Residenza e domicilio
L'art. 43 del c.c. definisce la residenza come il luogo in cui una persona ha la propria dimora abituale. Il domicilio, invece, è il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei propri affari e interessi. Questo significa che mantenere la vecchia residenza - pur vivendo altrove - è una scelta che può determinare, in determinati casi, una violazione di legge.
L'obbligo legale che molti ignorano
L'art. 2 della l. 1228/1954, la norma che disciplina l'ordinamento anagrafico, stabilisce che ogni cittadino ha l'obbligo di iscriversi all'anagrafe del Comune in cui fissa la propria dimora abituale e di dichiarare qualsiasi mutamento della propria posizione anagrafica. Il cambio di residenza va effettuato presso l'Ufficio Anagrafe del nuovo Comune entro 20 giorni dal trasferimento. La domanda si può presentare personalmente allo sportello oppure online, via e-mail o PEC, con firma digitale o autografa e documenti allegati. Una volta presentata, il Comune ha 2 giorni lavorativi per registrarla e avvia, quindi, una fase di accertamento della reale dimora abituale entro i successivi 45 giorni. La residenza decorre dalla data di presentazione della domanda, non da quella di accettazione definitiva.
La pensione è al sicuro
Uno dei timori più diffusi tra i pensionati è che il cambio di residenza possa in qualche modo mettere a rischio l'erogazione dell'assegno pensionistico. Tuttavia, è opportuno precisare che il diritto alla pensione si basa sui requisiti contributivi maturati nel tempo e non sull'indirizzo di residenza. Un trasferimento all'interno del territorio nazionale non incide né sull'importo né sulla continuità del pagamento.
Ciò che conta, però, è che l'INPS abbia sempre i dati aggiornati. Il modulo ministeriale per la variazione della residenza destinato ai pensionati consente di comunicare all'Istituto il nuovo indirizzo in modo rapido. Trascurare questo aggiornamento non fa perdere la pensione, ma può creare alcuni problemi, come la mancata ricezione di comunicazioni istituzionali importanti o il disallineamento dei dati rilevanti per il calcolo di eventuali prestazioni collegate alla situazione familiare o reddituale.
Quando il trasferimento è temporaneo e quando diventa stabile
Non ogni soggiorno prolungato presso i figli impone il cambio di residenza. Trascorrere qualche settimana o anche qualche mese in casa del figlio, per un periodo di convalescenza, non determina automaticamente il sorgere dell'obbligo. Ciò che rileva, secondo la giurisprudenza consolidata, è l'elemento soggettivo, ossia l'intenzione di fissare stabilmente in quel luogo il centro della propria vita quotidiana. Un soggetto può assentarsi dal luogo di residenza anche per periodi prolungati, purché nel Comune di origine permanga quella volontà di abitare stabilmente che si desume dalle consuetudini di vita e dal mantenimento di relazioni sociali e familiari non occasionali. Quando, invece, il pensionato trasferisce definitivamente il proprio centro di vita nell'abitazione del figlio e, ad esempio, lascia vuota la vecchia casa o la cede, scatta l'obbligo di aggiornare la residenza anagrafica.
L'aspetto fiscale
Un altro aspetto da valutare è legato all'immobile che si lascia. Se il pensionato è proprietario della casa che abbandona, il trasferimento della residenza anagrafica può incidere sul suo trattamento fiscale. L'esenzione dall'IMU per l'abitazione principale, disciplinata dall'art. 1, comma 741, l. 160/2019 richiede che il proprietario vi dimori abitualmente e vi risieda anagraficamente. Venendo meno la residenza anagrafica, quell'immobile potrebbe perdere lo status di abitazione principale e trasformarsi, a tutti gli effetti fiscali, in una seconda casa soggetta all'aliquota ordinaria.