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Agenzia delle Entrate, arriva il nuovo sistema delle detrazioni, sei penalizzato se non hai figli: ecco tutte le novità

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Agenzia delle Entrate, arriva il nuovo sistema delle detrazioni, sei penalizzato se non hai figli: ecco tutte le novità
Dal 2026 cambia il sistema delle detrazioni fiscali: per i redditi oltre 75.000 euro gli sconti Irpef saranno limitati in base al quoziente familiare, al numero di figli e a nuovi tetti di spesa
Il sistema fiscale italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con il passaggio da un regime di agevolazioni più o meno generalizzate a un modello più selettivo e basato sulla composizione del nucleo familiare. Per diversi anni, le detrazioni sono state considerate una componente stabile nella pianificazione finanziaria dei contribuenti, ma la necessità di contenere la spesa pubblica ha portato all'introduzione di nuovi limiti per i redditi medio-alti. A partire dal 1° gennaio 2025, è entrato ufficialmente in vigore il meccanismo che condiziona il diritto agli sconti fiscali alla capacità reddituale e al c.d. “quoziente familiare”, una novità che vedrà il proprio debutto operativo nelle dichiarazioni dei redditi del 2026, riguardando direttamente i modelli 730 e Redditi.

Il riordino delle detrazioni 2026: come cambia il calcolo per i redditi elevati
La nuova struttura delle spese detraibili, recepita dall'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 6/2025, prevede una soglia d'ingresso fissata a 75.000 euro di reddito complessivo. È importante sottolineare che questa soglia non viene calcolata solo sulla base imponibile ordinaria, ma include anche i redditi soggetti a imposte sostitutive, come quelli derivanti dalla cedolare secca sugli affitti, dal regime forfettario delle partite IVA o dalle mance nel settore turistico. Per chi supera questo tetto, il diritto di portare oneri in detrazione (solitamente al 19%, ma anche con aliquote superiori per determinati bonus) viene limitato da un tetto massimo calcolato attraverso l'incrocio tra la fascia di reddito e un coefficiente legato al numero di figli a carico.

La logica del massimale e il peso della famiglia
La parte cruciale della riforma risiede in una formula matematica che vede un Importo Base eroso o confermato dalla composizione familiare. I coefficienti previsti dal legislatore penalizzano in modo netto i contribuenti senza figli a carico, ai quali viene applicato un moltiplicatore di 0,50, riducendo del 50% la capacità di spesa agevolabile. Tale moltiplicatore sale a 0,70 in presenza di un figlio, a 0,85 per due figli e raggiunge la quota piena di 1,00 solo per i nuclei con tre o più figli o in presenza di almeno un figlio con disabilità accertata. Questo sistema trasforma la dichiarazione dei redditi, obbligando il contribuente a selezionare quali oneri e spese portare in detrazione.

I tetti di spesa
Facciamo due conti. Per i contribuenti che dichiarano un reddito compreso tra 75.001 e 100.000 euro, l'importo base di riferimento è di 14.000 euro. Tuttavia, la cifra reale che si potrà inserire in dichiarazione varia sensibilmente: chi non ha figli vede il limite scendere drasticamente a 7.000 euro, mentre con un figlio la quota sale a 9.800 euro e con due figli si attesta a 11.900 euro. Solo le famiglie numerose o con disabilità possono sfruttare l'intero massimale di 14.000 euro.

Maggiori limitazioni riguardano chi supera la soglia dei 100.000 euro di reddito, dove l'importo base scende a 8.000 euro. In questa fascia, un contribuente single o senza figli a carico potrà portare in detrazione spese per un massimo di soli 4.000 euro. La presenza di un figlio alza il tetto a 5.600 euro, che diventano 6.800 euro con due figli, per arrivare al limite massimo di 8.000 euro esclusivamente per chi ha tre o più figli o un figlio disabile. In altre parole, un reddito elevato in un nucleo familiare ristretto subisce un taglio radicale dei benefici fiscali che, in alcuni casi, può risultare anche dieci volte superiore rispetto ai regimi passati.

Gli oneri esclusi dal taglio
Il legislatore ha comunque preservato alcune categorie di spesa ritenute essenziali o legate a impegni contrattuali pregressi. Restano dunque pienamente detraibili, senza sottostare ai nuovi massimali, le spese sanitarie (oltre la franchigia di 129,11 euro) e gli interessi passivi sui mutui stipulati entro il 31 dicembre 2024.
Allo stesso modo, sono salvaguardate le rate annuali relative a ristrutturazioni edilizie o interventi di recupero avviati prima del 2025 e gli investimenti effettuati in startup innovative e PMI.


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