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Codice della Strada, rischi fino a 665 euro di multa se passi col rosso in bici e se causi un incidente paghi tutto tu

Codice della Strada, rischi fino a 665 euro di multa se passi col rosso in bici e se causi un incidente paghi tutto tu
Ogni giorno, in ogni città italiana, si ripete la stessa scena: un ciclista arriva al semaforo rosso, rallenta appena, guarda a destra e a sinistra e prosegue senza fermarsi. Una scelta che fa arrabbiare molti automobilisti e che sembra ormai quasi la norma. Ma da cosa nasce davvero questa abitudine, e quali conseguenze comporta sul piano legale? Scopriamolo insieme
Chi guida un'auto o cammina per strada conosce bene la scena: il semaforo diventa rosso e, mentre le automobili si fermano ordinatamente, una bicicletta continua la sua corsa come se nulla fosse. Questo comportamento, ripetuto talmente spesso da sembrare quasi fisiologico, ha finito per alimentare un vero e proprio pregiudizio nei confronti di chi si sposta sulle due ruote, come se infrangere la regola fosse diventata la prassi anziché un'eccezione isolata. Capire perché questo accada, però, richiede di andare oltre il giudizio immediato e osservare cosa si nasconde realmente dietro quella manovra.
Le ragioni pratiche e quelle legate alla sicurezza
Dietro la scelta di non fermarsi convivono due spiegazioni ben distinte. La prima ha a che fare con un aspetto molto concreto: un'automobile che passa col rosso può essere sanzionata anche giorni dopo, grazie ai sistemi di rilevazione che fotografano la targa e permettono di recapitare la multa al proprietario del veicolo senza bisogno di un vigile presente sul posto. Una bicicletta, non avendo targa, sfugge a questo tipo di controllo automatizzato: perché scatti una contravvenzione è necessario che un agente osservi direttamente l'infrazione e fermi il ciclista in quel preciso istante. Questo scarto nei controlli, secondo molti osservatori, contribuisce a rendere la violazione percepita come meno rischiosa da chi pedala.
La seconda ragione è, invece, legata alla sicurezza personale del ciclista. Fermarsi in bicicletta significa perdere l'equilibrio e dover ripartire da fermo, un momento in cui la reattività è più bassa rispetto a quella di un'auto. È proprio in quella frazione di secondo che il pericolo aumenta, soprattutto quando nelle vicinanze si trova un mezzo pesante pronto a svoltare a destra: gli angoli ciechi di camion e furgoni possono, infatti, impedire al conducente di accorgersi della presenza della bici. Non è un rischio astratto: in Italia diversi ciclisti hanno perso la vita proprio in tale tipo di dinamica, ed è per questo che alcuni scelgono di anticipare il verde di qualche istante, convinti - giustamente o meno - che sia più sicuro muoversi in anticipo piuttosto che restare fermi e ripartire nel momento più delicato.
Cosa dice la legge
Comprendere le motivazioni non significa però che il comportamento sia lecito. Il Codice non lascia spazio a interpretazioni: l'art. 41 del Codice della strada stabilisce l'obbligo di arresto davanti alla luce rossa, mentre l'articolo 146, comma 3, prevede per chi non rispetta questa regola una sanzione amministrativa che va da 167 a 665 euro, oltre alla decurtazione di sei punti dalla patente. Il ciclista, però, non subisce quest'ultima conseguenza: la Cassazione, con la sentenza n. 47589/2017, ha chiarito che le sanzioni accessorie legate alla patente (decurtazione punti e sospensione) non si possono applicare a chi commette l'infrazione con un veicolo per la cui guida non serve alcuna abilitazione, come appunto la bicicletta, anche se chi pedala possiede una patente per l'auto. Resta dovuta solo la multa. Nella prassi, però, capita ancora che qualche verbale riporti erroneamente la decurtazione punti anche per i ciclisti: in questi casi la parte relativa ai punti è impugnabile e va annullata in sede di ricorso.
Per gli automobilisti, invece, le conseguenze possono aggravarsi in caso di recidiva: se la stessa infrazione viene commessa due volte nell'arco di due anni, scatta la sospensione della patente da uno a tre mesi.
A partire da dicembre 2024, poi, chi ha già un saldo punti inferiore a venti rischia una sospensione più breve, di sette o quattordici giorni, già alla prima violazione accertata.
Capire non significa giustificare
Alla fine, il quadro che emerge è chiaro: le ragioni che spingono un ciclista a passare col rosso possono essere comprensibili, spesso legate a un timore concreto per la propria incolumità o a un incrocio percepito come poco sicuro. Ma questo non trasforma il gesto in un comportamento consentito. Davanti al semaforo rosso, la legge non fa sconti a nessuno, anche se le conseguenze accessorie sulla patente riguardano solo chi la possiede. Conoscere le regole, in questo caso, resta il primo passo per muoversi in città in modo più consapevole e sicuro, per sé e per gli altri.


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