Cassazione civile Sez. II sentenza n. 2276 del 27 febbraio 1995

(3 massime)

(massima n. 1)

L'art. 471 c.c., disponendo che le ereditÓ devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell'incapace possa accettare l'ereditÓ in modo diverso da quello prescritto dall'art. 484 c.c., che consiste in una dichiarazione espressa di volontÓ volta a fare acquistare all'incapace la qualitÓ di erede con limitazione della responsabilitÓ ai debiti e ai pesi intra vires hereditatis. Ne consegue che l'accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall'art. 476 c.c. (nella specie, trattavasi di una divisione amichevole dei beni ereditari), non rientra nel potere del rappresentante legale e perci˛ non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell'incapace, che resta nella posizione di chiamato all'ereditÓ fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare o di rinunziare all'ereditÓ entro il termine della prescrizione.

(massima n. 2)

Qualora il genitore esercente la potestÓ sul figlio minore chiamato all'ereditÓ faccia l'accettazione prescritta dall'art. 471 c.c., da cui deriva l'acquisto da parte del minore della qualitÓ di erede (artt. 470 e 459 c.c.) ma non compia l'inventario ľ necessario solo per poter usufruire della limitazione della responsabilitÓ ľ e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore etÓ, l'ereditÓ resta acquisita da quest'ultimo, che va per˛ considerato erede puro e semplice (art. 489 c.c.).

(massima n. 3)

Il mancato acquisto della qualitÓ di erede, che si risolve nel difetto di legittimazione ad agire o a contraddire, pu˛ essere denunziato dalla parte avversa e comunque rilevato d'ufficio dal giudice, cui spetta di accertare la coincidenza del soggetto che esercita o contrasta l'azione con quello cui la legge riconosce il potere di agire o resistere in ordine al rapporto giuridico dedotto in giudizio.

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