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Conto corrente, il giroconto non è sempre lecito e non tutti lo sanno: ecco quando il Fisco e il giudice lo contestano

Conto corrente, il giroconto non è sempre lecito e non tutti lo sanno: ecco quando il Fisco e il giudice lo contestano
Spostare denaro tra i propri conti sembra un'operazione innocua e di routine. Eppure, in alcuni casi specifici, il giroconto può nascondere insidie legali tutt'altro che banali. Vediamo insieme quali sono queste insidie e cosa rischi
Sempre più correntisti si trovano a fare i conti con giroconti bloccati o sospesi, soprattutto quando operano tramite le app di home banking. Le segnalazioni si moltiplicano in tutta Europa, anche se il fenomeno non ha ancora raggiunto dimensioni allarmanti. Nella maggior parte dei casi, il problema è riconducibile a controlli di sicurezza automatici: il sistema bancario può sospendere un'operazione se rileva, ad esempio, una dubbia corrispondenza tra l'intestatario indicato e i dati registrati, oppure se considera l'operazione anomala per qualsiasi altro motivo.
A volte si tratta semplicemente di problemi tecnici, legati al funzionamento dell'app o alla configurazione del conto di ricezione, risolvibili con una telefonata o una visita in filiale. Eventuali segnalazioni fiscali, invece, di per sé non comportano il blocco automatico di un giroconto, a meno che non sia stata disposta una misura restrittiva da parte delle autorità competenti.
Il giroconto è illegale? Dipende da come e perché lo usi
Il giroconto è uno strumento perfettamente lecito e riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico. Non esistono limitazioni particolari al suo utilizzo, a patto che avvenga nel rispetto delle condizioni generali per il trasferimento di denaro e delle clausole del contratto bancario. Il punto, però, è un altro: non è lo strumento in sé a poter essere illegale, ma la finalità con cui viene utilizzato.
Il giroconto diventa problematico - esattamente come qualsiasi altro trasferimento di denaro - quando viene impiegato per eludere controlli fiscali, occultare redditi non dichiarati, riciclare proventi illeciti o sottrarsi a pignoramenti. In questi casi, l'operazione perde la sua natura neutrale e si trasforma in un atto con rilevanza penale o amministrativa.
Va fatta anche un'ulteriore precisazione: il giroconto, per definizione, presuppone che entrambi i conti appartengano allo stesso titolare. Non si tratta tecnicamente di un illecito se i conti hanno intestatari diversi, ma in quel caso l'operazione non è propriamente un giroconto: è semplicemente un bonifico ordinario, soggetto a tutt'altra valutazione.
Il conto cointestato e il reato di appropriazione indebita
Il profilo di maggiore rischio legale riguarda una situazione apparentemente ordinaria: eseguire un giroconto da un conto corrente cointestato. In linea generale, questa operazione è del tutto legittima. Il problema sorge quando chi dispone il trasferimento utilizza somme che, nella sostanza, non sono nella sua disponibilità.
La legge prevede che il denaro presente su un conto cointestato sia di proprietà comune tra i correntisti, di norma in parti uguali, salvo diversa previsione contrattuale. Le operazioni possono essere autorizzate congiuntamente o anche disgiuntamente, a seconda di quanto stabilito nel contratto. Ma attenzione: la giurisprudenza ha ormai stabilito con chiarezza che la presunzione di comproprietà può essere superata attraverso prove concrete.
Questo significa che se, ad esempio, i fondi presenti sul conto cointestato provengono esclusivamente dagli stipendi accreditati dell'altro correntista, e uno dei titolari li trasferisce sul proprio conto personale tramite giroconto, si configura il reato di appropriazione indebita. Una conseguenza tutt'altro che trascurabile, che comporta non solo l'obbligo di restituzione delle somme - eventualmente maggiorate degli interessi - ma anche conseguenze penali. Questa regola si applica a qualsiasi operazione di prelievo o trasferimento da un conto cointestato, non solo ai giroconti.
Fisco e giroconti: quando sei al sicuro e quando no
Dal punto di vista fiscale, il giroconto rappresenta una delle operazioni più facili da giustificare. Chi agisce correttamente non ha nulla da temere: è sufficiente dimostrare che il denaro non ha mai cambiato proprietario, rimanendo sempre nella disponibilità dello stesso soggetto. Nel momento in cui il correntista prova - con documentazione verificabile - che le somme provengono da un proprio conto corrente, l'onere della prova si sposta sull'Agenzia delle Entrate, che dovrà eventualmente dimostrare che quei fondi sono fiscalmente imponibili.
La situazione è invece molto diversa per i trasferimenti provenienti da terzi: in quel caso, il denaro si presume essere un reddito tassabile, salvo prova contraria fornita dal contribuente. Per questo motivo, tenere traccia dei propri movimenti bancari e conservare la documentazione relativa all'origine dei fondi è sempre una buona abitudine, non per paura di sanzioni ingiuste, ma per potersi tutelare con semplicità in caso di eventuali accertamenti.


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