Come è ben noto, per poter andare in pensione è necessario anzitutto versare i contributi ai fini pensionistici: infatti, soprattutto con il sistema contributivo, maggiori saranno i contributi versati, maggiore sarà l'importo della pensione.
Poi, per chi ne fa richiesta in età avanzata, si aggiungono i coefficienti di trasformazione, che permettono un trattamento pensionistico più favorevole.
Nel sistema contributivo, tutti i contributi versati durante la vita lavorativa confluiscono in un montante contributivo. Questo importo:
Poi, per chi ne fa richiesta in età avanzata, si aggiungono i coefficienti di trasformazione, che permettono un trattamento pensionistico più favorevole.
Nel sistema contributivo, tutti i contributi versati durante la vita lavorativa confluiscono in un montante contributivo. Questo importo:
- viene rivalutato nel tempo in base all’inflazione;
- viene, poi, trasformato in pensione attraverso specifici coefficienti.
I coefficienti di trasformazione sono determinanti: più alta è l’età al momento del pensionamento, più favorevole sarà il coefficiente e, di conseguenza, maggiore sarà l’assegno pensionistico.
Questi valori vengono aggiornati periodicamente e risentono anche dell’andamento della speranza di vita: se questa aumenta, i coefficienti tendono a ridursi.
Nel 2026 i coefficienti crescono progressivamente con l’età. Ad esempio, si passa da circa il 4,2% a 57 anni fino a oltre il 6,5% a 71 anni. Questo significa che posticipare l’uscita dal lavoro può tradursi in una pensione sensibilmente più alta.
Queste sono le regole generali, stabilite dalla legge per poter presentare la domanda di pensione; ci sono, però, delle azioni che i contribuenti possono effettuare per massimizzare l'importo della pensione stessa.
Il procedimento di richiesta della pensione è molto semplice e può essere iniziato tramite un patronato, un professionista abilitato o - autonomamente - presso il portale dell'INPS, a cui si accede con le proprie credenziali SPID o CIE.
Una volta entrati nella propria area riservata, si dovrebbero trovare già i propri dati inseriti, a cui andranno aggiunti i dati del coniuge, il proprio codice fiscale, periodi di lavoro all'estero e altre informazioni eventualmente richieste dal portale. È importare compilare correttamente tutti i campi, per non rischiare di ricevere un trattamento pensionistico inferiore a quello spettante.
Dopo aver inserito i dati di base e indicato a quale fondo pensioni dell’INPS si richiede la prestazione, sono possibili ulteriori richieste che l’interessato può presentare, se vi ha diritto. Vediamo insieme quali sono:
Questi valori vengono aggiornati periodicamente e risentono anche dell’andamento della speranza di vita: se questa aumenta, i coefficienti tendono a ridursi.
Nel 2026 i coefficienti crescono progressivamente con l’età. Ad esempio, si passa da circa il 4,2% a 57 anni fino a oltre il 6,5% a 71 anni. Questo significa che posticipare l’uscita dal lavoro può tradursi in una pensione sensibilmente più alta.
Queste sono le regole generali, stabilite dalla legge per poter presentare la domanda di pensione; ci sono, però, delle azioni che i contribuenti possono effettuare per massimizzare l'importo della pensione stessa.
Il procedimento di richiesta della pensione è molto semplice e può essere iniziato tramite un patronato, un professionista abilitato o - autonomamente - presso il portale dell'INPS, a cui si accede con le proprie credenziali SPID o CIE.
Una volta entrati nella propria area riservata, si dovrebbero trovare già i propri dati inseriti, a cui andranno aggiunti i dati del coniuge, il proprio codice fiscale, periodi di lavoro all'estero e altre informazioni eventualmente richieste dal portale. È importare compilare correttamente tutti i campi, per non rischiare di ricevere un trattamento pensionistico inferiore a quello spettante.
