Fino a oggi, per un semplice cittadino avere una
casella di posta elettronica certificata (Pec) era una possibilità, non un dovere. Lo stabilisce l'
art. 3 bis del codice amm.ne digitale (d.lgs. 82/2005), che impone il
domicilio digitale solo ai professionisti iscritti in albi e alle imprese tenute all'iscrizione nel
registro delle imprese. Le persone fisiche potevano scegliere se registrarsi nell'
Inad, l'Indice nazionale dei domicili digitali, oppure continuare a ricevere le comunicazioni della
pubblica amministrazione con i tradizionali strumenti cartacei, come la raccomandata.
Il testo base del nuovo Codice della strada, attualmente sottoposto a consultazione pubblica fino al 13 settembre, ribalta questo schema per una categoria precisa di cittadini: i proprietari di veicoli. Non si tratterebbe di un obbligo generalizzato e permanente, ma di una condizione che scatterebbe soltanto in presenza di determinate pratiche legate all'auto. Una via di mezzo, dunque, tra la libertà di scelta riservata oggi ai privati e il regime più rigido già previsto per imprese e professionisti.
Auto nuove e auto già circolanti: due percorsi diversi
Per chi acquista un veicolo nuovo, la stretta sarebbe immediata e senza possibilità di deroga: senza una Pec attiva, il concessionario o l'agenzia pratiche non potrebbero completare l'immatricolazione e, quindi, non si otterrebbero né la carta di circolazione né la targa. La Pec si affiancherebbe così a documenti come la carta d'identità o il codice fiscale tra i requisiti indispensabili al momento dell'acquisto.
Diverso il discorso per chi ha già un'
auto in circolazione: qui l'obbligo diventerebbe concreto solo quando il
proprietario deve affrontare una revisione periodica, aggiornare la carta di circolazione, trasferire la proprietà, nazionalizzare il veicolo o procedere a una reimmatricolazione. Chi non compie mai queste operazioni potrebbe teoricamente restare senza Pec per anni, ma basta la scadenza della revisione - obbligatoria la prima volta a quattro anni dall'immatricolazione e poi ogni due anni - per trasformare l'assenza del domicilio digitale in un ostacolo insormontabile: senza quell'indirizzo, semplicemente, la pratica non potrebbe essere portata a termine.
Compravendite, furti e veicoli esteri
Il caso più complesso riguarda il
passaggio di proprietà, perché coinvolge due persone contemporaneamente: se la norma restasse così com'è oggi formulata, sia il venditore sia l'
acquirente dovrebbero avere una Pec attiva, il primo per chiudere la propria posizione e il secondo per aprirla. Le
agenzie pratiche auto, che gestiscono la maggior parte di queste operazioni per conto dei privati, si troverebbero costrette a verificare preventivamente la presenza della Pec su Inad, con il rischio concreto di bloccare compravendite già concordate se anche una sola delle parti non fosse in regola.
Una situazione simile riguarderebbe chi subisce il furto della targa: la reimmatricolazione conseguente richiederebbe comunque una Pec attiva, anche se l'evento non dipende in alcun modo dalla volontà del proprietario. L'obbligo si estenderebbe, inoltre, ai veicoli immatricolati all'estero ma utilizzati abitualmente da residenti in Italia: l'iscrizione al Reve - il Registro dei veicoli esteri - sarebbe anch'essa subordinata al possesso di un domicilio digitale, con ricadute particolari su cittadini stranieri residenti e lavoratori transfrontalieri.
I nodi ancora irrisolti: costi, anziani ed eredità
Uno degli aspetti più delicati riguarda la durata dell'obbligo: il domicilio digitale dovrebbe restare attivo per tutto il tempo in cui si mantiene la proprietà del veicolo. Le caselle Pec, però, comportano un costo di rinnovo annuale, generalmente compreso tra 5 e 15 euro a seconda del gestore, e scadono se non vengono pagate. Chi attivasse una Pec solo per superare la revisione, senza poi rinnovarla, si ritroverebbe alla vendita successiva con un domicilio digitale di fatto inesistente, nella stessa condizione di chi non l'ha mai avuta.
Resta inoltre aperta la
questione degli intermediari: agenzie, concessionari e Automobile Club, che oggi gestiscono le pratiche per conto dei clienti, dovranno capire se potranno usare una propria Pec di servizio o se dovranno accompagnare ogni
cliente nell'attivazione di un indirizzo personale, con un possibile allungamento dei tempi.
Il tema più critico, però, riguarda il
divario digitale: persone anziane, residenti in zone con connessione
internet scarsa o semplicemente prive di dimestichezza con la posta elettronica certificata rischiano di trovarsi escluse da adempimenti ordinari come il rinnovo del libretto o la vendita dell'auto. Il testo in consultazione, per come risulta al momento, non prevede forme di assistenza né deroghe per queste categorie, e non chiarisce cosa accada in caso di
eredità, quando un
erede dovrebbe attivare una Pec a proprio nome prima ancora di poter completare la voltura del veicolo ricevuto. Le associazioni di categoria hanno tempo fino al 13 settembre per segnalare questi nodi al Ministero dei Trasporti: è in questa fase che le criticità pratiche possono ancora incidere sulla versione definitiva della norma.