L’ultima Legge di Bilancio ha riconfermato e ampliato alcuni strumenti di sostegno fiscale destinati ai lavoratori dipendenti, con l’obiettivo di aumentare il reddito disponibile in busta paga e alleggerire il peso dei contributi previdenziali. Tra queste misure si conferma, in primo piano, il bonus lavoratori dipendenti, un’agevolazione contributiva che impatta direttamente sulle trattenute e sulla retribuzione netta percepita dal lavoratore.
Il bonus lavoratori dipendenti non è una novità, bensì risale alle manovre degli ultimi anni: introdotto con la Legge di Bilancio 2024, è stato riconfermato anche per il 2026. La ratio di questa detrazione è chiara: ridurre i contributi previdenziali che gravano sul reddito da lavoro dipendente, con effetti tangibili sullo stipendio lordo attraverso un aumento del netto in busta paga. Questo beneficio si applica automaticamente e non richiede alcuna richiesta formale da parte del dipendente.
Il meccanismo di calcolo del bonus varia in relazione al livello di reddito complessivo del lavoratore. Per coloro che percepiscono un reddito annuo più basso (fino a 8.500 euro) la detrazione è più consistente, con una riduzione contributiva pari al 7,1%.
Progressivamente la percentuale si riduce nelle fasce di reddito superiori, attestandosi al 5,3% per chi ha redditi tra 8.501 e 15.000 euro, e al 4,8% per quelli compresi tra 15.001 e 20.000 euro. Per i redditi compresi fra 20.001 e 32.000 euro è prevista una detrazione fissa di 1.000 euro all’anno, mentre per redditi superiori a questa soglia la detrazione decresce fino ad annullarsi al raggiungimento dei 40.000 euro. In sintesi, la misura è più generosa per i redditi medio-bassi, con conseguenti benefici più marcati in termini di incremento della retribuzione netta.
Per fruire di questo bonus non è sufficiente essere formalmente assunti: è necessario aver percepito effettivamente una retribuzione nei periodi in cui si applica l’agevolazione. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in presenza di periodi non retribuiti (come congedi non pagati), il bonus va calcolato sull’effettiva retribuzione percepita, escludendo i giorni in cui non si è lavorato. Questo principio garantisce che la misura sia equamente rapportata alla reale attività lavorativa svolta nell’anno.
La conferma del bonus lavoratori dipendenti si inserisce in un quadro più ampio di misure fiscali e di sostegno al reddito. Tra le novità della manovra 2026 rientra anche la riforma dell’IRPEF, che prevede una riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33% per i redditi da lavoro dipendente compresi tra 28.001 e 50.000 euro, con effetti concreti di alleggerimento della pressione fiscale per una larga parte dei lavoratori dipendenti.
Oltre alle detrazioni e all’IRPEF, il sistema fiscale italiano ha consolidato per il 2026 anche la disciplina dei fringe benefit, ossia beni e servizi concessi dal datore di lavoro ai lavoratori. Questi benefit sono esenti da imposte e contributi fino a 1.000 euro l’anno, con una soglia elevata a 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. Questa estensione favorisce strumenti di welfare aziendale più ampi, come buoni pasto, voucher o servizi, che possono integrarsi con la retribuzione in denaro senza incidere negativamente sul costo del lavoro.
La combinazione tra bonus lavoratori dipendenti, riduzione dell’IRPEF e vantaggi fiscali legati ai fringe benefit rappresenta un pacchetto di interventi che mira a sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti. Dal punto di vista giuridico, queste misure richiedono una corretta interpretazione, sia con riferimento ai requisiti di accesso, che alle modalità per la loro applicazione pratica, soprattutto nei casi in cui si combinano più agevolazioni nello stesso periodo d’imposta. La disciplina, pur essendo abbastanza definita, è soggetta a chiarimenti operativi dell’Agenzia delle Entrate.