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Articolo 2878 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 29/04/2022]

Cause di estinzione

Dispositivo dell'art. 2878 Codice Civile

L'ipoteca si estingue(1):

  1. 1) con la cancellazione dell'iscrizione [2882 ss.];
  2. 2) con la mancata rinnovazione dell'iscrizione entro il termine indicato dall'articolo 2847;
  3. 3) con l'estinguersi dell'obbligazione [1176 ss., 1230, 2934](2);
  4. 4) col perimento del bene ipotecato, salvo quanto è stabilito dall'articolo 2742(3);
  5. 5) con la rinunzia del creditore [2879];
  6. 6) con lo spirare del termine a cui l'ipotecaè stata limitata o col verificarsi della condizione risolutiva;
  7. 7) con la pronunzia del provvedimento che trasferisce all'acquirente il diritto espropriato e ordina la cancellazione delle ipoteche [586 c.p.c.](4).

Note

(1) Occorre distinguere l'estinzione degli effetti dell'iscrizione ipotecaria, che si verifica dopo che siano trascorsi vent'anni dalla data dell'iscrizione stessa se non si fa luogo alla sua rinnovazione, dall'estinzione dell'ipoteca in sè, le cui più probabili cause sono enumerate dalla presente disposizione. L'estinzione del diritto di ipoteca provoca il venir meno della specifica posizione giuridica.
(2) Tipica causa di estinzione dell'ipoteca è la cancellazione dell'iscrizione, per la quale può essere fatta domanda soltanto se il debito viene estinto totalmente. Il diritto di ipoteca si estingue poi anche con la mancata rinnovazione della pubblicità ipotecaria nel termine prescritto e con il venir meno dell'obbligazione garantita, dato il carattere accessorio di quest'ultima, ex art. 1179. Il pagamento deve essere fatto nelle forme sancite ex lege, da parte sia del terzo datore di ipoteca sia del terzo acquirente del bene garantito. Sempre nell'ambito dell'obbligazione, non estinguono invece l'ipoteca, nè l'ipotesi di surrogazione prevista ai sensi dell'art. 1202, nè la novazione ex art. 1230. Viceversa, la datio in solutum (v. art. 1197) e la compensazione (v. art. 1241) rendono effettiva l'estinzione del diritto di garanzia sottostante al bene.
(3) Perché si produca questa circostanza deve venire meno completamente il bene soggetto ad ipoteca, inteso nella sua natura economico-sociale. Resta tuttavia salvo il generale principio pretium succedit in locum rei; res succedit in locum pretii ai sensi dell'art. 2742, mediante il quale si opera una reale surrogazione dell'indennità al bene garantito distrutto o deteriorato irrimediabilmente.
(4) La causa estintiva del diritto di ipoteca prevista al n. 7 del presente articolo è peculiare in quanto presenta elementi di collegamento con l'estinzione degli effetti dell'iscrizione ipotecaria: infatti il provvedimento che opera il trasferimento della res espropriata all'acquirente, ordina contestualmente anche la cancellazione delle iscrizioni.

Ratio Legis

La disposizione in commento contiene un'elencazione meramente esemplificativa, non avente quindi carattere tassativo, di una serie di possibili cause di estinzione della garanzia ipotecaria. Tale estinzione, a seguito di cancellazione ex art. 1882,trova la sua ratio nella natura costitutiva dell'iscrizione ipotecaria (v. art. 2827).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2878 Codice Civile

Cass. civ. n. 4698/2011

In tema di concordato fallimentare, non compete al giudice delegato, nella sede della verifica dell'esecuzione dello stesso ai sensi dell'art. 136 legge fall., il potere di ordinare la cancellazione delle ipoteche iscritte sui beni del fallito in data anteriore al fallimento ed a vantaggio di creditori del fallito, da un lato riferendosi la predetta norma alle sole ipoteche iscritte da terzi a garanzia dell'esecuzione del concordato e, dall'altro, non potendosi applicare l'art. 586, primo comma, c.p.c. (cui rinvia l'art. 105 legge fall.), trattandosi di norma sulla espropriazione forzata non richiamata dalla disciplina del procedimento concordatario né applicabile in via analogica; la predetta cancellazione, inoltre, confligge con la norma generale in materia d'ipoteca che, all'art. 2878, n. 3, c.c., prevede che l'estinzione della stessa consegua dall'estinzione dell'obbligazione che essa garantisce.

