Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Inps, infatti, nei primi sei mesi di quest'anno hanno ricevuto l'assegno unico circa 9,6 milioni di figli, contro i 9,7 milioni dello stesso periodo del 2025. Si tratta di circa 100mila figli in meno. Nello stesso periodo sono diminuiti anche i nuclei familiari beneficiari, calati di quasi 50mila unità. La riduzione della platea è legata anche alla non favorevole dinamica demografica: da una parte ci sono i figli che, raggiungendo l'età prevista, escono dalla prestazione; dall'altra entrano i nuovi nati. Il saldo tra queste due componenti risulta oggi negativo.
In modo solo apparentemente paradossale, la diminuzione dei beneficiari dell'assegno unico non ha comportato una riduzione della spesa pubblica. Tutt'altro. Nei primi sei mesi del 2026 l'Inps ha infatti erogato circa 9,9 miliardi di euro, contro i 9,8 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il motivo è principalmente legato alla rivalutazione annuale dell'assegno unico, prevista per adeguare gli importi all'andamento del costo della vita. La prestazione viene infatti aggiornata ogni anno sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo. In particolare, l'adeguamento è stato dello 0,8% nello scorso anno e dell'1,4% nel 2026. Di conseguenza sono aumentati sia gli importi riconosciuti alle famiglie sia le soglie Isee utilizzate per determinare la fascia spettante a ciascuna famiglia.
A giugno 2025 l'importo medio dell'assegno unico per figlio, incluse le possibili maggiorazioni, era di circa 170 euro al mese. A giugno 2026 è salito a 175 euro. L'importo può comunque variare sensibilmente in base alla situazione economica e familiare.
Per chi non presenta l'Isee o supera la soglia massima prevista, quest'anno l'importo base parte da circa 58 euro per figlio. Mentre per le famiglie appartenenti alla fascia Isee più bassa può, invece, arrivare a circa 227 euro, tenuto conto delle maggiorazioni applicabili. L'Inps evidenzia altresì che l'importo medio mensile per richiedente è passato dai 274 euro del 2025 ai 278 euro del primo semestre 2026. Si tratta di aumenti certamente lievi ma che, nel complesso, contribuiscono a mantenere il valore della prestazione in linea con l'aumento del costo della vita.
Come accennato, l'importo effettivamente percepito non dipende soltanto dall'Isee. Sono infatti previste maggiorazioni legate a specifiche caratteristiche del nucleo familiare. Tra queste rientrano il numero di componenti della famiglia, il caso del genitore che percepisce la Naspi, la presenza di figli con disabilità, la giovane età della madre (sotto i 21 anni) e, per i figli minorenni, la presenza di ambo i genitori titolari di reddito da lavoro. Di conseguenza, l'importo concretamente ricevuto da una famiglia può essere superiore all'importo base previsto per la relativa fascia Isee.
Per quanto riguarda la mensilità di settembre 2026, il pagamento dell'assegno unico è previsto in due momenti.
- tra lunedì 21 e martedì 22 settembre vengono accreditate le somme alle famiglie che già percepiscono la prestazione, non hanno presentato una nuova domanda e non hanno registrato variazioni recenti dell'importo;
- nell'ultima settimana di settembre, invece, sono previsti i versamenti dell'assegno relativi alle nuove richieste fatte lo scorso luglio e ai casi in cui siano intervenute variazioni dell'Isee o delle condizioni del nucleo familiare.
Ricordiamo infine che, dal prossimo anno, l'assegno unico sarà nuovamente interessato dalla rivalutazione legata all'inflazione. L'adeguamento riguarderebbe sia gli importi della prestazione sia le soglie Isee che determinano le diverse fasce. La percentuale definitiva non è ancora stabilita. A settembre 2026 l'Istat ha indicato un'inflazione acquisita per l'anno pari al 2,9%, ma il dato definitivo dovrà essere determinato e la percentuale applicabile alla rivalutazione sarà specificamente fissata con un provvedimento ministeriale.