Dopo aver inserito i dati di base e indicato a quale fondo pensioni dell’INPS si richiede la prestazione, sono possibili ulteriori richieste che l’interessato può presentare, se vi ha diritto. Vediamo insieme quali sono:
- la prima si può richiedere in caso di trattamento minimo pensionistico e consiste in un aumento della pensione per tutte le persone che vivono in condizioni disagiate, secondo l’incremento al “milione” introdotto dalla Finanziaria del 2002 (Legge 448/2002). Tale maggiorazione viene calcolata sulla base dei redditi del richiedente e dell'eventuale coniuge;
- la seconda riguarda il trattamento familiare, che può essere richiesto in presenza di un coniuge a carico, oppure la maggiorazione prevista dalla Legge n. 140 del 1985 per gli ex combattenti;
- la terza riguarda l’incremento dell’anzianità contributiva di due mesi, per ogni anno di servizio svolto a seguito del riconoscimento di un'invalidità pari o superiore al 74%. Tale richiesta riguarda anche i sordi, gli invalidi di guerra e coloro che hanno subito invalidità per cause di servizio. Chiaramente per richiedere questo incremento è necessario allegare tutta la documentazione necessaria, come il verbale di accertamento rilasciato dalla Commissione Sanitaria o dall'INAIL;
- la quarta può essere richiesta dai lavoratori che sono stati esposti ad amianto per almeno 10 anni, accedendo ai benefici di cui alla L. n. 271 del 1993, sempre allegando la documentazione rilasciata dall'INAIL. Anche le vittime del terrorismo e i loro familiari possono richiedere dei vantaggi sulla pensione, quali l'incremento di 10 anni dell’anzianità contributiva.
Esiste poi un vantaggio specifico, spesso poco utilizzato, che riguarda le lavoratrici nel sistema contributivo puro (senza contributi prima del 1996).
In presenza di figli, è possibile richiedere l’applicazione di coefficienti più favorevoli:
- con 1 o 2 figli, si può ottenere il coefficiente previsto per i 68 anni;
- con 3 o più figli, quello dei 69 anni.
Questo consente di percepire una pensione più elevata, pur andando in pensione alla stessa età (ad esempio a 67 anni). Si tratta quindi di un’opportunità concreta che incide direttamente sull’importo finale, ma che spesso viene ignorata perché non richiesta al momento della domanda.
Per chi svolge lavori usuranti, resta confermata la possibilità di andare in pensione nel 2027 prima dei 62 anni con il sistema della quota 97,6.
Per accedere, è necessario:
Per chi svolge lavori usuranti, resta confermata la possibilità di andare in pensione nel 2027 prima dei 62 anni con il sistema della quota 97,6.
Per accedere, è necessario:
- avere almeno 61 anni e 7 mesi di età;
- aver maturato almeno 35 anni di contributi;
- raggiungere la quota 97,6 (somma tra età e contributi).
La domanda di certificazione deve essere presentata entro il 1° maggio 2026. È importante rispettare questa scadenza: un eventuale ritardo comporta uno slittamento della decorrenza della pensione fino a un massimo di tre mesi.
Infine, si ricorda che andare in pensione a 64 anni è possibile nel sistema contributivo, ma solo a determinate condizioni:
Infine, si ricorda che andare in pensione a 64 anni è possibile nel sistema contributivo, ma solo a determinate condizioni:
- almeno 20 anni di contributi;
- inizio dell’attività lavorativa dopo il 31 dicembre 1995;
- pensione pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale (circa 1.638 euro mensili nel 2026).
Per le donne con figli sono previste soglie leggermente più basse.
Il requisito più difficile da raggiungere è proprio l’importo minimo: essendo una pensione interamente contributiva, servono redditi elevati e contributi consistenti. In pratica, per soddisfare la soglia richiesta con soli 20 anni di lavoro, è necessario uno stipendio medio lordo molto alto, intorno ai 70.000 euro annui.
Il requisito più difficile da raggiungere è proprio l’importo minimo: essendo una pensione interamente contributiva, servono redditi elevati e contributi consistenti. In pratica, per soddisfare la soglia richiesta con soli 20 anni di lavoro, è necessario uno stipendio medio lordo molto alto, intorno ai 70.000 euro annui.