Si tratta di un appuntamento dovuto per i proprietari di seconde case o di abitazioni principali qualificate catastalmente come case di lusso, oltre che per i proprietari di terreni agricoli.
Con il nuovo sistema, entrato in vigore a inizio anno, si punta a semplificare la gestione dell’imposta. Le novità, inizialmente accolte con qualche timore, non comportano un aumento generalizzato della pressione fiscale. Al contrario, in diversi casi possono risultare vantaggiose, soprattutto grazie a regole più chiare e uniformi.
I Comuni hanno ora a disposizione criteri più ordinati per stabilire le aliquote, con un’attenzione particolare agli immobili situati in località turistiche.
Un passaggio fondamentale è rappresentato dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 novembre 2025, che ha ridefinito in modo preciso i margini di manovra dei Comuni. L’obiettivo è rendere più omogenea l’IMU su tutto il territorio nazionale, evitando grandi differenze tra zone diverse.
Già con il decreto del 6 settembre 2024 era stato avviato un processo di semplificazione, riducendo drasticamente il numero delle fattispecie utilizzabili per determinare l’imposta. Con l’aggiornamento del 2025, queste categorie sono state ulteriormente riorganizzate.
Dal 2026 tutti i Comuni italiani devono adeguarsi a queste nuove regole: non è più possibile creare categorie personalizzate di contribuenti, ma bisogna scegliere le aliquote da un elenco definito a livello centrale. In caso di mancato adeguamento, si applica automaticamente un’aliquota standard.
Resta comunque uno spazio di autonomia per i Comuni, che possono modulare la tassazione in base alle esigenze locali, ma sempre entro limiti ben precisi e nel rispetto dei principi generali.
Una delle novità più rilevanti riguarda le seconde case non affittate né concesse in comodato. I Comuni possono introdurre aliquote ridotte per gli immobili utilizzati solo per una parte dell’anno. In pratica, chi usa la casa solo per brevi periodi potrebbe pagare meno IMU.
La riduzione non è automatica: dipende dalle decisioni del singolo Comune e può basarsi su diversi elementi, come i mesi di utilizzo o i consumi delle utenze (luce, acqua, gas), che aiutano a dimostrare l’effettivo uso limitato dell’immobile.
Dal 2026, inoltre, i Comuni possono prevedere aliquote agevolate in riferimento ad immobili inagibili per cause edilizie diverse, tra cui:
- fabbricati inagibili per crollo strutturale dovuto a cedimenti del terreno o difetti costruttivi;
- immobili danneggiati da incendi;
- fabbricati dichiarati inagibili per gravi problemi di staticità o condizioni igienico-sanitarie pericolose;
- strutture danneggiate da eventi atmosferici non qualificabili come calamità naturali.
Anche in questo caso l’agevolazione non è automatica: ogni Comune deve deliberarla espressamente nel proprio prospetto aliquote e pubblicarla entro il 14 ottobre di ogni anno sul portale del Federalismo Fiscale MEF. Per accedere al beneficio è necessario presentare documentazione tecnica che attesti lo stato di inagibilità (perizia di un tecnico abilitato o certificazione degli uffici comunali competenti).