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Articolo 749 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Procedimento per la fissazione dei termini

Dispositivo dell'art. 749 Codice di procedura civile

L'istanza per fissazione di un termine entro il quale una persona deve emettere una dichiarazione o compiere un determinato atto [c.c. 481, 485, 487, 488, 500, 620, 645, 650, 702], se non è proposta nel corso di un giudizio (1), si propone con ricorso [125] al tribunale (2) del luogo in cui si è aperta la successione [c.c. 456].

Il giudice (3) fissa con decreto l'udienza di comparizione del ricorrente e della persona alla quale il termine deve essere imposto e stabilisce il termine entro il quale il ricorso e il decreto debbono essere notificati, a cura del ricorrente, alla persona stessa (4).

Il giudice provvede con ordinanza (5), contro la quale è ammesso reclamo al tribunale in composizione collegiale a norma dell'articolo 739 (6). Il collegio, del quale non può far parte il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato, provvede con ordinanza non impugnabile in camera di consiglio, previa audizione degli interessati a norma del comma precedente (7).

Le stesse forme si osservano per chiedere la proroga di un termine stabilito dalla legge. La proroga del termine stabilito dal giudice si chiede al giudice stesso [154].

Note

(1) La dottrina più autorevole ha individuato quattro ipotesi di applicazione della norma in commento. La prima è quella relativa alla fissazione di un termine entro cui un soggetto deve emettere una dichiarazione come ad esempio prevede l'art. 481 del c.c. in base al quale chiunque vi abbia interesse, può chiedere all'autorità giudiziaria di fissare un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all'eredità; la seconda si ha quando deve essere fissato un termine entro cui un soggetto deve compiere un atto come nel caso in cui venga richiesta la fissazione del termine per la presentazione del testamento olografo per la sua pubblicazione (art. 620 del c.c.II comma) o per la apertura e la pubblicazione del testamento segreto (art. 621 del c.c.). La terza riguarda la proroga di un termine fissato dalla legge (art. 485 del c.c.). Ed infine la quarta ipotesi è relativa alla proroga di un termine fissato dal giudice.
(2) La parola «pretore» è stata sostituita dalla parola «tribunale» dall'art. 113, d.lgs. 19-2-1998, n. 51, recante l'istituzione del giudice unico, a decorrere dal 2-6-1999.
(3) La parola «pretore» è stata sostituita dalla parola «giudice» dall'art. 113, d.lgs. 19-2-1998, n. 51, recante l'istituzione del giudice unico, a decorrere dal 2-6-1999.
(4) In tutte le ipotesi di cui alla nota 1, si precisa che se l'istanza viene proposta nel corso di un giudizio già pendente, essa va rivolta allo stesso giudice della causa. Diversamente, se non è in corso nessun giudizio l'istanza si propone con ricorso al Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, che darà vita ad un procedimento in contraddittorio tra le parti che si conclude con ordinanza con cui il Tribunale concede o nega la fissazione del termine richiesto.
(5) Si precisa che il termine fissato con ordinanza deve intendersi stabilito a pena di decadenza.
(6) L'ordinanza è soggetta a reclamo davanti al Tribunale in composizione collegiale da proporsi con ricorso entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell'ordinanza (art. 739 del c.p.c.). Inoltre, si tratta di un'ordinanza revocabile ai sensi dell'art. 742, per il richiamo contenuto nell'art. 742bis.
(7) Secondo il recente orientamento della Corte di cassazione, l'ordinanza che decide il reclamo ha carattere decisorio e definitivo, in quanto è diretta a dirimere un conflitto tra diritti soggettivi e non è suscettibile di revoca ai sensi dell'art. 742, mentre risulta ricorribile per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost..

Spiegazione dell'art. 749 Codice di procedura civile

Il procedimento disciplinato dalla norma in esame deve farsi rientrare tra quelli che, in materia successoria, vengono utilizzati per provocare un intervento del giudice volto a fissare un termine entro cui un soggetto deve compiere un determinato atto o emettere una dichiarazione di volontà (del medesimo procedimento ci si può avvalere per chiedere al giudice la proroga di un termine stabilito dalla legge).
Poiché non è diretto a risolvere un conflitto su un diritto, ma soltanto a regolarne l'esercizio, a tale procedimento si riconosce natura volontaria.