Cass. pen. n. 8015/2007

In materia di misure di prevenzione patrimoniale, ai fini dell'opponibilità del diritto di garanzia reale sul bene oggetto del provvedimento di confisca, non basta che l'ipoteca sia stata costituita mediante iscrizione nei registri immobiliari prima del sequestro ex art. 2 ter della legge n. 575 del 1965, ma è richiesta l'inderogabile condizione della buona fede e dell'affidamento incolpevole del creditore ipotecario, la cui prova deve essere fornita dal creditore ipotecario originario nel procedimento di prevenzione. (Nel caso di specie, invece, senza aver provato la propria buona fede, il terzo creditore ipotecario la banca mutuante aveva ceduto pro soluto il credito in via onerosa ed in tal modo aveva ceduto un credito non più garantito da ipoteca dal giorno dell'iscrizione del sequestro di prevenzione; di conseguenza, il cessionario non poteva addurre la propria buona fede nel procedimento di prevenzione, sia perché non aveva preteso dal creditore originario la dimostrazione della buona fede di questi, sia perché era a conoscenza del sequestro di prevenzione e della confisca, giusta trascrizione di tali provvedimenti, ed aveva accettato una cessione pro soluto proprio in quanto consapevole dell'esistenza del vincolo dello Stato sul bene offerto in garanzia).

Cass. pen. n. 13413/2005

In tema di misure di prevenzione e disposizioni contro la mafia, l'applicazione della confisca, che determina la successione dello Stato, a titolo particolare, nella titolarità del bene, non comporta l'estinzione dei diritti reali di garanzia costituiti sul bene confiscato a favore dei terzi, i quali possono far valere in sede esecutiva i propri diritti, a condizione che si tratti di terzi in buona fede, che abbiano trascritto il proprio titolo anteriormente al sequestro ai fini di prevenzione. (La Corte ha anche precisato che incombe ai terzi, che vantano diritti reali sul bene confiscato, l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa che intendono far valere e cioè la tempestiva iscrizione dell'ipoteca nei pubblici registri immobiliari e la sussistenza della buona fede ).

Cass. civ. n. 10909/2002

In tema di vendita forzata, il giudice dell'esecuzione (o quello delegato al fallimento) può, con proprio provvedimento, porre le spese per la cancellazione delle trascrizioni ed iscrizioni gravanti sull'immobile trasferito a carico dell'aggiudicatario, anziché a carico del debitore (o della massa fallimentare), come disposto dagli artt. 2878 c.c. e 586 c.p.c. (nonché 105 della legge fall.), poiché il principio dell'obbligo del pagamento delle spese predette a carico del debitore (o della massa fallimentare) non può dirsi inderogabile, non essendo tale inderogabilità sancita da alcuna norma di legge, e non avendo esso ad oggetto situazioni soggettive indisponibili.

Cass. civ. n. 6958/1994

In tema di ipoteca, la natura reale del vincolo ed il valore costitutivo dell'iscrizione comportano che, mentre nei confronti del creditore l'estinzione dell'obbligazione estingue anche la garanzia ipotecaria che l'assiste, nei confronti dei terzi è necessaria anche la cancellazione dell'ipoteca, poiché il permanere dell'iscrizione, nonostante l'estinzione del credito, può essere di pregiudizio per il proprietario, in quanto determina un intralcio al commercio giuridico del bene, potendo i terzi ignorare la reale situazione ed essendo essi generalmente inclini a dare rilevanza all'apparenza del vincolo.

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relative all'articolo 2878 Codice Civile

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S. M. chiede
lunedì 13/06/2022 - Lazio
“Buonasera, la mia domanda è questa: ho una casa di proprietà al 50% con mia moglie con cui sono separato legalmente dal 2012, su questa casa c'è un mutuo residuo di 60.000 euro che stiamo pagando regolarmente, su questa casa per problemi relativi alla mia società che purtroppo è stata chiusa con debiti sono state iscritte l'ipoteca giudiziale e poi successivamente due pignoramenti dallo stesso creditore la "................", logicamente sia l'ipoteca che i pignoramenti sono stati fatti solo a mio nome e per il 50% della proprietà, per mia fortuna il giudice delle procedure esecutive ha bloccato la messa in vendita della casa perché risulta essere divisibile, e il creditore non ha proceduto all'esecuzione forzata visto che i costi per la divisibilità erano a suo carico, l'importo del debito ad oggi sono 54.000 euro il valore totale della casa è di circa 190.000 con ancora 60.000 euro di mutuo. La mia ex moglie ha deciso di vendere la casa e qui sono sorti i problemi, sono riuscito a far cancellare i pignoramenti dal giudice in modo definitivo e ho tolto con un notaio in conservatoria i due pignoramenti, pensando che la cosa fosse conclusa sono andato avanti con la vendita ed è spuntata l'ipoteca giudiziale fatta prima dei pignoramenti che non è stata cancellata come pensavo fosse successo in automatico avendo tolti i pignoramenti.
Ora la mia domanda è questa come devo fare per togliere anche l'ipoteca giudiziale visto che il creditore ha rinunciato alla divisione della casa?
lo può fare lo stesso giudice o devo trovare un accordo con il creditore?

