Il
disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei
caregiver familiari, presentato dalla Ministra per le Disabilità
Alessandra Locatelli e approvato dal
Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026, ha superato il suo primo vero esame parlamentare. L’Aula di Montecitorio lo ha approvato con 153 voti favorevoli, 105 contrari e 4 astenuti. Il voto è arrivato dalla sola maggioranza di centrodestra, mentre le opposizioni hanno espresso giudizi molto critici sul testo.
Si tratta di un passaggio importante, perché dal 2013 al 2025 sono state presentate circa trenta
proposte di legge sull’argomento, senza che nessuna arrivasse mai all’approvazione definitiva. Il presidente della commissione Affari sociali,
Ugo Cappellacci, ha parlato di una risposta attesa da oltre vent’anni da milioni di persone che ogni giorno assistono un proprio caro disabile o non autosufficiente. Tuttavia, la legge non è ancora in vigore: il testo passa ora all’esame del Senato, e i tempi potrebbero allungarsi perché in Parlamento sta per cominciare la discussione sulla
legge di Bilancio.
Chi è il caregiver familiare secondo la legge
La definizione di caregiver familiare a cui fa riferimento il disegno di legge è quella già contenuta nel comma 255 dell’articolo 1 della legge 205 del 2017 (legge di Bilancio 2018). Si tratta della persona che assiste e si prende cura, in modo gratuito e non professionale, di un familiare con disabilità o non autosufficiente. La ministra Locatelli lo ha ribadito: la legge vuole riconoscere tutti i caregiver familiari previsti dal comma 255, con sostegni di intensità diversa a seconda del carico di cura.
Per rientrare nella tutela, il familiare assistito deve avere una
disabilità certificata ai sensi della
Legge 104, oppure essere titolare di
indennità di accompagnamento prevista dalla
legge 18 del 1980. Il cuore del provvedimento è il cosiddetto
caregiver convivente prevalente, cioè chi vive con la persona assistita e si fa carico della parte più pesante dell’assistenza.
Il contributo fino a 400 euro: requisiti e tempi
L’aiuto economico è riservato a una platea ristretta. Il contributo può arrivare fino a 400 euro al mese, è esentasse e sarà versato dall’INPS ogni tre mesi, quindi con rate fino a 1.200 euro a trimestre. Il testo precisa però che l’importo dipenderà dalle risorse disponibili: non è quindi detto che tutti ricevano la cifra massima.
Per ottenerlo servono tre condizioni contemporaneamente: il caregiver deve essere convivente con la persona assistita, deve garantire almeno 91 ore di assistenza a settimana (circa 13 ore al giorno) e deve avere un reddito personale non superiore a 3.000 euro l’anno. Durante l’esame alla Camera è arrivata una novità importante: con un emendamento firmato da Cappellacci, la soglia ISEE è salita da 15mila a 25mila euro, allargando la platea dei beneficiari.
Sul fronte delle risorse, il comma 227 della legge di Bilancio 2026 ha istituito presso il Ministero dell’Economia un fondo dedicato. Per il 2026 sono previsti solo 1,15 milioni di euro, che servono a costruire la piattaforma INPS dove i caregiver dovranno iscriversi per essere riconosciuti. Il contributo vero e proprio partirà solo dal 2027, con circa 257-260 milioni di euro l’anno.
Gli aiuti non economici e le tutele differenziate
L’altro pilastro della legge sono le tutele differenziate, pensate anche per chi non ha diritto al contributo in denaro. Il disegno di legge distingue i caregiver in base alle ore di assistenza: oltre alla fascia di chi supera le 91 ore, sono previste tutele per chi assiste dalle 30 alle 90 ore e dalle 10 alle 29 ore settimanali. Viene riconosciuto anche il ruolo del caregiver non convivente, a partire da 30 ore di assistenza a settimana.
Per queste persone gli aiuti non sono soldi, ma
strumenti di conciliazione e di tutela. Tra le misure previste ci sono i
permessi solidali, che consentono ai lavoratori di donare ferie e permessi ai colleghi che assistono un familiare in condizioni gravi. Per gli studenti
caregiver sono previsti l’
esonero dalle tasse universitarie e il riconoscimento di
crediti formativi, mentre i giovani impegnati nel
servizio civile potranno chiedere che le ore di cura siano compatibili con il servizio. È inoltre previsto un raccordo tra le tutele nazionali e quelle regionali, così da non perdere gli aiuti già garantiti dai territori.
Le critiche: requisiti troppo stretti e risorse insufficienti
Nonostante il passo avanti, il testo divide. Associazioni, sindacati e opposizioni contestano soprattutto i requisiti molto severi, in particolare l’obbligo di convivenza, le 91 ore settimanali e il tetto di reddito di 3mila euro. Avs ha parlato di misure economiche povere destinate a chi è già povero. Le stime indicano che, con i fondi stanziati, il contributo potrebbe raggiungere circa 52mila caregiver, a fronte di una platea che in Italia si stima tra i 7 e gli 8,5 milioni di persone.
Il presidente di
Abc Italia, Marco Espa, pur riconoscendo il valore del voto, ha sottolineato che non sono garantiti i
contributi figurativi per la
pensione, una delle richieste storiche di chi rinuncia al lavoro per assistere un familiare. Anche la
Rete Caregiver Familiari Comma 255 si è detta delusa e ha annunciato che continuerà a farsi sentire durante l’esame in Senato, dove il testo potrebbe ancora essere modificato.