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Pensione, l'INPS puņ negarti l'assegno anche con 67 anni e 20 anni di contributi se avevi uno stipendio basso: cosa fare

Pensione, l'INPS puņ negarti l'assegno anche con 67 anni e 20 anni di contributi se avevi uno stipendio basso: cosa fare
Il sistema contributivo può creare situazioni paradossali: 20 anni di versamenti e 67 anni di età non sempre sono sufficienti. Tutto dipende dall’importo effettivamente maturato e dalla collocazione contributiva del lavoratore
Stefano, elettricista, racconta di aver compiuto 67 anni e di aver maturato quasi 21 anni di contributi, frutto però di lavori saltuari e poco retribuiti. Convinto di poter accedere alla pensione di vecchiaia, si è rivolto a un patronato, dove però gli è stato spiegato che, essendo un “contributivo puro”, non potrà andare in pensione perché l’importo maturato non raggiunge la soglia minima prevista dalla legge.
Gli è stato suggerito di valutare l’assegno sociale, ma questa misura è legata al reddito personale e può ridursi — o addirittura azzerarsi — in presenza di altri introiti.

Ma perché l’INPS può dire no?
Il punto centrale riguarda chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995, rientrando quindi interamente nel sistema contributivo.
Per queste persone, oltre ai 67 anni di età e ai 20 anni di contributi, è richiesto un requisito aggiuntivo: l’importo della pensione maturata deve essere almeno pari all’assegno sociale.
Nel 2025 la soglia era pari a 538,69 euro al mese; nel 2026, a seguito della rivalutazione, supera i 546 euro mensili. Se la pensione calcolata risulta inferiore a questa cifra, non è possibile accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni.
È questo il motivo per cui, nonostante i 20 anni di contributi, l’INPS può respingere la domanda.
La soglia può sembrare bassa, ma per chi ha avuto carriere discontinue, lavori intermittenti o stipendi modesti, raggiungere un assegno di oltre 540 euro al mese con soli 20 anni di versamenti non è affatto semplice.
Inoltre, le pensioni interamente contributive non beneficiano dell’integrazione al trattamento minimo né di maggiorazioni sociali. Questo accentua ulteriormente le difficoltà per chi ha versato poco o con retribuzioni ridotte.

In mancanza del requisito economico, resta la possibilità di richiedere l’assegno sociale. Tuttavia, si tratta di una prestazione assistenziale sottoposta alla cosiddetta “prova dei mezzi”, cioè a rigidi limiti di reddito.

Per una persona sola:
  • non si ha diritto all’assegno sociale se il reddito supera l’importo annuo dell’assegno stesso;
  • se il reddito è inferiore, l’assegno viene erogato in misura ridotta, sottraendo dall’importo spettante quanto già percepito.
In pratica, è possibile lavorare e percepire l’assegno sociale, ma ogni euro guadagnato riduce l’importo del beneficio. Questo rende poco conveniente svolgere attività lavorative regolari se l’obiettivo è integrare il reddito con l’assegno.


Per chi non ha contributi prima del 1996 esiste comunque una via d’uscita: a 71 anni si può accedere alla pensione di vecchiaia contributiva senza dover rispettare la soglia minima d’importo.
In questo caso bastano anche 5 anni di contributi effettivi.

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