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Visita fiscale INPS, aumentano i controlli, rischi il licenziamento se non sei a casa, anche nei festivi: ecco le regole

Visita fiscale INPS, aumentano i controlli, rischi il licenziamento se non sei a casa, anche nei festivi: ecco le regole
Registrato un aumento degli accertamenti domiciliari per i lavoratori in malattia, pur senza nuove norme: cosa comporta la reperibilità e quali sono i rischi in caso di assenza dal domicilio dichiarato
Negli ultimi trimestri del 2025 è stata registrata una crescita del numero di visite fiscali a domicilio per i lavoratori in malattia. Questa tendenza non può essere interpretata come una semplice oscillazione statistica: i dati diffusi negli ultimi mesi mostrano un aumento sia su base trimestrale sia su base annua. Solo nell’ultima metà del 2025, i controlli domiciliari hanno sfiorato quota quattrocentomila, con una crescita sensibile rispetto allo stesso periodo del 2024.
L’elemento importante da evidenziare è che questo aumento non deriva da una riforma legislativa: non c’è alcuna nuova disciplina che abbia modificato in modo strutturale i presupposti della malattia o gli obblighi del lavoratore. Piuttosto, la crescita dei controlli sembra collegata semplicemente a un diverso uso dello strumento da parte dell’INPS e dei datori di lavoro. Dunque, il quadro normativo è rimasto stabile, ma è cambiato il rapporto con lo strumento della visita fiscale: più richieste, più accertamenti, maggiore sistematicità.
Questa tendenza può essere letta in due modi:
  • da un lato, vi è l’esigenza di contenere fenomeni di assenteismo indebito, in un contesto economico in cui il costo delle assenze per malattia incide in modo rilevante sull’organizzazione aziendale e sulla spesa pubblica;
  • dall’altro lato, la digitalizzazione delle procedure e l’efficientamento dei flussi informativi hanno reso più semplice attivare il controllo medico domiciliare.
L’incremento dei numeri, dunque, non segnala una stretta normativa, ma un’applicazione più intensa delle regole esistenti.
Per comprendere la portata concreta di questo fenomeno occorre ricordare che cosa comporta, giuridicamente, una visita fiscale. Quando il lavoratore si assenta per malattia, il medico curante trasmette in via telematica il certificato all’INPS, indicando la prognosi e l’indirizzo di reperibilità. Da quel momento, per tutta la durata della malattia, il dipendente ha l’obbligo di rendersi reperibile presso il domicilio indicato, in determinate fasce orarie stabilite dalla normativa vigente.
Le fasce di reperibilità sono uniformi per settore pubblico e privato e si collocano attualmente tra le 10 e le 12 e tra le 17 e le 19. L’obbligo vale tutti i giorni, compresi sabati, domeniche e festivi. Questo aspetto è spesso sottovalutato: la malattia non sospende l’obbligo di reperibilità nei giorni non lavorativi. Se la prognosi copre anche un giorno festivo, il lavoratore deve comunque trovarsi all’indirizzo indicato nelle fasce previste, salvo che ricorrano ipotesi di esonero specificamente riconosciute.
La visita fiscale consiste in un accertamento medico domiciliare finalizzato a verificare l’effettiva incapacità lavorativa temporanea. Il medico incaricato può confermare la prognosi, ridurla oppure, nei casi più evidenti, dichiarare la cessazione anticipata dello stato di malattia. Non si tratta di un controllo meramente formale: è un vero e proprio atto medico-legale che può incidere sulla durata dell’assenza e, quindi, sul diritto all’indennità.
Il punto più delicato riguarda le conseguenze dell’eventuale assenza del lavoratore al momento del controllo. Se il medico non trova il dipendente all’indirizzo indicato e non vi è una giustificazione valida e tempestivamente documentata, scattano sanzioni di natura economica progressive. Alla prima assenza ingiustificata può essere disposta la perdita dell’indennità per un determinato numero di giorni; in caso di recidiva, la decurtazione può estendersi fino alla perdita totale del trattamento economico per l’intero periodo di malattia.
Le ricadute non si esauriscono sul piano previdenziale. L’assenza ingiustificata alla visita fiscale può integrare un inadempimento contrattuale e legittimare l’avvio di un procedimento disciplinare da parte del datore di lavoro. Nei casi più gravi o reiterati, ciò può sfociare in sanzioni che arrivano fino al licenziamento, soprattutto laddove emergano elementi che facciano dubitare della genuinità dello stato di malattia.
L’aumento delle visite fiscali nel 2025 non rappresenta un cambiamento delle regole, ma una maggiore attenzione al loro rispetto. Il lavoratore continua a godere del pieno diritto alla tutela in caso di malattia, ma deve essere consapevole che l’obbligo di reperibilità non è un adempimento secondario, quanto piuttosto parte del bilanciamento tra diritto alla salute e correttezza nel rapporto di lavoro.

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