L'
Assegno Ordinario di Invalidità - comunemente abbreviato in AOI - è una prestazione previdenziale erogata dall'INPS e disciplinata dalla
legge n. 222 del 12 giugno 1984. È bene chiarire subito un aspetto che spesso genera confusione:
si tratta di una misura previdenziale, non assistenziale. Questo significa che non dipende dalla situazione economica del richiedente, ma dai contributi versati nel corso della vita lavorativa.
Per avervi diritto, è necessario soddisfare due condizioni precise. La prima riguarda lo stato di salute: occorre che la propria capacità lavorativa risulti ridotta a meno di un terzo, ovvero che il grado di invalidità sia pari o superiore al 67%. La seconda condizione è contributiva: servono almeno cinque anni di contributi versati, di cui tre negli ultimi cinque anni precedenti la domanda.
Un aspetto di particolare interesse è che l'AOI può essere riconosciuto anche quando l'invalidità non è considerata permanente o definitiva. L'assegno viene, infatti, concesso per periodi di tre anni, al termine dei quali si procede con una visita medica di controllo. Se la condizione persiste, il beneficio viene rinnovato. Dopo tre rinnovi consecutivi, l'assegno acquisisce carattere definitivo, senza ulteriori revisioni periodiche.
Compatibilità con il lavoro e cosa succede al compimento dei 67 anni
A differenza di altre prestazioni che decadono nel momento in cui il beneficiario riprende a lavorare, l'Assegno Ordinario di Invalidità è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa. Tuttavia, il reddito percepito influisce sull'importo erogato.
Se il reddito da
lavoro supera
quattro volte il trattamento minimo, l'assegno viene
ridotto del 25%. Se invece supera
cinque volte il trattamento minimo, la riduzione sale
fino al 50%. Si tratta di un meccanismo di gradualità, che cerca di contemperare il diritto alla tutela con il principio di proporzionalità rispetto alle effettive condizioni economiche del lavoratore.
L'AOI
viene corrisposto fino al compimento dei 67 anni, età alla quale cessa automaticamente. A quel punto, si apre uno scenario alternativo: se il beneficiario ha maturato i requisiti contributivi previsti, l'assegno si trasforma in
pensione di vecchiaia. In caso contrario, può essere convertito in
Assegno Sociale, una misura di natura assistenziale destinata a chi non ha accumulato una contribuzione sufficiente.
La svolta del 2025: la sentenza della Corte Costituzionale e cosa cambia nel 2026
La novità più rilevante degli ultimi mesi riguarda una pronuncia destinata a cambiare in modo significativo la platea dei beneficiari. Con la
sentenza n. 95 del 2025, la
Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che limitava il diritto all'integrazione al trattamento minimo esclusivamente ai lavoratori con contributi versati prima del 1996, ovvero a coloro che rientrano nel sistema retributivo o misto.
Fino a quel momento,
chi aveva iniziato a lavorare dal 1996 in poi - i cosiddetti
contributivi puri - ne era escluso per legge. La Corte ha stabilito che questa distinzione viola i principi di
uguaglianza e tutela, estendendo il diritto all'integrazione anche a questa categoria di lavoratori. L'
INPS ha recepito la decisione con la
circolare n. 20 del 25 febbraio, dando istruzioni operative agli uffici per applicare il nuovo orientamento.
Gli importi 2026 e cosa significa l'integrazione al minimo
Per capire la portata concreta di questo cambiamento, è necessario chiarire il significato di
trattamento minimo. Si tratta della soglia al di sotto della quale una pensione - o, in questo caso, un assegno previdenziale - non può scendere. Per il 2026 il trattamento minimo è fissato a circa
611 euro mensili.
Grazie all'estensione introdotta dalla sentenza della Consulta, anche chi percepisce un AOI di importo ridotto e ha versato contributi esclusivamente con il metodo contributivo potrà, ora, richiedere l'integrazione fino alla soglia minima, purché rispetti i requisiti reddituali previsti dalla normativa vigente. Si tratta di un cambiamento che amplia concretamente la tutela economica per i soggetti più fragili, molti dei quali fino ad oggi ricevevano un assegno inferiore al minimo vitale, senza alcuna possibilità di integrazione.
In definitiva, l'Assegno Ordinario di Invalidità si conferma uno strumento previdenziale complesso ma prezioso, compatibile con il lavoro, soggetto a revisione periodica e, ora, più equo grazie all'intervento della Corte Costituzionale.