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Lavoratore, ti spettano oltre 2.000 euro di rimborso se la busta paga è bassa e in pochi lo sanno: ecco come recuperarli

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Lavoratore, ti spettano oltre 2.000 euro di rimborso se la busta paga è bassa e in pochi lo sanno: ecco come recuperarli
Ogni mese milioni di lavoratori italiani intascano uno stipendio più basso di quello a cui avrebbero diritto, spesso senza nemmeno saperlo. La buona notizia è che, con la dichiarazione dei redditi 2026 - al via da maggio - è possibile rimediare e riprendersi quanto non è mai arrivato in busta paga. Ecco come fare
Pochi lavoratori sanno che il proprio datore di lavoro, nella sua veste di sostituto d'imposta, è obbligato ad applicare mensilmente in busta paga una serie di agevolazioni fiscali previste dalla legge. Tra queste rientrano il trattamento integrativo, il taglio del cuneo fiscale e le detrazioni per familiari a carico. Quando queste voci non vengono applicate - per scelta del lavoratore, per errore del datore o per una gestione approssimativa delle paghe - il risultato è uno stipendio netto inferiore a quello realmente spettante, a parità di retribuzione lorda.
Il meccanismo del recupero è semplice: presentando il modello 730/2026 (oppure il modello Redditi PF), l'Agenzia delle Entrate effettua un ricalcolo complessivo delle imposte e delle agevolazioni relative al periodo d'imposta 2025. Se emerge che determinate somme non sono state erogate pur spettando, queste vengono restituite sotto forma di rimborso fiscale direttamente in busta paga, solitamente a partire dal mese di luglio.
Fino a 1.200 euro con il bonus Renzi
Il trattamento integrativo - ancora oggi comunemente chiamato bonus Renzi - è probabilmente la voce più sottovalutata tra quelle che possono far lievitare il rimborso fiscale. Si tratta di 100 euro netti al mese, per un totale di 1.200 euro annui, riconosciuto ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Spetta in misura piena a chi ha un reddito annuo compreso tra 8.174 euro e 15.000 euro, mentre per chi si colloca nella fascia tra 15.000 e 28.000 euro può essere riconosciuto in misura ridotta, al verificarsi di precise condizioni legate alle detrazioni fiscali.
Nonostante si tratti di un diritto consolidato, molti lavoratori rinunciano volontariamente a riceverlo mese per mese per il timore di superare le soglie di reddito previste e di ritrovarsi a dover restituire le somme in sede di conguaglio di fine anno. Una precauzione comprensibile, ma che non comporta la perdita definitiva del beneficio: se a consuntivo il reddito rientra nei limiti stabiliti dalla norma, il bonus può essere recuperato integralmente attraverso la dichiarazione dei redditi. Lo stesso vale per chi è privo di sostituto d'imposta - come colf e badanti - per i quali il 730 rappresenta l'unico canale disponibile per accedere al trattamento integrativo.
Il taglio del cuneo fiscale vale fino a 1.000 euro
Con la legge di Bilancio 2025 è stato introdotto un nuovo meccanismo di taglio del cuneo fiscale che, rispetto al passato, funziona in modo diverso e più articolato. Il beneficio non viene più sempre erogato mensilmente in maniera automatica, ma è calcolato su una stima del reddito annuo presunto: questo significa che, durante l'anno, possono verificarsi scostamenti tra quanto anticipato e quanto effettivamente dovuto, con il rischio concreto di conguagli negativi a dicembre. Per evitare brutte sorprese, molti lavoratori hanno scelto di non percepire il bonus in anticipo, una decisione che però non fa perdere il diritto al rimborso.
Con il 730/2026 sarà possibile effettuare il ricalcolo definitivo e recuperare quanto non ricevuto nel corso del 2025. L'importo del beneficio varia in base alle fasce di reddito:
  • fino a 20.000 euro è previsto un trattamento integrativo calcolato in percentuale sul reddito;
  • tra 20.000 e 32.000 euro spetta il bonus pieno da 1.000 euro annui;
  • tra 32.000 e 40.000 euro l'importo si riduce progressivamente fino ad azzerarsi.

Sommato al trattamento integrativo, il recupero complessivo per chi rientra nelle soglie più basse può quindi avvicinarsi o superare i 2.000 euro.
Detrazioni per familiari a carico
C'è infine una terza voce che incide significativamente sull'importo dello stipendio netto e che, troppo spesso, non viene applicata: le detrazioni per familiari a carico. A differenza delle detrazioni da lavoro dipendente, che scattano in automatico, queste devono essere esplicitamente richieste dal lavoratore al datore di lavoro. Se la comunicazione non avviene, l'Irpef trattenuta mensilmente risulta più alta del dovuto, e la differenza può essere recuperata solo in fase dichiarativa.
Va ricordato che la legge di Bilancio 2025 ha modificato la platea dei beneficiari, restringendone il campo: le detrazioni spettano oggi per i figli a carico di età compresa tra 21 e 30 anni (senza limite in caso di disabilità), per il coniuge a carico e per gli ascendenti conviventi, mentre sono state escluse altre figure come fratelli, sorelle o affini.
Gli importi non sono trascurabili:
  • per un figlio a carico la detrazione teorica parte da 950 euro annui e si riduce al crescere del reddito (con 30.000 euro di reddito vale circa 650 euro);
  • per il coniuge a carico il massimo è 800 euro, ma nella maggior parte dei casi si attesta intorno ai 690 euro per redditi fino a 40.000 euro;
  • per gli ascendenti conviventi resta una detrazione massima di 750 euro, anch'essa decrescente in base al reddito complessivo.

Sommate tra loro, queste voci possono rappresentare un recupero fiscale tutt'altro che simbolico, e il 730/2026 è lo strumento per ottenerlo.


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