Con l’emanazione del D.Lgs. n. 108/2024 (il decreto correttivo sul concordato preventivo), il redditometro è tuttavia entrato in una nuova fase, profondamente diversa rispetto al passato.
L'obiettivo della riforma è quello di limitare l'utilizzo dell'accertamento sintetico ai casi di evasione fiscale più rilevanti, evitando controlli generalizzati sui contribuenti.
La revisione normativa ha, infatti, introdotto due requisiti che devono essere soddisfatti contemporaneamente affinché l'Agenzia delle Entrate possa avviare un accertamento:
- il primo requisito conferma una regola già esistente. Il reddito ricostruito dall'Amministrazione finanziaria sulla base delle spese sostenute dal contribuente deve risultare superiore di almeno il 20% rispetto a quello dichiarato;
- il secondo requisito contempla la previsione di una seconda soglia quantitativa. Oltre allo scostamento percentuale, la differenza tra reddito ricostruito e reddito dichiarato dovrà essere superiore ad almeno dieci volte l'importo annuo dell'assegno sociale, pari attualmente a circa 69.500 euro.
Solo in presenza di entrambe le condizioni sarà possibile procedere con l'accertamento sintetico.
L'effetto pratico della riforma è evidentemente significativo. In passato, un contribuente che avesse dichiarato 10.000 euro di reddito poteva essere sottoposto a controllo qualora il Fisco ricostruisse un reddito di circa 12.500 euro. Con le nuove regole, invece, lo stesso contribuente potrà essere destinatario dell'accertamento soltanto se il reddito ricostruito raggiungerà una soglia vicina agli 80.000 euro, riducendo così sensibilmente il numero dei controlli.
A testimoniare il progressivo declino dell'accertamento sintetico sono i dati contenuti nel Rendiconto generale dello Stato 2025 della Corte dei Conti. Nel corso del 2025 il redditometro ha consentito di accertare circa 35,2 milioni di euro, ma le somme effettivamente riscosse si sono fermate a poco meno di 400 mila euro, pari ad appena l'1,13% dell'importo contestato. Si tratta di un risultato che evidenzia la perdita di efficacia operativa dello strumento.
Invero, nel 2025 il numero degli accertamenti è aumentato rispetto all'anno precedente, passando da 799 a 923. Tale incremento, tuttavia, non riflette un maggiore utilizzo dello strumento secondo la nuova disciplina, ma è dovuto alla definizione di controlli riferiti ad annualità precedenti, comprese tra il 2016 e il 2020. Tra i contribuenti interessati figurano evasori totali o paratotali, professionisti, imprenditori e altre categorie di soggetti.
Anche sotto il profilo della riscossione emerge una tendenza negativa. Se nel 2023 l'Agenzia delle Entrate era riuscita a recuperare circa il 13,4% delle somme accertate, nel 2024 gli incassi sono diminuiti sensibilmente e nel 2025 si sono ridotti a meno di 400 mila euro, confermando il progressivo ridimensionamento dell'efficacia del redditometro.
La Corte dei Conti, nel documento poc'anzi citato, ha evidenziato come l'accertamento sintetico abbia ormai un ruolo marginale nell'ambito delle strategie di contrasto all'evasione fiscale. Allo stesso tempo, sottolinea la necessità di mantenere strumenti di controllo efficaci per individuare situazioni caratterizzate da incrementi patrimoniali significativi, disponibilità di beni di valore o manifestazioni di particolare agiatezza che risultino incompatibili con i redditi dichiarati. L'obiettivo resta quello di garantire un sistema fiscale fondato sull'equità e sulla corretta capacità contributiva, pur nel rispetto delle garanzie riconosciute ai contribuenti.