Come lo score ISA influenza il destino del contribuente
Il sistema assegna ai titolari di partita IVA un punteggio da 1 a 10. Chi raggiunge o supera il voto 8 accede a un regime premiale particolarmente favorevole, in cui i termini per gli accertamenti vengono ridotti, molti controlli vengono esclusi a priori e si ottiene l’esenzione dal visto di conformità per compensare crediti IVA fino a 70.000 euro. Al contrario, scendere sotto la soglia della sufficienza (punteggio inferiore a 6) fa scattare l'inserimento automatico nelle liste dei controlli da parte dell'Agenzia.
È importante sottolineare che un basso punteggio ISA non costituisce una prova certa di evasione, ma rappresenta un campanello d’allarme che l'algoritmo non ignora. Dietro questi voti c'è una mappatura complessa di 1.100 codici attività, dove le variabili contabili vengono incrociate con quelle strutturali e geografiche. Il sistema è in grado di distinguere, ad esempio, tra i ricavi di un esercizio commerciale situato in una via del centro ad alto flusso pedonale e quelli di un'attività analoga collocata in una zona residenziale periferica, dove i costi di locazione e i volumi d'affari seguono logiche totalmente differenti.
Gli obiettivi del triennio: i numeri del PIAO
La programmazione per il 2026 è stata delineata nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO). L’obiettivo è fissato su 320.000 controlli sostanziali annui, a cui si aggiungono le verifiche della Guardia di Finanza, che nel 2026 toccheranno quota 75.000. L’attenzione si sposta sensibilmente sulle imprese di medie dimensioni, per le quali è previsto un incremento della pressione ispettiva del 20% nel 2026, con proiezioni che sfiorano il 50% entro il 2028.
Le anomalie che fanno scattare l'alert
Oggi, ignorare una comunicazione o una richiesta dell'Agenzia delle Entrate è estremamente rischioso poiché trasforma quasi istantaneamente una segnalazione in un accertamento vero e proprio. Gli elementi che mettono in allerta il sistema riguardano principalmente gli squilibri tra costi e ricavi. Dichiarare ricavi minimi a fronte di magazzino, dipendenti e affitti elevati è una delle anomalie ISA più frequenti. Allo stesso modo, margini di guadagno troppo bassi rispetto alla media di settore, crediti IVA strutturali ingiustificati, acquisti esteri incoerenti o incassi POS significativamente superiori ai corrispettivi dichiarati rappresentano tutti motivi di inserimento immediato nelle liste di controllo.
Il Concordato Preventivo Biennale
In questo scenario, il concordato preventivo biennale funge da ulteriore filtro per la selezione. Sebbene l’adesione resti facoltativa, le conseguenze per chi decide di restarne fuori sono piuttosto rilevanti sotto il profilo dei controlli fiscali. L’art. 34, comma 2 del d.lgs. n. 13/2024 è chiaro: “L'Agenzia delle entrate e il Corpo della Guardia di finanza programmano l'impiego di maggiore capacità operativa per intensificare l’attività di controllo nei confronti dei soggetti che non aderiscono al concordato preventivo biennale o ne decadono”.
In altre parole, il legislatore ha previsto una maggiore capacità operativa da parte del Fisco per intensificare i controlli proprio verso i soggetti che non aderiscono al concordato o che ne decadono.