Più rate e decisioni più rapide sul territorio
La novità più importante riguarda il numero massimo di rate concesse e la cancellazione di un vecchio vincolo burocratico. Fino a ieri, infatti, per ottenere una rateazione superiore ai 24 mesi era necessaria un'autorizzazione del Ministero del Lavoro, con un inevitabile allungamento dei tempi.
Oggi questo passaggio non esiste più e i tetti massimi per i pagamenti cambiano in base all'importo del debito complessivo. Per le somme fino a 500.000 euro si può ottenere un piano di pagamento che arriva a un massimo di 36 rate mensili. Quando invece il debito supera la soglia dei 500.000 euro, il piano può essere esteso fino a 60 rate mensili.
A decidere sulle domande saranno direttamente i direttori degli uffici INPS sul territorio (provinciali per i debiti più bassi, regionali per quelli che superano i 500.000 euro). In questo modo a valutare la richiesta saranno le sedi locali, che conoscono meglio la realtà della singola azienda o del territorio.
Quali debiti si possono inserire nella domanda
La rateazione può riguardare tutti i debiti verso le diverse gestioni dell'INPS, purché si tratti di somme che si trovano ancora in una fase amministrativa. Questo significa che la domanda va presentata prima che l'INPS emetta l’avviso di addebito o che il debito venga affidato agli agenti della riscossione (come Agenzia delle Entrate-Riscossione). Rientrano nel piano anche le pratiche che sono già passate in gestione agli uffici legali dell'ente.
Nel piano di rientro si possono includere i contributi ordinari non versati, gli errori o le omissioni emersi a seguito di controlli e ispezioni e le somme indicate nelle lettere di conformità inviate dall'INPS. Inoltre, è possibile inserire nella rateazione anche i contributi previdenziali che il datore di lavoro ha trattenuto sullo stipendio dei dipendenti, ma non ha poi versato. Su questo punto l'INPS ricorda, però, che il via libera alle rate non cancella le eventuali sanzioni civili o penali se sono state superate le soglie previste dalla legge.
Per giustificare la richiesta, il contribuente deve dichiarare la propria difficoltà economica, che può derivare da motivi aziendali ordinari, come la crisi del proprio settore, ma anche da eventi eccezionali, come il ritardo nei pagamenti da parte di clienti pubblici o privati.
La novità della seconda opportunità
Il nuovo regolamento introduce un meccanismo molto utile, chiamato seconda dilazione. Se un contribuente ha già un piano di rateazione attivo, ma nel frattempo emergono nuovi debiti o non riesce a pagare i contributi correnti di un determinato mese, può chiedere un secondo piano parallelo al primo.
Ci sono tuttavia due regole rigide per evitare abusi. La prima è che non bisogna aver subito revoche di precedenti rateazioni per mancato pagamento nei 6 mesi passati. La seconda è che non si possono avere più di due piani attivi contemporaneamente, per cui, se si ha la necessità di presentare una terza domanda, bisognerà prima pagare interamente uno dei due piani già in corso. Inoltre, mentre il mancato pagamento di una rata incide solo su quel preciso piano, se non si pagano i contributi correnti del mese l'INPS revocherà immediatamente tutte e due le rateazioni concesse.
Il legame con la crisi d'impresa
Il regolamento si coordina anche con le norme del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. Di norma, l'apertura formale di una procedura di crisi azzera le rateazioni in corso e i debiti residui entrano nel conteggio generale della procedura. Tuttavia, per tutelare la continuità del lavoro e favorire il risanamento, se l'azienda ottiene l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o di un concordato, potrà chiedere all'INPS nuove rateazioni per i debiti nati dopo l'avvio della procedura stessa.
Come fare domanda e le regole per non perdere il beneficio
La richiesta va presentata esclusivamente online attraverso i servizi del Cassetto previdenziale, direttamente dal contribuente o tramite un consulente abilitato. La domanda è unica per ogni codice fiscale e deve rispecchiare l'intera situazione dei debiti in quel momento. Una volta inviata non si può modificare l'elenco, per cui, se in seguito emergono piccole differenze di calcolo, andranno pagate in un'unica soluzione entro 30 giorni.
L'INPS si impegna a rispondere molto rapidamente, entro 20 giorni di calendario dalla presentazione della domanda, comunicando l'accettazione o il rifiuto e la scadenza della prima rata.
Per far partire il piano è necessario pagare la prima rata entro la scadenza fissata. Se la prima rata viene saltata o pagata solo in parte, l'intera procedura viene annullata e non si potrà più chiedere una rateazione per quegli stessi debiti. Se invece si ritarda il pagamento delle rate successive, il piano non salta subito, ma verranno applicate le sanzioni civili per i giorni di ritardo.
Cosa succede per chi ha già una domanda in corso
Le nuove regole si applicano a tutte le domande presentate dal 21 maggio 2026 in poi. Tuttavia, l'INPS consente di sfruttare i nuovi vantaggi anche a chi ha presentato una domanda a partire dal 12 gennaio 2025 e ha la pratica ancora in corso di valutazione.
In questo caso, per chiedere di ricalcolare il numero delle rate adeguandosi alle nuove regole, ci sono 30 giorni di tempo a partire dal 21 maggio 2026. Basterà inviare una nota tramite la Comunicazione Bidirezionale del Cassetto previdenziale, specificando i dettagli della vecchia domanda e il nuovo numero di rate desiderato.