Quattro sono le ipotesi in cui la norma può trovare applicazione, e precisamente:
1. per chiedere che venga fissato un termine entro cui una persona deve emettere una dichiarazione di volontà (è questo il caso di cui all’art. 481 del c.c.;
2. per aver fissato un termine entro il quale deve essere compiuto un determinato atto (si può fare l’esempio di cui all’art. 620 del c.c.);
3. per ottenere la proroga di un termine previsto dalla legge (ne è un esempio l’ipotesi disciplinata dall’art. 703 del c.c.;
4. per ottenere la proroga di un termine fissato dal giudice (per esempio quello dell'art. 500 del c.c.).

In forza del richiamo contenuto all’art. 81 delle disp. att. c.c., al procedimento in esame è anche possibile fare ricorso, quando non vi sia giudizio pendente, per ottenere la fissazione dei termini di cui agli artt. 1286 e 1287 c.c. nel caso in cui debba effettuarsi la scelta tra più obbligazioni alternative (competente è il giudice del luogo in cui la prestazione deve essere eseguita).

Secondo quanto disposto al comma 1, l'istanza per la fissazione (o la proroga) del termine si propone con ricorso al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione; se vi è giudizio pendente, la relativa istanza si propone nel giudizio stesso, in via incidentale (tra il giudizio ordinario pendente ed il giudizio camerale si instaura una sorta di collegamento).

Presentata l’istanza, il giudice, ai sensi del 2° co., fissa l'udienza per la comparizione del ricorrente e della persona alla quale deve essere imposto il termine, ponendo a carico dell'istante l’onere di provvedere alla notificazione del ricorso e del decreto alla persona stessa nel termine dallo stesso giudice stabilito.
Il procedimento si svolge in camera di consiglio, nel contraddittorio degli interessati.
Al termine, il tribunale provvede con ordinanza reclamabile davanti al tribunale in composizione collegiale ex art. 739 del c.p.c..

Il reclamo avverso l'ordinanza è deciso da un collegio del quale, secondo quanto espressamente previsto al comma 3, non può far parte il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato.
La decisione viene assunta in camera di consiglio, con ordinanza non impugnabile, dopo avere sentito gli interessati.
Il termine per impugnare è di dieci giorni e decorre dalla comunicazione ovvero dalla notificazione dell'ordinanza.
Nel procedimento in esame è possibile la proposizione del regolamento di competenza ex art. 45 del c.p.c..

Massime relative all'art. 749 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 1521/2005

È ammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il provvedimento con il quale il tribunale, pronunciando in sede di reclamo ex art. 749 c.p.c., disponga la revoca della proroga del termine assegnato ex art. 500 c.c. all'erede accettante con beneficio di inventario per liquidare le attività ereditarie e formare lo stato di graduazione, trattandosi di provvedimento idoneo ad incidere su posizioni sostanziali di diritto soggettivo dell'erede medesimo (per la previsione, in particolare, della decadenza dal beneficio di inventario conseguente al mancato compimento, nel termine stabilito, delle menzionate operazioni), in contrapposizione a creditori del defunto e legatari.

Cass. civ. n. 1301/1998

L'art. 749 c.p.c., nel prevedere che a conoscere dell'istanza per la fissazione di un termine entro il quale una persona deve emettere una dichiarazione o compiere un determinato atto — nel caso in cui esso non sia proposto nel corso del giudizio — sia competente il pretore, presuppone, ai fini della deroga a tale ultima competenza in favore di quella del giudice presso il quale pende il detto giudizio, che l'adempimento di cui trattasi rilevi nel giudizio stesso in guisa tale da istituirne una connessione necessaria col procedimento diretto alla fissazione del termine. (Nella specie, la S.C., sancendo il principio di cui in massima, ha negato che sussiste una connessione di siffatto tipo fra giudizio di pagamento del legato e procedimenti di fissazione di un termine agli eredi per rendere conto dell'amministrazione dell'eredità).

Cass. civ. n. 920/1977

Nel procedimento promosso contro il chiamato all'eredità, la richiesta di fissazione di un termine, entro il quale il convenuto debba accettare o rinunciare all'eredità medesima (art. 481 c.c.), non può essere avanzata per la prima volta in grado di appello, ai sensi dell'art. 345 c.p.c.).

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