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Assegno di Inclusione, spunta l'ipotesi di 6.500 euro l’anno anche a chi può lavorare o vive da solo: nuova proposta M5S

Assegno di Inclusione, spunta l'ipotesi di 6.500 euro l’anno anche a chi può lavorare o vive da solo: nuova proposta M5S
Il Movimento 5 Stelle rilancia la sfida sul sostegno al reddito: con il Reddito 2.0 propone di aprire l'aiuto anche a chi, oggi, resta escluso dall'Assegno di Inclusione perché considerato "occupabile". Ecco cosa prevede la proposta, chi coinvolgerebbe e quali obblighi comporterebbe
Dal palco di Nova, l'evento organizzato a Milano dal Movimento 5 Stelle, è arrivata una proposta destinata a far discutere: il cosiddetto Reddito 2.0, una nuova misura di sostegno al reddito pensata per superare la divisione oggi esistente tra Assegno di Inclusione (AdI) e Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL). I due strumenti sono stati introdotti dal Governo Meloni con il Decreto lavoro 2023 (D.L. 4 maggio 2023, n. 48, convertito dalla Legge 3 luglio 2023, n. 85), che ha mandato in soffitta il Reddito di cittadinanza: l'Assegno di Inclusione è disciplinato dagli articoli da 1 a 11, mentre il Supporto per la Formazione e il Lavoro è regolato dall'articolo 12.
Il cuore della proposta pentastellata è semplice da spiegare: allargare la platea di chi può ricevere il sussidio. Oggi l'Assegno di Inclusione spetta solo ai nuclei familiari in cui vive almeno una persona con disabilità, un minorenne, una persona con almeno 60 anni oppure qualcuno in condizione di svantaggio inserito in un programma di cura e assistenza. Chi non ha in famiglia nessuno di questi componenti resta fuori, anche se si trova in difficoltà economica. Il M5S vuole cambiare proprio questo aspetto, includendo i cosiddetti "occupabili", cioè le persone tra i 18 e i 59 anni ritenute in grado di lavorare ma che, di fatto, possono ritrovarsi senza un impiego. Secondo le stime del Movimento, la platea interessata sarebbe di circa 580 mila persone.
Chi prende oggi il Supporto Formazione e Lavoro e cosa cambierebbe
Per capire la portata della novità bisogna guardare a come funzionano oggi le due misure. Il Supporto per la Formazione e il Lavoro è rivolto ai singoli componenti dei nuclei familiari tra i 18 e i 59 anni che non hanno i requisiti per l'Assegno di Inclusione. Per riceverlo devono partecipare a percorsi di formazione, qualificazione, riqualificazione professionale, orientamento o accompagnamento al lavoro. Si tratta, in sostanza, di uno strumento pensato soprattutto per spingere le persone verso un'occupazione.
L'Assegno di Inclusione, invece, ha una natura diversa: è destinato alle famiglie che presentano specifiche condizioni di fragilità e richiede un ISEE non superiore a 10.140 euro, oltre alla presenza in casa di disabili, minori, over 60 o persone svantaggiate. La proposta del M5S punterebbe a mettere insieme le due anime in un'unica misura più ampia, dentro la quale troverebbero posto anche gli occupabili oggi esclusi. Sul piano economico, il progetto fissa come riferimento una soglia di 6.500 euro l'anno, a cui si potrebbe aggiungere un'integrazione fino a 3.640 euro annui per coprire le spese di affitto o mutuo.
Lavori utili e formazione obbligatoria: cosa dovrebbero fare i beneficiari
Chi pensa a un ritorno al "sussidio senza condizioni" dovrà fare i conti con un dettaglio importante: secondo la proposta, l'estensione agli occupabili non sarebbe un semplice trasferimento di denaro. I beneficiari avrebbero infatti obblighi precisi da rispettare per continuare a ricevere l'aiuto.
In primo luogo, dovrebbero partecipare ai Progetti utili alla collettività (PUC) organizzati dai Comuni per almeno otto ore a settimana. Allo stesso tempo, sarebbero tenuti a seguire un percorso di formazione e ricerca del lavoro attraverso i centri per l'impiego, le agenzie per il lavoro e le imprese. La proposta prevede quindi una presa in carico obbligatoria da parte di Comuni, centri per l'impiego o agenzie per il lavoro: nessun beneficiario, almeno sulla carta, verrebbe lasciato solo con l'assegno in tasca, ma sarebbe accompagnato passo dopo passo verso un'occupazione stabile.
Incentivi alle aziende e alle agenzie
Un altro tassello del Reddito 2.0 riguarda il mondo delle imprese. Secondo il progetto, un'azienda che, dopo un periodo iniziale di prova, decidesse di assumere a tempo indeterminato un beneficiario potrebbe ottenere l'equivalente di 12 mensilità del sostegno sotto forma di sgravio contributivo. A illustrare questo meccanismo è stato Pasquale Tridico, esponente del M5S ed ex presidente dell'INPS, che lo ha presentato come una leva per convincere le aziende ad assumere i percettori. Anche le agenzie per il lavoro avrebbero un premio: un incentivo pari a una mensilità per ogni beneficiario occupabile accompagnato concretamente verso un posto di lavoro.
Attenzione, però, a non correre troppo: al momento non esiste alcun nuovo assegno che sostituisca l'Assegno di Inclusione e il Supporto per la Formazione e il Lavoro. Quella del Movimento 5 Stelle è una proposta programmatica, destinata al confronto con gli alleati per costruire un eventuale programma comune. Le regole in vigore restano quindi quelle del Decreto Lavoro. Se un giorno la proposta diventasse legge, la svolta più rilevante sarebbe l'apertura del sostegno anche agli occupabili oggi esclusi dall'AdI, con un sistema che legherebbe l'aiuto economico a percorsi obbligatori di formazione, attivazione e inserimento lavorativo.


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