Nel cantiere del Decreto Fiscale (D.L. 38/2026) entra una proposta destinata a far discutere: l'introduzione di una flat tax per colf e badanti, con imposte versate direttamente dalle famiglie. Non si tratta ancora di una norma approvata, ma di un'ipotesi concreta emersa nel confronto parlamentare e accolta con apertura dall'Agenzia delle Entrate.
L'obiettivo è chiaro: ridurre l'evasione fiscale nel lavoro domestico, semplificando allo stesso tempo il sistema di pagamento delle imposte. Attualmente il lavoro domestico segue regole specifiche, rispetto ad altri rapporti di lavoro. Da un lato, le famiglie datrici di lavoro versano i contributi previdenziali all'Inps, mentre - dall'altro - l'Irpef è a carico del lavoratore o della lavoratrice, che deve pagarla autonomamente tramite dichiarazione dei redditi.
Il meccanismo presenta una criticità evidente perché, attualmente, una parte consistente dell'imposta non viene versata. Secondo quanto emerso in sede parlamentare, infatti, l'evasione Irpef nel settore domestico è altissima e ammonterebbe a circa mezzo miliardo di euro l'anno. I contributi, invece, sono generalmente versati con maggiore regolarità.
Per tentare di risolvere questo problema, si farebbe strada la proposta di considerare le famiglie come sostituti d'imposta. Un cambio di impostazione evidente che vedrebbe le famiglie come soggetti tenuti a trattenere le imposte dovute dalla retribuzione, per versarle direttamente allo Stato. Di fatto, sarebbe applicato lo stesso meccanismo già operativo per datori di lavoro nel settore privato ed enti pensionistici. In sintesi, al momento del pagamento dello stipendio, la famiglia tratterrebbe una quota fiscale e la verserebbe alle casse dello Stato, insieme o parallelamente ai contributi.
Al fine di rendere sostenibile questo nuovo obbligo, la proposta prevede altresì una tassazione più leggera rispetto all'Irpef ordinaria. Si parla infatti della possibile introduzione di una flat tax, vale a dire un'imposta con aliquota fissa, e di una ritenuta Irpef semplificata, più facile da calcolare e versare. L'obiettivo sarebbe duplice perché, da una parte, gli adempimenti fiscali per le famiglie sarebbero facilitati, dall'altra sarebbe ridotto il carico fiscale incentivando il contrasto al "nero" e l'emersione del lavoro regolare. In alcune ipotesi tecniche, si è anche immaginato un sistema progressivo nel tempo con il 5% iniziale, il 10% l'anno successivo fino al 15% a regime. Al momento, si ragiona però sui possibili scenari e senza alcun testo definitivo.
Come accennato sopra, l'Amministrazione finanziaria ha espresso un'apertura di principio alla proposta, sottolineando però un punto fondamentale: nella volontà di combattere l'evasione, il sistema deve restare semplice e facilmente comprensibile a tutti i contribuenti. Le famiglie, infatti, non sono strutture organizzate come le imprese e non possono essere gravate da obblighi complessi. Ecco perché si stanno valutando più soluzioni operative semplificate, come ad esempio un modello F24 precompilato e predisposto automaticamente dopo l'assunzione della colf o badante, oppure un ruolo più attivo dell'Inps che potrebbe calcolare sia contributi sia imposte e inviare un unico bollettino già pronto. L'idea di fondo è quella di integrare il pagamento fiscale nel sistema già esistente, evitando nuovi e gravosi passaggi burocratici.
Nel lavoro domestico, oggi l'Irpef sfugge facilmente ai controlli. Questo accade proprio perché il pagamento dell'imposta è lasciato al lavoratore, senza un meccanismo automatico di trattenuta. La ritenuta alla fonte, invece, consentirebbe di:
L'obiettivo è chiaro: ridurre l'evasione fiscale nel lavoro domestico, semplificando allo stesso tempo il sistema di pagamento delle imposte. Attualmente il lavoro domestico segue regole specifiche, rispetto ad altri rapporti di lavoro. Da un lato, le famiglie datrici di lavoro versano i contributi previdenziali all'Inps, mentre - dall'altro - l'Irpef è a carico del lavoratore o della lavoratrice, che deve pagarla autonomamente tramite dichiarazione dei redditi.
Il meccanismo presenta una criticità evidente perché, attualmente, una parte consistente dell'imposta non viene versata. Secondo quanto emerso in sede parlamentare, infatti, l'evasione Irpef nel settore domestico è altissima e ammonterebbe a circa mezzo miliardo di euro l'anno. I contributi, invece, sono generalmente versati con maggiore regolarità.
