Il
rincaro dei carburanti, ancora percepito con forza da automobilisti e famiglie, avrebbe spinto l'esecutivo a riprendere in mano uno strumento già sperimentato in passato. Si tratterebbe di un contributo destinato ad alleggerire la spesa per benzina e gasolio, che per i lavoratori
dipendenti potrebbe passare attraverso l'azienda, sfruttando i canali del
welfare aziendale. Il riferimento è al modello introdotto nel 2022 dal
governo Draghi, quando le imprese private avevano avuto la possibilità di riconoscere ai propri dipendenti dei
buoni carburante esentasse, ossia non soggetti a tassazione e, quindi, non conteggiati ai fini della formazione del reddito imponibile.
All'epoca non si trattava di un versamento diretto da parte dello Stato, bensì di una facoltà concessa alle aziende: erano queste ultime, se lo ritenevano opportuno, a decidere se e quanto riconoscere ai propri lavoratori. Un'eventuale nuova edizione della misura potrebbe muoversi sulla stessa falsariga, riproponendo un tetto massimo simile a quello già visto, seppur restino ancora da definire diversi aspetti tecnici: se le imprese saranno semplicemente autorizzate a concedere il beneficio o se sarà previsto un meccanismo più stringente, e quale sarà l'importo definitivo, che potrebbe subire variazioni nel corso dell'iter di approvazione.
Non più un aiuto per tutti, ma mirato a chi ne ha più bisogno
Rispetto al passato, la vera novità riguarderebbe la platea dei beneficiari. Anziché distribuire il sostegno in modo generalizzato, il governo starebbe ragionando su come concentrare le risorse sulle famiglie e sui lavoratori economicamente più fragili. Tra le proposte emerse ci sarebbe quella di costituire, nel corso del 2026, un fondo da un miliardo di euro riservato ai nuclei con Isee non superiore a 20mila euro, ai quali potrebbe essere riconosciuto un buono carburante fino a un massimo di 100 euro.
Va sottolineato che, al momento, si tratta di una proposta ancora al vaglio e non di una misura già approvata in via definitiva. Questo secondo impianto, però, cambierebbe la logica di accesso al beneficio: non sarebbe più il rapporto di lavoro a determinare chi può usufruirne, come nel modello aziendale, ma la condizione economica del nucleo familiare, misurata appunto attraverso l'Isee.
Aziende o Isee: i pro e i contro dei due modelli
Sul tavolo, dunque, ci sarebbero due strade alternative e non necessariamente in conflitto tra loro. La prima, legata al rapporto di lavoro dipendente, potrebbe riproporre un beneficio fino a 200 euro erogato attraverso le imprese. La seconda, di natura più assistenziale, sarebbe invece indirizzata alle famiglie con Isee più basso, con un contributo massimo ipotizzato di 100 euro finanziato con risorse pubbliche. Anche in questo caso, cifre e modalità operative potrebbero cambiare durante il percorso legislativo.
La scelta tra i due modelli, o un'eventuale combinazione degli stessi, non è priva di conseguenze pratiche. Un'agevolazione legata esclusivamente all'Isee rischierebbe infatti di escludere una fetta di ceto medio che, pur non rientrando nelle soglie previste, sostiene comunque spese consistenti per raggiungere ogni giorno il posto di lavoro. Al contrario, un sistema affidato alle aziende sarebbe più rapido da attivare per chi è dipendente, ma lascerebbe fuori chi lavora in proprio.
Cosa cambia per autonomi e partite Iva
Per
professionisti, artigiani, agenti di commercio e piccoli imprenditori, replicare il sistema dei
fringe benefit pensato per i dipendenti non sarebbe però possibile così com'è strutturato. Una strada alternativa potrebbe passare dal Fisco, attraverso una deduzione o una detrazione aggiuntiva sulle spese sostenute per il carburante. In questo scenario, il beneficio non comparirebbe in busta paga, ma verrebbe riconosciuto in sede di dichiarazione dei redditi, secondo limiti e requisiti che dovrebbero essere fissati dalla
legge. Resterebbe, comunque, necessario individuare con precisione quale parte dell'utilizzo del veicolo sia riconducibile all'attività professionale e quale invece a esigenze personali, per evitare abusi e delimitare correttamente i costi ammessi allo sconto fiscale. Un nodo non secondario, considerando quanti lavoratori autonomi utilizzano quotidianamente l'auto per motivi di lavoro.
Il taglio delle accise e la sfida delle bollette
In attesa di capire come evolverà la proposta del
bonus selettivo, il governo ha già agito su un altro fronte, prorogando fino al 5 settembre il
taglio delle accise sul gasolio, che comporta uno
sconto complessivo di circa
17 centesimi al litro, calcolando anche l'effetto sull'Iva. Si tratta però di una misura temporanea, che pesa sulle casse pubbliche e non può rappresentare una soluzione strutturale.
Il possibile bonus carburante nascerebbe proprio per superare questo limite, indirizzando le risorse verso chi ha redditi più bassi o deve necessariamente usare l'auto per lavoro, anziché intervenire senza distinzioni sul prezzo pagato da tutti gli automobilisti.
Il tema energetico, del resto, non riguarda solo benzina e gasolio: secondo le stime, tra settembre e dicembre una
famiglia tipo con contratto a prezzo indicizzato potrebbe spendere circa 982 euro tra luce e gas, oltre 270 euro in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un aumento complessivo vicino al 40%. Una pressione che si somma a quella già avvertita sui carburanti, in un quadro in cui le famiglie italiane si trovano a fare i conti con più rincari contemporaneamente.