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Lavoratore, in arrivo un premio fino a 2.500 euro tassato all’1% se sei giovane, ma non è un bonus: ecco come funziona

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Lavoratore, in arrivo un premio fino a 2.500 euro tassato all’1% se sei giovane, ma non è un bonus: ecco come funziona
Premio giovani da 2.500 euro nella Manovra 2027: flat tax all'1% sugli aumenti di stipendio. Requisiti, limiti di reddito e come funziona
Tra le novità previste dalla manovra 2027 a favore dell'occupazione giovanile figura una nuova agevolazione fiscale destinata ai giovani lavoratori dipendenti. Annunciato al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il disegno di legge di Bilancio, il cosiddetto premio da 2.500 euro non consiste in un bonus automatico in denaro erogato dallo Stato, ma nell'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali regionali e comunali, con aliquota dell'1% - flat tax - sugli incrementi di reddito da lavoro dipendente riconosciuti nel corso del 2027, fino appunto a un massimo di 2.500 euro.

L'obiettivo è favorire gli aumenti retributivi attraverso la loro detassazione e incentivare le imprese a rafforzare gli stipendi dei dipendenti più giovani, riducendo il carico fiscale sulle somme aggiuntive e contrastando così la fuga dei giovani lavoratori dall'Italia. Il beneficio, infatti, presuppone che il dipendente riceva effettivamente un incremento retributivo da parte del proprio datore di lavoro. Le somme che rispettano i requisiti previsti saranno, così, tassate in misura sensibilmente inferiore rispetto a quella ordinariamente applicabile ai redditi da lavoro dipendente.

La somma aggiuntiva, oggetto di agevolazione fiscale, potrà essere riconosciuta dall'azienda in un'unica soluzione oppure distribuita nel corso dell'anno, attraverso dodici mensilità. Non è quindi necessario che l'incremento si traduca in un premio una tantum: può consistere anche in una maggiorazione periodica della retribuzione.

Uno degli aspetti più significativi del meccanismo previsto dall'art. 44 del testo della legge di Bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri, attiene al criterio utilizzato per determinare l'incremento retributivo agevolabile. Il confronto non deve essere fatto semplicemente mettendo a paragone il reddito complessivo percepito nel 2026 e quello del 2027. La disposizione richiede, infatti, di considerare anche i giorni di lavoro effettivamente svolti nei due periodi d'imposta. Il reddito da lavoro dipendente del 2026 deve essere, cioè, rapportato ai giorni lavorati durante quell'anno e successivamente adeguato al numero di giorni lavorati nel 2027. Questa operazione serve a rendere omogeneo il confronto tra le due annualità, evitando che eventuali differenze nella durata del rapporto lavorativo o nei periodi di attività alterino il calcolo dell'aumento. Soltanto se, dopo questa comparazione, emerge una differenza positiva sarà possibile applicare l'imposta sostitutiva dell'1% entro il citato limite massimo di 2.500 euro. Senza incremento effettivo non spetterà alcuna agevolazione.

La flat tax in oggetto non è destinata indistintamente a tutti i lavoratori giovani. Il disegno di legge individua infatti precise condizioni anagrafiche, reddituali e lavorative. In particolare, per beneficiare della misura occorrerà:
  • aver meno di 30 anni, ossia essere nati dal primo gennaio 1998;
  • essere titolari di un reddito da lavoro dipendente nel settore privato;
  • non superare 28mila euro di reddito da lavoro dipendente nel periodo d'imposta di riferimento.
Quest'ultimo requisito è particolarmente significativo. Il limite di 28mila euro riguarderà, infatti, il solo reddito da lavoro dipendente e non necessariamente tutte le entrate percepite dal contribuente. Eventuali redditi aggiuntivi, come quelli derivanti ad esempio dalla locazione di un immobile o dallo svolgimento di un'attività autonoma, non concorreranno al superamento della soglia. Esclusi invece i lavoratori che svolgono esclusivamente un'attività autonoma e i dipendenti pubblici.

L'applicazione della flat tax dell'1% - e quindi il riconoscimento dell'agevolazione in oggetto - avverrà direttamente attraverso il datore di lavoro, in veste di sostituto d'imposta. Il lavoratore potrà, così, beneficiare della tassazione ridotta già in busta paga - con un "netto" più consistente - senza dover attendere necessariamente la dichiarazione dei redditi. Come detto sopra, infatti, sulla quota agevolabile non si applicheranno le ordinarie aliquote IRPEF e le relative addizionali regionali e comunali.

Tuttavia il dipendente potrà chiedere, per iscritto, al datore di lavoro di non applicare immediatamente l'imposta sostitutiva, rinviando la verifica e l'eventuale beneficio al conguaglio di fine anno. Ciò è utile quando non si ha ancora la certezza di possedere tutti i requisiti reddituali richiesti. Se infatti, al momento del conguaglio, emerge che il reddito da lavoro dipendente supera i 28mila euro - o che manca un'altra condizione prevista dalla normativa - il datore di lavoro dovrà recuperare le imposte non versate. Il lavoratore potrà inoltre optare per la tassazione ordinaria attraverso una comunicazione scritta al sostituto d'imposta, oppure in sede di dichiarazione dei redditi.

Questa nuova agevolazione fiscale è prevista per il solo anno 2027 e la sua applicazione resta subordinata all'approvazione definitiva della legge di Bilancio. Sarà, perciò, l'esito dell'iter parlamentare a poter confermare le disposizioni e le modalità operative dell'agevolazione.


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