutto il periodo di anticipo.

Inoltre, il Ministero del Lavoro, in collaborazione con l'Inps, sta lavorando per delineare un piano di armonizzazione delle regole di accesso alla pensione, superando gli squilibri che da sempre separano i lavoratori del sistema misto e retributivo da quelli interamente contributivi.
La novità di maggior rilievo consiste nella proposta di estendere la facoltà di pensionamento all'età di 71 anni, con un requisito minimo di soli 5 anni di contribuzione effettiva, anche ai lavoratori che ricadono nel sistema misto o interamente retributivo. Fino a oggi, questo meccanismo ha rappresentato una prerogativa legata principalmente al sistema contributivo puro, concepita in particolare per i lavoratori flessibili o per coloro che non hanno raggiunto il minimo dei 20 anni di contributi ordinari.

L'estensione di questo limite punta a uniformare i requisiti di uscita tra i diversi regimi previdenziali vigenti. L'obiettivo dell'esecutivo è posticipare la pensione per i lavoratori che, pur avendo quote di calcolo legate alle vecchie regole più vantaggiose, si trovano nelle condizioni di prolungare l'attività professionale, garantendo così una minore pressione finanziaria immediata sulle casse dello Stato.
L'accesso a questa flessibilità avanzata per i sistemi misti e retributivi è però subordinato alla rinuncia integrale alle quote liquidate con il metodo retributivo. Il lavoratore interessato potrà quindi scegliere di anticipare l'uscita con pochissimi anni di versamenti, accettando un ricalcolo interamente contributivo dell'intero trattamento previdenziale.

Le barriere economiche nel regime contributivo puro
L'attenzione del Ministero si focalizza anche sui lavoratori cosiddetti contributivi puri, ovvero coloro che hanno iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996. Per questa categoria, la maturazione del diritto non è vincolata soltanto ai parametri anagrafici e contributivi standard, ma rimane subordinata al superamento di specifiche soglie economiche calcolate in rapporto all'assegno sociale. Nello specifico, per accedere alla pensione anticipata contributiva, l'assegno maturato deve risultare pari ad almeno tre volte l'importo dell'assegno sociale. Per quanto riguarda invece la pensione di vecchiaia contributiva ordinaria, l'importo della prestazione non può essere inferiore al valore della singola prestazione assistenziale.


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