AUTORE:
Francesco Amoroso d'Aragona
ANNO ACCADEMICO: 2024
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Pavia
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La tesi affronta il tema del passaggio intergenerazionale dell’impresa, snodo cruciale per la continuità delle aziende familiari e, più in generale, per la stabilità del tessuto economico italiano. L’indagine prende le mosse dal divieto dei patti successori di cui all’art. 458 c.c., tradizionalmente posto a tutela della libertà testamentaria, ma oggi percepito come uno dei principali ostacoli alla pianificazione anticipata della successione dell’imprenditore, soprattutto quando occorra preservare l’unità dell’impresa, la continuità della gestione e l’equilibrio tra gli interessi dei successibili.
Muovendo da tale premessa, il lavoro ricostruisce anzitutto il perimetro applicativo del divieto, esaminandone fondamento, portata, effetti e limiti, anche alla luce del diritto internazionale privato e delle figure negoziali che la prassi e l’elaborazione dottrinale ritengono compatibili con l’ordinamento. L’obiettivo è verificare entro quali confini possa esplicarsi l’autonomia privata nella predisposizione di assetti successori idonei a governare il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni sociali.
Una parte centrale della ricerca è dedicata al patto di famiglia, istituto introdotto come deroga al divieto dei patti successori per consentire il trasferimento anticipato dell’azienda o delle partecipazioni societarie. La tesi ne analizza natura giuridica, struttura, requisiti soggettivi e oggettivi, disciplina delle vicende successive alla stipulazione, tutela dei legittimari e profili fiscali.
Dall’esame svolto, in particolare, emerge come il patto di famiglia – pur rappresentando uno strumento di grande rilievo sistematico – presenti persistenti incertezze interpretative e applicative, che ne hanno limitato la diffusione nella prassi. Tra i nodi più rilevanti figurano la sua qualificazione funzionale, la gestione dei legittimari sopravvenuti e il rapporto con i meccanismi di tutela della legittima.
L’analisi si estende, poi, agli strumenti di diritto societario e al trust, quali possibili tecniche alternative o complementari di pianificazione. In particolare, vengono esaminate le clausole statutarie e i meccanismi di governance utili a prevenire la frammentazione del controllo e a favorire una successione programmata nelle posizioni imprenditoriali. Quanto al trust, la ricerca ne mette in evidenza la notevole flessibilità operativa, la capacità di separare titolarità e gestione dei beni e l’idoneità a costruire assetti coerenti con le esigenze concrete della famiglia e dell’impresa, pur segnalando le criticità ancora aperte sul piano della compatibilità con la tutela dei legittimari e della disciplina fiscale.
L’indagine, inoltre, si occupa di mettere in evidenza come, nell’attuale quadro normativo, non esista uno strumento universalmente risolutivo delle esigenze sottese alla pianificazione successoria nell’ambito delle imprese. La scelta dell’assetto più adeguato, infatti, dipende dalla struttura dell’impresa, dalla composizione della famiglia, dalla presenza di legittimari e dagli obiettivi perseguiti dall’imprenditore. Proprio per questo, il lavoro offre una lettura critica e comparativa degli strumenti oggi disponibili, mettendone in luce potenzialità e limiti e prospettando, de iure condendo, l’opportunità di un ripensamento della disciplina successoria in senso più compatibile con le esigenze di programmazione e con la salvaguardia del valore dell’impresa.
Muovendo da tale premessa, il lavoro ricostruisce anzitutto il perimetro applicativo del divieto, esaminandone fondamento, portata, effetti e limiti, anche alla luce del diritto internazionale privato e delle figure negoziali che la prassi e l’elaborazione dottrinale ritengono compatibili con l’ordinamento. L’obiettivo è verificare entro quali confini possa esplicarsi l’autonomia privata nella predisposizione di assetti successori idonei a governare il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni sociali.
Una parte centrale della ricerca è dedicata al patto di famiglia, istituto introdotto come deroga al divieto dei patti successori per consentire il trasferimento anticipato dell’azienda o delle partecipazioni societarie. La tesi ne analizza natura giuridica, struttura, requisiti soggettivi e oggettivi, disciplina delle vicende successive alla stipulazione, tutela dei legittimari e profili fiscali.
Dall’esame svolto, in particolare, emerge come il patto di famiglia – pur rappresentando uno strumento di grande rilievo sistematico – presenti persistenti incertezze interpretative e applicative, che ne hanno limitato la diffusione nella prassi. Tra i nodi più rilevanti figurano la sua qualificazione funzionale, la gestione dei legittimari sopravvenuti e il rapporto con i meccanismi di tutela della legittima.
L’analisi si estende, poi, agli strumenti di diritto societario e al trust, quali possibili tecniche alternative o complementari di pianificazione. In particolare, vengono esaminate le clausole statutarie e i meccanismi di governance utili a prevenire la frammentazione del controllo e a favorire una successione programmata nelle posizioni imprenditoriali. Quanto al trust, la ricerca ne mette in evidenza la notevole flessibilità operativa, la capacità di separare titolarità e gestione dei beni e l’idoneità a costruire assetti coerenti con le esigenze concrete della famiglia e dell’impresa, pur segnalando le criticità ancora aperte sul piano della compatibilità con la tutela dei legittimari e della disciplina fiscale.
L’indagine, inoltre, si occupa di mettere in evidenza come, nell’attuale quadro normativo, non esista uno strumento universalmente risolutivo delle esigenze sottese alla pianificazione successoria nell’ambito delle imprese. La scelta dell’assetto più adeguato, infatti, dipende dalla struttura dell’impresa, dalla composizione della famiglia, dalla presenza di legittimari e dagli obiettivi perseguiti dall’imprenditore. Proprio per questo, il lavoro offre una lettura critica e comparativa degli strumenti oggi disponibili, mettendone in luce potenzialità e limiti e prospettando, de iure condendo, l’opportunità di un ripensamento della disciplina successoria in senso più compatibile con le esigenze di programmazione e con la salvaguardia del valore dell’impresa.