Per tentare di risolvere questo problema, si farebbe strada la proposta di considerare le famiglie come sostituti d'imposta. Un cambio di impostazione evidente che vedrebbe le famiglie come soggetti tenuti a trattenere le imposte dovute dalla retribuzione, per versarle direttamente allo Stato. Di fatto, sarebbe applicato lo stesso meccanismo già operativo per datori di lavoro nel settore privato ed enti pensionistici. In sintesi, al momento del pagamento dello stipendio, la famiglia tratterrebbe una quota fiscale e la verserebbe alle casse dello Stato, insieme o parallelamente ai contributi.
Al fine di rendere sostenibile questo nuovo obbligo, la proposta prevede altresì una tassazione più leggera rispetto all'Irpef ordinaria. Si parla infatti della possibile introduzione di una flat tax, vale a dire un'imposta con aliquota fissa, e di una ritenuta Irpef semplificata, più facile da calcolare e versare. L'obiettivo sarebbe duplice perché, da una parte, gli adempimenti fiscali per le famiglie sarebbero facilitati, dall'altra sarebbe ridotto il carico fiscale incentivando il contrasto al "nero" e l'emersione del lavoro regolare. In alcune ipotesi tecniche, si è anche immaginato un sistema progressivo nel tempo con il 5% iniziale, il 10% l'anno successivo fino al 15% a regime. Al momento, si ragiona però sui possibili scenari e senza alcun testo definitivo.
Come accennato sopra, l'Amministrazione finanziaria ha espresso un'apertura di principio alla proposta, sottolineando però un punto fondamentale: nella volontà di combattere l'evasione, il sistema deve restare semplice e facilmente comprensibile a tutti i contribuenti. Le famiglie, infatti, non sono strutture organizzate come le imprese e non possono essere gravate da obblighi complessi. Ecco perché si stanno valutando più soluzioni operative semplificate, come ad esempio un modello F24 precompilato e predisposto automaticamente dopo l'assunzione della colf o badante, oppure un ruolo più attivo dell'Inps che potrebbe calcolare sia contributi sia imposte e inviare un unico bollettino già pronto. L'idea di fondo è quella di integrare il pagamento fiscale nel sistema già esistente, evitando nuovi e gravosi passaggi burocratici.
Nel lavoro domestico, oggi l'Irpef sfugge facilmente ai controlli. Questo accade proprio perché il pagamento dell'imposta è lasciato al lavoratore, senza un meccanismo automatico di trattenuta. La ritenuta alla fonte, invece, consentirebbe di:
- agganciare il prelievo al momento del pagamento dello stipendio;
- ridurre il rischio di omissioni;
- garantire entrate più stabili allo Stato.
Al momento, come accennato, è una riforma in fase di costruzione. La flat tax per colf e badanti non è ancora legge, non c'è un emendamento approvato ed il tema è in fase di discussione parlamentare. Però è entrato ufficialmente nel percorso del Decreto Fiscale e potrebbe trovare spazio nei lavori di conversione in legge.
Vero è che la proposta in oggetto si inserisce in un contesto già in movimento. Nel 2026, infatti, il lavoro domestico è stato interessato da aggiornamenti dei minimi retributivi, modifiche ai contributi e novità contrattuali. L'eventuale introduzione di una ritenuta fiscale semplificata rappresenterebbe, quindi, un ulteriore tassello in un quadro normativo sempre più articolato.
Ricapitolando, che cosa potrebbe cambiare davvero per i cittadini? Ebbene, se la riforma dovesse andare in porto, gli effetti sarebbero rilevanti:
Vero è che la proposta in oggetto si inserisce in un contesto già in movimento. Nel 2026, infatti, il lavoro domestico è stato interessato da aggiornamenti dei minimi retributivi, modifiche ai contributi e novità contrattuali. L'eventuale introduzione di una ritenuta fiscale semplificata rappresenterebbe, quindi, un ulteriore tassello in un quadro normativo sempre più articolato.
Ricapitolando, che cosa potrebbe cambiare davvero per i cittadini? Ebbene, se la riforma dovesse andare in porto, gli effetti sarebbero rilevanti:
- per le famiglie vi sarebbe maggiore responsabilità fiscale ma anche anche procedure semplificate;
- per i lavoratori e le lavoratrici, le imposte sarebbero trattenute direttamente in busta paga e vi sarebbero minori adempimenti in dichiarazione;
- per lo Stato vi sarebbe maggiore certezza del gettito e una sicura riduzione dell'evasione fiscale.
Concludendo, la proposta di una flat tax per colf e badanti con ritenuta diretta va letta come un tentativo di trovare un delicato equilibrio tra semplificazione fiscale, riduzione dell'evasione e sostenibilità degli obblighi per le famiglie. Resta da capire se questo equilibrio sarà raggiunto nel testo finale della legge. Per ora, siamo ancora nella fase delle ipotesi, ma il tema è sul tavolo e potrebbe presto trasformarsi in una riforma concreta del lavoro domestico.