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Codice della Strada, ora guidare il monopattino ubriaco è reato come per l'auto e rischi l'arresto: lo dice la Cassazione

Codice della Strada, ora guidare il monopattino ubriaco è reato come per l'auto e rischi l'arresto: lo dice la Cassazione
La Cassazione conferma che guidare un monopattino elettrico in stato di ebbrezza è un reato, con multe, arresto e responsabilità aggravata in caso di incidente. Scopri limiti, sanzioni e rischi legali per muoverti in sicurezza
Negli ultimi anni i monopattini elettrici e altri mezzi di micromobilità leggera hanno rivoluzionato gli spostamenti urbani. E, non a caso, dal 16 maggio prossimo tali mezzi dovranno avere targa e assicurazione, con uso obbligatorio del casco. La loro diffusione è rapida e progressiva, soprattutto nelle città italiane, e molti utenti li considerano una soluzione "sicura" per compiere brevi tragitti, anche dopo una serata in cui si è consumato alcol. Tuttavia, la legge non lascia spazio a interpretazioni: guidare un monopattino in stato di ebbrezza costituisce un illecito penale, esattamente come succede per le automobili o le motociclette.

A chiarirlo in modo definitivo è stata una recente sentenza della Cassazione (Cass. pen., Sez. IV, sent. n. 37391/2025). In particolare, la pronuncia ha confermato l'equiparazione tra monopattini elettrici e velocipedi ai sensi dell'art. 46 del Codice della strada: il monopattino è un veicolo a tutti gli effetti e, in una disputa giudiziaria, è destinato a essere bocciato l'argomento per cui i monopattini sarebbero semplici giocattoli o mezzi ludici e, conseguentemente, non soggetti alle stesse regole delle automobili.
Il comma 75 dell'art. 1 della legge 160/2019 è puntuale al riguardo. Equipara i monopattini elettrici ai velocipedi o biciclette, definiti nel dettaglio dall'art. 50 del Codice della strada comprendendovi anche le biciclette a pedalata assistita. Di fatto, attraverso tale equiparazione, la disciplina della circolazione dei monopattini viene semplificata, evidenziando anche i rischi legali derivanti dall'uso di questo mezzo dopo aver bevuto alcol.

Ecco perché la Suprema Corte ha rimarcato che il Codice della Strada definisce veicoli tutte le macchine guidate dall'uomo che circolano sulle strade, comprese le biciclette e, quindi, anche i monopattini elettrici. È un'equiparazione non solo formale, perché chi guida un monopattino deve rispettare tutte le norme di circolazione previste per i velocipedi, inclusi i divieti relativi all'alcol.

Se un conducente guida ubriaco, scatta la responsabilità penale perché si configura il reato di guida in stato di ebbrezza. La motivazione è semplice e facilmente comprensibile: un monopattino può interferire concretamente con la sicurezza della circolazione, e l'alcol riduce riflessi e capacità di controllo, rendendo il mezzo potenzialmente pericoloso per chi lo guida e per gli altri utenti della strada.

Inoltre, i giudici di piazza Cavour hanno colto l'occasione per chiarire che non si tratta di creare un nuovo reato, ma di applicare correttamente le norme già previste dal Codice della Strada. Chi viene fermato con andatura anomala e risulta positivo all'alcoltest può essere denunciato penalmente, proprio come se fosse alla guida di un'automobile o di una motocicletta.

Per la generalità dei conducenti, compresi quelli di monopattini, il limite del tasso alcolemico consentito è pari a 0,5 g/l, ma il superamento della soglia implica conseguenze diverse a seconda del valore accertato. L'art. 186 del Codice della strada distingue, infatti, tra fascia amministrativa (più di 0,5 g/l), fascia penale nel caso di superamento di 0,8 g/l e ipotesi più grave sopra i 1,5 g/l, con sospensione o revoca della patente, ammende elevate e, nei casi più gravi, arresto e confisca del veicolo.

Non solo. Se il conducente provoca un incidente stradale, la situazione peggiora. Infatti la responsabilità penale è aggravata, con pene più severe se ci sono feriti o danni a cose. E non importa quanto breve sia il tragitto: anche pochi metri percorsi in stato di ebbrezza possono portare a conseguenze penali.

Ricapitolando, la summenzionata sentenza costituisce un cambio di prospettiva significativo. Non esistono più "zone grigie": il monopattino è, a tutti gli effetti, un mezzo di trasporto ai sensi del Codice della Strada. Anche per tragitti brevi dopo aver bevuto, le forze dell'ordine possono effettuare controlli con etilometro e applicare le stesse norme penali previste per la guida delle vetture.

In conclusione, il messaggio della Cassazione è palese e inequivocabile: se hai bevuto, non salire sul monopattino. Non occorre la patente per guidarlo, ma ciò non esonera dal rispetto dei divieti fondamentali previsti a protezione della sicurezza pubblica. La responsabilità è reale e le conseguenze possono essere serie, inclusi arresto e sanzioni economiche pesanti.

A ben vedere, questo pronunciamento ha anche una valenza culturale. Punta, infatti, a responsabilizzare gli utenti e a proteggere pedoni, ciclisti e altri conducenti. La crescente presenza di monopattini nelle città rende indispensabile comprendere che la sicurezza stradale vale per tutti, indipendentemente dal mezzo utilizzato. La regola d'oro rimane, quindi, semplice: il monopattino è comodo e pratico, ma non è una scorciatoia sicura dopo aver bevuto. Rispettare i limiti di alcol è fondamentale per la propria incolumità e quella degli altri.


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