Questo accade perché identificare con certezza il responsabile di un singolo sacchetto mal differenziato è, nella pratica, quasi impossibile senza strumenti specifici. Il risultato è che le spese finiscono inevitabilmente nel bilancio condominiale e vengono ripartite fra tutti i comproprietari, indipendentemente dalla loro diligenza. Di conseguenza, chi differenzia con attenzione e nel rispetto delle indicazioni impartite dal Comune si può trovare costretto a pagare anche per i trasgressori.
I comportamenti che generano sanzioni e disservizi
Gettare rifiuti di altra natura in un contenitore destinato a una sola tipologia di materiale è sufficiente a far classificare l'intero carico come indifferenziato, azzerando il lavoro di separazione fatto da tutti gli altri residenti. Altrettanto problematico è il conferimento dei rifiuti fuori orario o al di fuori degli spazi designati. Infatti, abbandonare buste negli androni, nei cortili o sui marciapiedi integra un illecito di natura amministrativa disciplinato dai regolamenti comunali e, in alcuni casi, può configurare fattispecie più gravi ai sensi del d.lgs. 152/2006 (Codice dell'ambiente), che disciplina la gestione dei rifiuti urbani.
La difficoltà dell'accertamento individuale
Dal punto di vista giuridico, la responsabilità per errato conferimento è personale e richiede un accertamento ad hoc da parte dell'autorità competente. In assenza di prove circa l’autore del conferimento illegittimo, si applica una solidarietà passiva per cui a pagare non è il singolo trasgressore, bensì la collettività. L'amministratore di condominio ha il dovere, ai sensi dell'art. 1130 del c.c., di vigilare sulle parti comuni e di garantire il rispetto dei regolamenti interni, compreso quello relativo alla raccolta differenziata. Laddove esistano norme regolamentari, approvate dall'assemblea, che disciplinino le modalità di conferimento e le relative sanzioni interne, queste possono costituire la base per rivalersi sul condomino inadempiente.
La sorveglianza come strumento di deterrenza: cosa dice il GDPR
La videosorveglianza nelle aree condominiali dedicate ai rifiuti è oggi una soluzione sempre più diffusa e considerata legittima, a condizione che vengano rispettate le prescrizioni del Regolamento UE 679/2016, meglio noto come GDPR. L'installazione di telecamere nelle aree comuni richiede una delibera assembleare adottata con le maggioranze previste dalla legge, la predisposizione di un'informativa privacy adeguata e la presenza di cartelli segnalatori ben visibili che avvertano della presenza del sistema di ripresa.
Le immagini raccolte possono essere utilizzate per identificare eventuali trasgressori, ma il loro trattamento deve avvenire nel rispetto dei principi di minimizzazione e proporzionalità sanciti dal GDPR. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha fornito diverse indicazioni operative precise sul punto, ribadendo che la sorveglianza è ammessa solo se finalizzata a scopi legittimi e se non è possibile raggiungere il medesimo obiettivo con misure meno invasive.
Organizzazione degli spazi e comunicazione interna
Oltre alla tecnologia, un ruolo importante è svolto dall'organizzazione degli spazi e dalla comunicazione interna. Aree rifiuti strutturate in modo razionale, con contenitori chiaramente etichettati e posizionati in modo accessibile, riducono potenzialmente la quota di errori involontari. L'amministratore che si fa carico di aggiornare periodicamente i residenti sulle modalità di raccolta vigenti nel Comune svolge un’importante funzione preventiva.