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Agenzia delle Entrate, ora controllano i tuoi social e il conto corrente con l'IA: ecco chi rischia l'accertamento

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Agenzia delle Entrate, ora controllano i tuoi social e il conto corrente con l'IA: ecco chi rischia l'accertamento
Dal 2025, l'Agenzia delle Entrate dispone di un alleato tecnologico potentissimo capace di incrociare migliaia di dati in pochi secondi, mettendo a confronto ciò che i contribuenti dichiarano con ciò che realmente possiedono e spendono. Vediamo nel dettaglio come funziona questo software e chi rischia di essere controllato
Ve.R.A. - acronimo di "Verifica Rapporti Addestrata" - è un sofisticato sistema di intelligenza artificiale, sviluppato dall'Agenzia delle Entrate per contrastare l'evasione fiscale su scala massiva. Non si tratta di un semplice programma di controllo: Ve.R.A. è un vero e proprio strumento di data analysis che attinge all'Archivio dei rapporti finanziari, la cosiddetta Superanagrafe bancaria, e incrocia quei dati con le dichiarazioni dei redditi, il registro del Catasto e la fatturazione elettronica. Il risultato è una fotografia dettagliata della situazione patrimoniale e finanziaria di ogni contribuente, elaborata in tempi che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili.
L'idea alla base non è del tutto nuova: le banche dati utilizzate da Ve.R.A. sono accessibili all'Amministrazione finanziaria da oltre un decennio. La vera rivoluzione sta nella capacità di elaborazione: se prima i controlli avvenivano per campione, con criteri "artigianali" e tempi lunghi, oggi l'algoritmo consente un'analisi sistematica e continua dell'intera platea dei contribuenti. In più, grazie a strumenti di web scraping, Ve.R.A. è in grado di raccogliere e analizzare anche le informazioni che i contribuenti lasciano volontariamente sul web - dai social network alle piattaforme di compravendita online - costruendo profili di rischio sempre più precisi.
Come funziona nella pratica: dal dato all'accertamento
Quando Ve.R.A. rileva un'anomalia - un divario tra il reddito dichiarato e il tenore di vita effettivo, movimenti bancari incoerenti con l'attività professionale svolta, o giacenze medie in crescita a fronte di dichiarazioni sempre uguali - il contribuente viene automaticamente classificato come "a rischio". L'algoritmo produce, quindi, liste di soggetti sospetti che vengono trasmesse alle direzioni regionali e provinciali dell'Agenzia delle Entrate, le quali provvedono poi a valutare caso per caso.
Qui entra in gioco un principio fondamentale che il legislatore ha voluto preservare: nessun atto impositivo può essere emesso automaticamente dal software. Il funzionario dell'Agenzia delle Entrate rimane il garante finale del processo e deve validare l'anomalia rilevata, prima che parta qualsiasi accertamento formale. L'intelligenza artificiale orienta e accelera il lavoro umano, ma non lo sostituisce. Questo equilibrio garantisce che la macchina non possa, da sola, generare conseguenze tributarie per il cittadino.
Cosa controlla Ve.R.A.
Il raggio d'azione di Ve.R.A. è più ampio di quanto si possa immaginare. Il sistema non si limita a fotografare il saldo di un conto corrente in un dato momento: analizza l'andamento delle giacenze medie nel tempo, verifica se i bonifici in entrata e in uscita sono coerenti con la natura dell'attività professionale dichiarata, e controlla se le spese effettuate con carte di credito o bancomat siano proporzionate alla disponibilità economica risultante dalla dichiarazione dei redditi. Anche versamenti in contanti ricorrenti o acquisti di beni di lusso possono finire nel mirino dell'algoritmo, se non trovano giustificazione nei redditi dichiarati.
Va poi considerato un aspetto temporale di grande rilevanza pratica: la velocità dei controlli è radicalmente cambiata. In passato, l'Agenzia delle Entrate interveniva mediamente dopo quattro o cinque anni dalla presentazione della dichiarazione. Con Ve.R.A. pienamente operativo, le cosiddette lettere di compliance - comunicazioni con cui il Fisco invita il contribuente a chiarire eventuali anomalie - possono arrivare già nell'anno successivo a quello della dichiarazione.
Questo comporta conseguenze importanti: da un lato, il contribuente ha la possibilità di regolarizzare la propria posizione in tempi brevi, beneficiando di sanzioni ridotte prima che scatti un formale avviso di accertamento; dall'altro, il margine per chi tenta di occultare redditi si assottiglia drasticamente.
I diritti del contribuente: il contraddittorio preventivo
Nonostante la potenza dello strumento, il contribuente non è indifeso di fronte a Ve.R.A. La normativa vigente garantisce il diritto al contraddittorio preventivo: prima che l'accertamento diventi definitivo, il contribuente ha la facoltà di fornire documenti, spiegazioni e prove contrarie a quanto rilevato dall'algoritmo. Si tratta di un passaggio molto importante, poiché molte anomalie apparenti possono trovare giustificazione in circostanze del tutto legittime - una donazione familiare, un'eredità, un risarcimento assicurativo - che il software, per sua natura, non è in grado di valutare autonomamente.
Va ricordato, in questo senso, che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ribadito come le risultanze delle indagini finanziarie non costituiscano prova assoluta di evasione, bensì una presunzione relativa che il contribuente può superare fornendo elementi idonei a dimostrare la legittima provenienza delle somme contestate. Il legislatore, con il decreto legislativo n. 218/1997 (Disposizioni in materia di accertamento con adesione e di conciliazione giudiziale sull'accertamento con adesione) e con le successive modifiche introdotte dallo Statuto del contribuente (legge n. 212/2000), ha costruito un sistema in cui il dialogo tra Fisco e contribuente rimane un pilastro irrinunciabile, anche nell'era dell'intelligenza artificiale.


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