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Articolo 4 Costituzione

Dispositivo dell'art. 4 Costituzione

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro (1) [35 ss.; c.c. 2060 ss.] e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto (2).
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società (3).

Note

(1) Il diritto al lavoro assicura la fruizione ai diritti ed alle libertà enunciate in Costituzione; la norma è fortemente precettiva ma altresì di indubbio valore programmatico, pur nella difficoltà (e nella consapevolezza di quest'ultima, da parte dei Costituenti) della completa attuazione. Certo è che rimane forte il dovere di intervento dei pubblici poteri, anzitutto ad evitare la sussistenza di limiti discriminatori, inoltre ad intervenire attivamente (ex art. 3 Cost., co. II) per favorire l'occupazione lavorativa.
(2) L'indirizzo politico dovrà essere il principale strumento attraverso cui attuare l'articolo in esame: esso soffre l'evoluzione dei rapporti sociali quanto il mutare delle condizioni economiche, per cui oltre alla regolamentazione risulterà necessaria la politica attiva dell'agevolazione e protezione del lavoro. Dibattuti e sempre attuali sono poi l'ambito delle cd. fasce deboli, del collocamento obbligatorio e delle varie forme di licenziamento, individuale e collettivo.
(3) Il dovere di solidarietà, per il fine supremo del progresso materiale e spirituale, implica la cooperazione e la compartecipazione di tutti, nello svolgimento del proprio lavoro ai fini dell'utilità sociale.

Relazione al Progetto della Costituzione

(Relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione Meuccio Ruini che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana, 1947)

4 L'affermazione del «diritto al lavoro», e cioè ad una occupazione piena per tutti, ha dato luogo a dubbi da un punto di vista strettamente giuridico, in quanto non si tratta di un diritto già assicurato e provvisto di azione giudiziaria; ma la Commissione ha ritenuto, ed anche giuristi rigorosi hanno ammesso che, trattandosi di un diritto potenziale, la costituzione può indicarlo, come avviene in altri casi, perché il legislatore ne promuova l'attuazione, secondo l'impegno che la Repubblica nella costituzione stessa si assume.
Al diritto si accompagna il dovere di lavorare; come è nel grande motto di San Paolo, riprodotto anche nella costituzione russa: «chi non lavora non mangia». Ad evitare applicazioni unilaterali, si chiarisce che il lavoro non si esplica soltanto nelle sue forme materiali, ma anche in quelle spirituali e morali che contribuiscono allo sviluppo della società. È lavoratore lo studioso ed il missionario; lo è l'imprenditore, in quanto lavoratore qualificato che organizza la produzione. Posto il dovere del lavoro, è inevitabile sanzione — e la larga accezione toglie il pericolo di abusi — che il suo adempimento sia condizione per l'esercizio dei diritti politici.

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