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Successione, i soldi dati in vita a un figlio rischiano di diventare un problema con Fisco ed eredi: ecco come tutelarti

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Successione, i soldi dati in vita a un figlio rischiano di diventare un problema con Fisco ed eredi: ecco come tutelarti
Aiutare economicamente figli e nipoti è un gesto d'amore che moltissimi pensionati compiono ogni giorno, ma se non documentato a dovere può trasformarsi, dopo la successione, in una fonte di tensioni familiari. Basta un semplice accorgimento per evitare che un aiuto nato dal cuore diventi un problema legale per gli eredi: vediamo insieme qual è
Tra affitti alle stelle, mutui difficili da ottenere e stipendi che faticano a tenere il passo del costo della vita, sempre più genitori e nonni mettono mano ai risparmi di una vita per dare una spinta a figli e nipoti. C'è chi copre l'anticipo per la prima casa, chi paga rette universitarie o master, chi finanzia l'avvio di una partita IVA.

Nella quotidianità familiare questi gesti vengono vissuti come normali manifestazioni di affetto, spesso senza nemmeno pensare che, un giorno, qualcuno potrebbe chiedersi dove sia finito quel denaro. Il nodo centrale è che il patrimonio di una persona, una volta che questa viene a mancare, non riguarda più soltanto lei: entra a far parte dell'asse ereditario e diventa oggetto di attenzione da parte di tutti i coeredi, anche di quelli che non hanno ricevuto nulla.

La differenza tra prestito e donazione non è un dettaglio

Dal punto di vista giuridico, non è affatto indifferente se una somma venga data con l'intenzione di essere restituita, configurando un mutuo (disciplinato dall'art. 1813 del c.c.), oppure se venga trasferita senza alcuna aspettativa di rimborso, caso in cui si parla di donazione, anche quando manchi un atto formale davanti al notaio.

La Cassazione ha infatti più volte chiarito che un semplice bonifico, se privo di causale di restituzione e reiterato nel tempo, può essere qualificato come donazione indiretta ai sensi dell'art. 769 del c.c., con tutte le conseguenze che questo comporta in sede di successione. Confondere le due situazioni, o non chiarirle affatto tra le parti, è uno degli errori più comuni e più pericolosi: senza una parola scritta, un accordo verbale o un semplice appunto che specifichi la natura del trasferimento, ricostruire le intenzioni originarie diventa quasi impossibile a distanza di anni.

Perché gli altri eredi possono chiedere conto di quei trasferimenti

Finché il pensionato è in vita, amministrare i propri risparmi resta una scelta assolutamente personale, sulla quale nessuno ha titolo per intromettersi. Le cose cambiano radicalmente all'apertura della successione: qui entra in gioco l'istituto della collazione, previsto dagli articoli n. 737 e seguenti del Codice Civile, che obbliga i figli (e in certi casi i discendenti) a conferire nella massa ereditaria quanto ricevuto in vita dal genitore per donazione, in modo da ristabilire l'equilibrio tra tutti i coeredi.

A questo si aggiunge la tutela della quota di legittima, cioè la parte di eredità che la legge riserva inderogabilmente a coniuge e figli: se le somme donate in vita ad alcuni eredi ledono i diritti degli altri, questi ultimi possono agire con l'azione di riduzione (articoli n. 553 e seguenti c.c.) per riequilibrare la situazione. Non stupisce quindi che tra fratelli, dopo la scomparsa di un genitore, uno dei motivi di scontro più frequenti riguardi proprio le somme che uno di loro avrebbe ricevuto "sottobanco" rispetto agli altri.

Documentare oggi per evitare conflitti domani

La buona notizia è che prevenire questi contrasti richiede, in fondo, poco impegno. Un bonifico bancario, rispetto al contante consegnato a mano, lascia già di per sé una traccia preziosa fatta di data, importo e soggetti coinvolti, ma diventa davvero efficace solo se accompagnato da una causale chiara che specifichi la natura dell'operazione: prestito da restituire, aiuto una tantum, oppure donazione consapevole e accettata da tutte le parti.

Nei casi di importi rilevanti, può essere utile anche una scrittura privata firmata, o in alternativa un atto notarile quando si tratti di vere e proprie donazioni di rilievo, così da evitare la nullità che colpisce le donazioni informali di valore significativo.

Pianificare per tempo, con trasparenza verso tutti i figli, non significa smettere di essere generosi: significa piuttosto trasformare un gesto d'affetto in qualcosa che resterà tale anche dopo, senza lasciare spazio a sospetti, gelosie o contenziosi che spesso finiscono per lacerare i rapporti proprio tra fratelli, quando invece l'intenzione originaria era solo quella di aiutare chi si ama.


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