I segnali che allertano l'Agenzia delle Entrate
I criteri di selezione per il controllo preventivo riguardano esclusivamente i contribuenti che hanno presentato il 730 apportando modifiche rispetto alla dichiarazione precompilata, con conseguenti effetti sulla determinazione del reddito o dell'imposta dovuta. Chi ha accettato la precompilata senza modificarla, invece, non è esposto agli stessi rischi di rallentamento.
Quando i numeri non tornano: le incongruenze con le CU
Per chi ha invece modificato la dichiarazione, l'Agenzia confronta ciò che il contribuente ha dichiarato con i dati già in suo possesso. Se emergono scostamenti significativi rispetto alle Certificazioni Uniche oppure rispetto alle informazioni trasmesse da soggetti terzi come farmacie, università o enti previdenziali, il sistema segnala la posizione per un approfondimento. Si tratta, quindi, di una verifica volta a chiarire se dalla dichiarazione emergono le stesse informazioni desumibili dagli altri dati. In caso contrario, il fascicolo viene messo da parte per un esame più attento.
Il peso del passato fiscale
Un altro elemento che rileva è la storia fiscale del contribuente. Il provvedimento prevede esplicitamente che la soglia di attenzione si alzi in presenza di irregolarità emerse nelle dichiarazioni degli anni precedenti. Chi ha già avuto contestazioni o correzioni in passato potrebbe quindi ritrovarsi sottoposto a verifiche più approfondite, indipendentemente dalla correttezza formale della dichiarazione attuale.
La soglia dei 4.000 euro
Esiste poi una regola di carattere generale, valida a prescindere dai singoli profili, secondo cui, quando il rimborso IRPEF supera i 4.000 euro, il Fisco applica automaticamente una maggiore cautela prima di procedere all'erogazione. È una misura non discrezionale, che si affianca ai criteri di selezione per incoerenza definiti anno per anno. Le stesse logiche si applicano a chi ha presentato la dichiarazione tramite un CAF o un professionista abilitato.
Controlli preventivi e rimborsi: cosa cambia davvero nella pratica
Il fondamento giuridico di questa procedura si trova nel comma 3-bis dell'art. 5 del d.lgs. n. 175/2014, che disciplina le modalità di erogazione dei rimborsi derivanti dalle dichiarazioni precompilate. Le verifiche possono svolgersi in forma automatizzata, attraverso l'incrocio dei dati già disponibili nelle banche dati dell'Agenzia, oppure mediante la richiesta e l'analisi diretta della documentazione giustificativa. In entrambi i casi, il rimborso non arriverà nei tempi ordinari.
Quando si aspetta e fino a quando
Per chi presenta il 730 entro il 31 maggio, i primi rimborsi in busta paga iniziano ad arrivare già a luglio, con qualche settimana di anticipo per i pensionati. Quando però la dichiarazione è soggetta ai controlli preventivi, le date cambiano. La norma prevede che le verifiche si concludano entro 4 mesi dal termine ordinario di trasmissione, ossia entro il 30 settembre 2026, oppure entro 4 mesi dalla data di effettivo invio, se questo è avvenuto dopo tale scadenza. Solo al termine di questo periodo l'Agenzia procede all'erogazione, e comunque non oltre il sesto mese successivo alla scadenza di trasmissione.