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Furto al supermercato: quand'è che il reato può dirsi perfezionato?

Furto al supermercato: quand'è che il reato può dirsi perfezionato?
Il reato di furto resta nella forma del tentativo se la condotta del ladro viene costantemente monitorata dal personale del supermercato.
E’ del 9 marzo 2017 un’interessante sentenza del Tribunale di Udine in tema di “furto” all’interno di un supermercato.

Nel caso esaminato dal Tribunale, due soggetti (un uomo e una donna) erano stati accusati del reato di “furto” (artt. 624 cod. pen.), in quanto gli stessi, in concorso fra loro e al fine di conseguire un profitto, avevano posto in essere “atti idonei e diretti in modo non equivoco ad impossessarsi di alcuni beni” all’interno di un supermercato, sottraendoli dagli scaffali.

Nello specifico, uno dei due soggetti aveva nascosto nella propria borsa i prodotti, attirando, così, l’attenzione di un’altra cliente del supermercato, che aveva immediatamente segnalato l’episodio ai responsabili del servizio “accoglienza clienti” del supermercato, che provvedevano a trattenere la coppia all’interno del supermercato fino all’arrivo delle forze dell’ordine.

Il Tribunale, effettuate le indagini del caso, giungeva alla conclusione di dover condannare gli imputati accusati del reato di furto.

Evidenziava il Tribunale, infatti, che, dagli accertamenti effettuati, era emerso che la donna imputata era stata vista assieme all’altro imputato prelevare dei prodotti dagli scaffali del supermercato per poi nasconderli nella sua borsa.

Era emerso, inoltre, che l’addetto del supermercato era stato avvisato da un’altra cliente dell’accaduto, con la conseguenza che questi aveva “prontamente individuato la ragazza segnalata, seguendola sino alle casse”, dove a lei si era unito l’altro imputato.

L’addetto del supermercato, peraltro, aveva riferito “di essere intervenuto bloccando la ragazza, dopo che questa aveva pagato solo una confezione di pane bianco, facendosi consegnare lo scontrino, invitandola presso l'ufficio informazioni con un pretesto ma con lo scopo di attendere le forze dell'ordine che nel frattempo erano state allertate”.

Intervenuta la Polizia, poi, l’imputato aveva estratto dalla tasca interna del suo giubbotto alcuni prodotti che erano stati prelevati dal supermercato, i quali erano stati, dunque, restituiti (anche se alcuni di essi non erano più commerciabili, in quanto erano stati aperti).

Alla luce di questi accertamenti, il Tribunale riteneva che fosse stata “raggiunta con certezza la prova della penale responsabilità degli imputati”, non essendovi dubbi circa l’individuazione degli imputati e la condotta dagli stessi posta in essere.

Di conseguenza, secondo il Tribunale, gli imputati dovevano essere ritenuti responsabili per il reato di “furto”, seppure nella forma del “tentativo”, dal momento che l'azione criminosa era stata costantemente monitorata dal personale del supermercato e gli imputati non avevano mai conseguitonemmeno momentaneamente l'autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, non ancora uscita dalla sfera di vigilanza e di controllo” degli addetti del supermercato stesso.

Ciò considerato, il Tribunale di Udine dichiarava gli imputati colpevoli del reato di tentato furto, condannandoli alla pena di due mesi di reclusione, oltre al pagamento di Euro 60 di multa e delle spese processuali.

Redazione Giuridica

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