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Assegno unico, stai per perdere gli arretrati per sempre e ricevere solo 58 euro: devi aggiornare subito l'ISEE all'INPS

Assegno unico, stai per perdere gli arretrati per sempre e ricevere solo 58 euro: devi aggiornare subito l'ISEE all'INPS
Chi non presenta l'ISEE entro il 30 giugno prossimo, riceverà soltanto l'importo minimo senza gli arretrati. Ecco che cosa sapere
Per molte famiglie che percepiscono l'assegno unico universale si avvicina una scadenza particolarmente importante. Entro il 30 giugno prossimo, infatti, occorre presentare l'ISEE aggiornato all'INPS al fine di ricevere l'importo corretto della prestazione e, soprattutto, per non perdere il diritto agli arretrati maturati dall'inizio dell'anno.

La riduzione dell'importo della prestazione economica, a sostegno di famiglie con figli a carico, riguarda esclusivamente coloro che non hanno ancora provveduto ad aggiornare la propria situazione economica attraverso la presentazione di una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), necessaria a ottenere l'ISEE 2026. Per chi non rispetterà questa scadenza, le conseguenze potranno essere rilevanti dal punto di vista economico.

A differenza di altri sussidi, l'importo dell'assegno non è uguale per tutti ma varia in base a diversi fattori, tra cui la situazione economica del nucleo familiare. E proprio per determinare tale situazione viene utilizzato l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente, ossia il ciato ISEE.

In linea generale, più basso è tale Indicatore e maggiore sarà l'importo dell'assegno unico riconosciuto alla singola famiglia, da parte dell'ente previdenziale. Al contrario, all'aumentare dell'Indicatore, la somma spettante tenderà a ridursi progressivamente. Ecco perché l'ISEE va essere aggiornato ogni anno. Senza una certificazione valida, Inps non è in grado di calcolare correttamente la somma spettante mensilmente e - con una scelta di semplificazione amministrativa e neutralità - applicherà automaticamente il valore minimo previsto dalla normativa, per garantire comunque una tutela base uniforme.

La scadenza ordinaria per la presentazione dell'ISEE aggiornato è fissata, come di consueto, al 28 febbraio di ogni anno. Chi non presenta la nuova DSU entro tale termine, non perde il diritto all'assegno unico. Ma dal mese successivo INPS sospende il calcolo personalizzato della prestazione e riconosce il solo importo minimo. Nel 2026, quest'ultimo è pari a 58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne.

Ciò significa che una famiglia con basso ISEE, che avrebbe diritto a somme significativamente superiori, rischia concretamente di ricevere importi molto al di sotto di quelli effettivamente spettanti. Le famiglie che non hanno aggiornato l'ISEE entro febbraio, possono ancora regolarizzare la propria posizione presentando la DSU entro il suddetto termine del 30 giugno. È la seconda e ultima possibilità spettante. Come accennato sopra, tale data rappresenta un termine particolarmente importante perché consente non soltanto di ottenere il ricalcolo verso l'alto dell'assegno unico, sulla base della situazione economica reale, ma anche di recuperare tutte le somme non percepite nei mesi precedenti.

In pratica, chi presenterà l'ISEE entro il 30 giugno otterrà:
  • l'importo corretto dell'assegno unico ricalcolato in base alla propria situazione economica;
  • gli arretrati relativi ai mesi in cui è stato erogato solo l'importo minimo;
  • il conguaglio, cioè il ricalcolo e il pagamento della differenza tra quanto già percepito e quanto effettivamente spettante.
La scadenza del 30 giugno ha carattere perentorio. Ciò significa che una volta superato tale termine, il diritto agli arretrati si perde definitivamente. Dal primo luglio chi non ha ancora presentato l'ISEE, continuerà a ricevere l'assegno unico nella misura minima prevista dalla legge. Se la DSU verrà presentata successivamente, l'ente previdenziale adeguerà l'importo soltanto a partire dal mese della presentazione della nuova attestazione, senza riconoscere alcun recupero delle mensilità precedenti. Per molte famiglie questo può tradursi nella perdita definitiva di diverse centinaia di euro.

Vero è che le conseguenze economiche variano sensibilmente in base alla composizione del nucleo familiare e al valore dell'ISEE. Ecco perché è caldamente consigliato verificare quanto prima la propria posizione, evitando di arrivare a ridosso della data di scadenza.

Per ottenere l'attestazione ISEE è necessario compilare e trasmettere la citata Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), il documento che contiene le informazioni reddituali e patrimoniali del nucleo familiare. Le modalità di presentazione sono sostanzialmente due. La soluzione più diffusa consiste nel rivolgersi a un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) o a un intermediario abilitato. In questo caso il cittadino consegna la documentazione necessaria e l'operatore provvederà alla compilazione e all'invio della DSU.

Chi preferisce procedere autonomamente può utilizzare i servizi telematici messi a disposizione dall'INPS nel suo portale web.
L'accesso avverrà tramite SPID, Carta d'Identità Elettronica (CIE) oppure Carta Nazionale dei Servizi (CNS). Una volta entrati nell'area dedicata sarà possibile compilare la DSU, indicando i dati richiesti relativi al patrimonio, ai redditi e alla composizione del nucleo familiare. In presenza delle autorizzazioni necessarie da parte dei componenti della famiglia, il sistema potrà inoltre utilizzare numerosi dati già presenti nelle banche dati pubbliche, semplificando notevolmente tutta la procedura.

Dopo l'invio della DSU, INPS elaborerà l'attestazione ISEE e aggiornerà automaticamente l'importo dell'assegno unico. Non sarà necessario fare ulteriori domande e, secondo le indicazioni fornite dall'istituto, il pagamento degli arretrati sarà generalmente effettuato nell'ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione dell'ISEE.

Come visto, la scadenza del 30 giugno prossimo rappresenta, quindi, un passaggio decisivo per le famiglie che percepiscono l'assegno unico e non hanno ancora aggiornato l'ISEE. Presentare la DSU entro tale data, consentirà di ottenere il ricalcolo della prestazione e di recuperare tutti gli arretrati maturati dall'inizio dell'anno. Al contrario, chi lascerà trascorrere il termine perderà definitivamente il diritto alle somme pregresse, continuando a ricevere l'importo minimo fino alla presentazione di una nuova attestazione.


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