Proviamo dunque a capire cosa cambia in concreto per i contribuenti. Quando la fatturazione elettronica non era ancora obbligatoria per tutti, il legislatore aveva previsto un meccanismo premiale per spingere i forfettari ad adottarla volontariamente. In base al comma 74 della l. n. 190/2014, chi sceglieva di emettere fatture esclusivamente tramite il Sistema di Interscambio (SdI) beneficiava di una finestra di accertamento più ridotta, ovvero 4 anni invece dei tipici 5 previsti per la generalità dei contribuenti. In altre parole, significava che il Fisco aveva un anno in meno a disposizione per contestare dichiarazioni, redditi e versamenti. L'obiettivo era quello di attribuire un vantaggio concreto ai contribuenti che decidevano di adottare una condotta all'epoca non ancora imposta dalla legge.
Tutto questo aveva senso finché la fattura elettronica era una scelta. Dal 1° gennaio 2024, però, l'obbligo è stato esteso a tutti i titolari di partita IVA in regime forfettario, indipendentemente dal volume di fatturato. Venuta meno la componente discrezionale, è venuta meno anche la logica del premio, in quanto non si può incentivare qualcosa che è già imposto dalla legge. Per queste ragioni, il Decreto correttivo Omnibus riporta i termini di decadenza per gli accertamenti sui forfettari alla durata ordinaria di 5 anni.
Per quanto riguarda la decorrenza, il decreto precisa che la soppressione del beneficio si applica ai periodi d'imposta a partire dal 2026. Questo significa che per le annualità 2024 e 2025 - le prime nelle quali la fattura elettronica era già diventata obbligatoria, ma nelle quali il bonus era ancora formalmente vigente - la riduzione dei termini continua a valere. Chi ha operato nel regime agevolato in questi due anni può dunque contare ancora sull'uscita anticipata dalla finestra di accertamento, con il Fisco che non potrà muoversi oltre il quarto anno.
È opportuno comunque ricordare che il provvedimento, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno scorso, non ha ancora completato il suo percorso. Prima di entrare in vigore, dovrà acquisire i pareri delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato e superare il successivo passaggio definitivo in Consiglio dei Ministri.