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Agenzia delle Entrate, ora possono farti un controllo fiscale anche per una foto di Google Street View: nuova ordinanza

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Agenzia delle Entrate, ora possono farti un controllo fiscale anche per una foto di Google Street View: nuova ordinanza
La foto di Google Street View può essere utilizzata come prova nell'accertamento tributario? Scopriamolo insieme
Le fotografie reperite su internet possono assumere rilevanza probatoria e devono essere valutate unitamente agli altri elementi acquisiti al giudizio. La fotografia, infatti, costituisce una prova precostituita della conformità dell’immagine alle cose e ai luoghi rappresentati.

Ne consegue che la parte che intenda contestarne l’efficacia probatoria non può limitarsi a negare genericamente i fatti che l’altra parte mira a dimostrare mediante la produzione fotografica, ma deve disconoscere in modo specifico la corrispondenza dell’immagine alla realtà rappresentata.

È questo, in sintesi, il principio affermato dalla Corte di Cassazione civile con l’ordinanza n. 15487/2026.

Pertanto, la foto di Google Street View può essere utilizzata come prova nell'accertamento tributario, anche se costituisce l'unico elemento su cui si fonda la contestazione.

Ad avviso della Suprema Corte, per far perdere efficacia probatoria alle fotografie il contribuente deve fornire una contestazione:
  • chiara;
  • circostanziata;
  • esplicita, allegando elementi che dimostrino la difformità tra la situazione reale e quella riprodotta nelle immagini.

Si ricorda che anche le chat di WhatsApp possono essere utilizzate come prova ai fini di un accertamento tributario, anche senza che sia stato disposto alcun tipo di controllo diretto, come stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 8376 del 28 febbraio 2025.

Immaginiamo, ad esempio, che Antonio Stalla risulti formalmente titolare di una ditta individuale in regime forfettario; tuttavia, dalle conversazioni acquisite tramite chat e WhatsApp emergerebbe che l'attività è in realtà svolta con la partecipazione di altri soggetti assimilabili a soci, condizione che non consente di fruire del regime agevolato.
Come riportato nella sentenza, le autorità, come l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, potrebbero analizzare le conversazioni per individuare eventuali comportamenti di evasione.

Tuttavia, affinché un cellulare e il suo contenuto possano essere sequestrati, si devono rispettare precise condizioni.

Infatti, il sequestro di uno smartphone non viene disposto in automatico: deve essere giustificato dalla necessità di acquisire prove rilevanti per un'indagine. In particolare, nel contesto fiscale, può avvenire se:
  • vi sono fondati indizi di reato: le autorità devono dimostrare che il telefono potrebbe contenere prove di evasione fiscale o di altri illeciti tributari;
  • è autorizzato da un magistrato: il sequestro di dispositivi digitali deve essere disposto da un giudice, che valuta la legittimità e la proporzionalità della misura;
  • riguarda reati fiscali gravi: il semplice sospetto di evasione non è sufficiente. Il sequestro è più probabile in casi di frode fiscale, fatture false o occultamento di redditi.


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