Per rientrare tra i familiari fiscalmente a carico, la legge fissa un tetto di reddito che il figlio non deve superare. Fino ai 24 anni compiuti, questo limite è stato portato a 4.000 euro, mentre dai 25 anni in avanti torna in vigore la soglia ordinaria, molto più bassa, di 2.840,51 euro.
Il reddito da considerare, va precisato, è quello complessivo calcolato al lordo degli oneri deducibili, così come previsto dall'articolo
12, comma 2 del
TUIR (
Testo unico delle imposte sui redditi). È proprio questa doppia soglia, pensata per agevolare i più giovani, a generare equivoci: molti genitori credono che basti restare sotto i 4.000 euro per mantenere il beneficio, senza rendersi conto che
il compimento dei 25 anni cambia tutto, indipendentemente dal mese in cui avviene.
Da dove arriva l'innalzamento a 4.000 euro
L'aumento della soglia per gli
under 25 non è una regola sempre esistita, ma il frutto di una scelta normativa relativamente recente. È stata la
legge di Bilancio 2018 a introdurla: nello specifico, l'
articolo 1, comma 252, della legge n. 205 del 2017 ha alzato il limite reddituale a 4.000 euro per i
figli che non abbiano ancora superato i 24 anni di età, con decorrenza dal 1° gennaio 2019.
La formulazione "età non superiore a 24 anni" è centrale per capire il meccanismo: significa che rientra nella soglia agevolata chiunque non abbia ancora spento la venticinquesima candelina. Superata quella soglia anagrafica, però, il beneficio maggiorato decade e si torna al parametro più restrittivo, quello valido per tutti gli altri familiari a carico.
Perché non si può dividere l'anno in due parti
Il punto che genera più dubbi riguarda proprio
il momento del compleanno. Molti immaginano che si possano applicare due regole diverse nello stesso anno: la soglia da 4.000 euro per i mesi precedenti al compleanno e quella da 2.840,51 euro per quelli successivi. Non funziona così.
Il requisito anagrafico si valuta guardando l'età raggiunta complessivamente nel corso dell'anno d'imposta, senza alcuna suddivisione tra "prima" e "dopo" la data di nascita. Che il compleanno cada a gennaio o il 31 dicembre, il risultato non cambia: se nel corso dell'anno il figlio ha compiuto 25 anni, per l'intero periodo d'imposta
si applica il limite più basso, quello ordinario. Non esiste quindi un calcolo proporzionale ai mesi trascorsi con l'età precedente.
Un caso concreto aiuta a capire meglio la portata della regola. Si pensi a un ragazzo che, nel 2025, ha percepito un reddito complessivo di 3.800 euro e ha compiuto 25 anni a novembre dello stesso anno. Si potrebbe pensare che, nel Modello 730/2026 (o nel Modello Redditi PF 2026, relativo proprio all'anno d'imposta 2025), sia comunque possibile far valere il carico fiscale per i mesi da gennaio a ottobre, quando il ragazzo aveva ancora 24 anni. In realtà non è così: avendo raggiunto i 25 anni nel corso del 2025, per tutti e dodici i mesi si applica il limite di 2.840,51 euro, e un reddito di 3.800 euro lo supera ampiamente. Il figlio, in questo caso, non può essere considerato a carico per nessun mese dell'anno, nemmeno per il periodo antecedente al compleanno.
Cosa conviene controllare prima di compilare la dichiarazione
Prima di inserire o escludere un figlio dal quadro dei familiari a carico, è opportuno ricostruire con attenzione tutte le componenti che formano il reddito complessivo, non solo lo
stipendio o i compensi più evidenti. Anche entrate meno immediate da individuare possono contribuire al superamento della soglia stabilita dall'articolo 12 del TUIR, con conseguenze dirette sulle
detrazioni spettanti ai genitori. La regola, in sintesi, è semplice da enunciare ma facile da sottovalutare: il compleanno non "spacca" l'anno fiscale in due, e l'età raggiunta nei dodici mesi determina, da sola, quale soglia reddituale rispettare per l'intero periodo d'imposta.