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Pensione anticipata, in arrivo nuove regole per chi vuole smettere di lavorare prima: ecco cosa cambia e cosa fare ora

Pensione anticipata, in arrivo nuove regole per chi vuole smettere di lavorare prima: ecco cosa cambia e cosa fare ora
Dal 2027 il meccanismo operativo dell'isopensione incontrerà dei limiti alla sua applicabilità. Vediamoli insieme
Lo strumento dell’isopensione consente alle imprese di accompagnare verso l’uscita anticipata i lavoratori più vicini alla pensione, sostenendo interamente i costi dell’operazione. Introdotta nel 2013, la misura è pensata per gestire esuberi e riorganizzazioni aziendali, garantendo al dipendente una transizione graduale senza penalizzazioni sull’assegno pensionistico futuro.
Dal 2027, però, l’adeguamento automatico dei requisiti anagrafici alla speranza di vita limiterà la possibilità di utilizzare questo “scivolo”.
L’isopensione permette al lavoratore dipendente di lasciare l’azienda prima di raggiungere i requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia o anticipata.
L’anticipo massimo ordinario è di quattro anni. In via eccezionale, per le uscite attivate tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2026, il periodo è stato esteso fino a sette anni.
Durante il periodo di esodo:
  • l’azienda eroga un assegno mensile, pari alla pensione maturata al momento dell’uscita;
  • va versata anche la contribuzione figurativa necessaria a coprire gli anni mancanti, fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici definitivi.
In questo modo il lavoratore non subisce riduzioni sull’importo della futura pensione.

Lo strumento:
  • è riservato alle imprese con più di 15 dipendenti;
  • richiede un accordo con le organizzazioni sindacali;
  • prevede l’adesione volontaria del lavoratore.
Può essere utilizzato nell’ambito di processi di riorganizzazione o di procedure di licenziamento collettivo.
Non è invece utilizzabile per conseguire trattamenti pensionistici legati ai meccanismi delle “quote” (come Quota 100, 102 o 103).

Cosa cambia dal 2027?
Dal 2027 entreranno in vigore nuovi adeguamenti dell’età pensionabile legati all’aumento della speranza di vita. Questo avrà effetti diretti anche sull’isopensione.
Non potranno essere autorizzati programmi di esodo se la maturazione dei requisiti pensionistici avviene oltre il periodo massimo coperto dallo strumento. In questi casi, le domande saranno respinte, con comunicazione sia all’impresa sia al lavoratore interessato.

Inoltre, dal 1° gennaio 2027 terminerà il regime transitorio che consentiva l’anticipo fino a sette anni: l’anticipo massimo tornerà, quindi, a quattro anni.
È previsto un primo aumento dei requisiti di un mese nel 2027 e di ulteriori due mesi nel 2028, con possibili adeguamenti successivi in base all’andamento demografico.

Questi slittamenti vengono considerati nelle simulazioni previdenziali per determinare la data effettiva di accesso alla pensione.

In definitiva, l’isopensione resta uno strumento utile per la gestione degli esuberi, ma dal 2027 diventerà meno flessibile e richiederà una pianificazione ancora più attenta da parte delle aziende.

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