Lo sconto sui contributi per le assunzioni stabili nel 2026
La nuova disciplina, introdotta dal comma 153, stabilisce che, per tutto il 2026, le aziende private che attivano contratti a tempo indeterminato o trasformano rapporti a termine già esistenti possono beneficiare di una riduzione dei contributi previdenziali. Non si tratta di un annullamento totale, ma di uno sgravio parziale che esclude comunque i premi INAIL.
La misura è stata pensata per favorire l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e sostenere l'occupazione femminile, prevedendo inoltre un potenziamento per chi investe nella ZES (Zona Economica Speciale) del Mezzogiorno. Restano fuori dal beneficio i dirigenti, a conferma di come lo Stato voglia agevolare soprattutto la forza lavoro operativa. Per conoscere i limiti di spesa definitivi e i dettagli più tecnici, bisognerà comunque attendere un apposito Decreto Ministeriale che garantirà l'equilibrio dei conti pubblici.
Un sostegno da 8.000 euro per le madri lavoratrici
Uno dei punti più significativi della manovra è il comma 210, che introduce una protezione rafforzata per le madri che entrano nel mondo del lavoro dal 1° gennaio 2026. In questo caso, l’intervento è più massiccio, con un esonero dai contributi previdenziali del 100% e un tetto massimo di 8.000 euro all'anno. Per accedere a questo aiuto, la lavoratrice deve avere almeno tre figli, di cui il più piccolo minorenne e deve risultare senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.
La durata di questo incentivo cambia in base alla stabilità del contratto offerto dall'azienda. Se l'assunzione è a tempo determinato, lo sconto dura solo 12 mesi. Se un contratto a termine viene trasformato in indeterminato, il beneficio si estende fino a 18 mesi dalla data iniziale del rapporto. Infine, per chi viene assunto direttamente con un contratto stabile, lo Stato garantisce l'esonero totale per ben 24 mesi.
Flessibilità e part-time: la nuova conciliazione vita-lavoro
Altra novità interessante deriva dal comma 214, destinato a chi ha bisogno di ridurre l'orario di lavoro senza dover rinunciare alla propria posizione professionale. Lo Stato premia le aziende che accettano di trasformare un contratto da tempo pieno a tempo parziale, su richiesta di un lavoratore o di una lavoratrice con almeno tre figli conviventi. Se l'orario viene ridotto di almeno il 40%, l'impresa ottiene un esonero contributivo totale fino a un massimo di 3.000 euro annui.
Questo beneficio dura 24 mesi e può essere mantenuto finché il figlio più piccolo non compie 10 anni. Un dettaglio fondamentale riguarda le famiglie con figli con disabilità: in questo caso, il limite dei 10 anni decade completamente, rendendo l'agevolazione permanente finché dura il rapporto di lavoro part-time.
Vincoli tecnici e opportunità di cumulo con la Maxi-deduzione
Nonostante le aperture, la legge fissa dei confini molto chiari per evitare abusi o sovrapposizioni. Questi incentivi, sia quello per le madri che quello per il part-time, non si applicano mai ai rapporti di lavoro domestico o ai contratti di apprendistato. Inoltre, non è possibile sommare questi sconti ad altre riduzioni contributive previste da diverse normative. Tuttavia, esiste un'importante eccezione che le imprese devono considerare nella loro strategia fiscale: gli esoneri del 2026 sono cumulabili con la Maxi-deduzione del costo del lavoro per le nuove assunzioni stabili (prevista dal d.lgs. 216/2023).
Questo significa che un'azienda può tagliare i contributi mensili e, allo stesso tempo, aumentare la deduzione fiscale sulle tasse a fine anno.