Spero in una risposta in tempi brevi
grazie

Consulenza legale i 19/06/2022
La circostanza che in sede di esecuzione forzata il giudice dell’esecuzione abbia riconosciuto divisibile il bene ed abbia deciso di porre a carico del creditore procedente le spese necessarie per procedere al frazionamento dell’immobile ed alla successiva vendita coattiva di una sola parte di esso, non può valere ad incidere sulla disciplina dell’estinzione dell’ipoteca o della sua eventuale riduzione.

Per quanto concerne la riduzione dell’ipoteca, l’art. 2872 del c.c. ne individua due distinte modalità, consistenti:
a) nella riduzione della somma per la quale è stata presa l’iscrizione;
b) nella restrizione dell’iscrizione ad una parte soltanto dei beni.
In particolare, con riferimento a questa seconda ipotesi, precisa il secondo comma che la restrizione “può aver luogo anche se l'ipoteca ha per oggetto un solo bene, qualora questo abbia parti distinte o tali che si possano comodamente distinguere”.

Il successivo art. 2874 del c.c. dispone che, sia le ipoteche legali che quelle giudiziali devono ridursi su domanda dell’interessato, mentre l’art. 2877 del c.c., rubricato “Spese della riduzione”, stabilisce che, anche nel caso in cui la riduzione sia consentita dal creditore, tutte le spese necessarie per eseguirla vanno sempre poste a carico del richiedente, ossia il debitore.

Neppure il rifiuto da parte del creditore ipotecario di procedere al frazionamento dell’immobile può essere invocato quale motivo per ottenere, anche giudizialmente, l’estinzione dell’ipoteca, e ciò perché il giudice, chiamato a pronunciarsi su tale richiesta, non può che attenersi a quanto disposto dall’art. 2878 c.c., norma che contiene un elenco tassativo dei casi in cui l’ipoteca si estingue, tra i quali non è compresa l’ipotesi che qui viene in considerazione.

Alla luce di quanto fin qui osservato, dunque, in assenza di una rinunzia volontaria all’ipoteca da parte del creditore, manifestabile secondo le forme di cui all’art. 2879 del c.c., due sono le soluzioni che si vogliono proporre per ottenere il risultato sperato, entrambe fondate sul presupposto che vi sia un terzo disposto ad acquistare l’immobile nella sua interezza e che il valore di mercato dello stesso si aggiri intorno ai 190.000 euro.

La prima soluzione è quella di raggiungere, innanzitutto, un accordo con il creditore, al quale prospettare, previa valutazione dell’immobile e conseguente determinazione del valore della quota del debitore:
a) la vendita ad un terzo acquirente dell’immobile nella sua interezza, al prezzo risultante dalla perizia;
b) la contestuale assunzione, in sede di compravendita, dell’obbligo del terzo acquirente di versare direttamente al creditore quella parte di prezzo necessaria per soddisfare il credito garantito dall’ipoteca giudiziale;
c) l’accollo, sempre da parte del terzo acquirente, della residua quota di mutuo, pari ad euro 60.000;
d) il versamento in favore dei venditori soltanto della somma che residua del prezzo complessivo convenuto per la vendita.

Da parte sua il creditore con ipoteca giudiziale dovrebbe assumere l’impegno di partecipare al suddetto contratto di vendita, al preciso fine di obbligarsi espressamente a procedere a cancellazione dell’ipoteca giudiziale in conseguenza del verificarsi della causa estintiva di cui al n. 3) dell’art. 2878 c.c., ovvero l’estinzione dell’obbligazione.

Qualora si riuscisse a raggiungere con il creditore un accordo di tale tipo (ovviamente da formalizzare per iscritto), sarebbe opportuno, per garantirsi sin da subito l’affare, procedere innanzitutto alla stipula di un preliminare di vendita con il potenziale terzo acquirente, nel quale trasfondere il contenuto dell’accordo sopra suggerito.
A garanzia del terzo promissario acquirente, si reputa opportuno subordinare il preliminare di vendita (che si consiglia di trascrivere immediatamente) alla condizione risolutiva del rifiuto da parte del creditore ipotecario di prendere parte all’atto definitivo, al fine di prestare il proprio consenso alla cancellazione dell’ipoteca.

In mancanza di accordo con il creditore, l’unica soluzione prospettabile, se il terzo acquirente manifesta concreto interesse ad acquistare l’immobile, è quella di avvalersi dell’istituto giuridico della c.d. purgazione dell’ipoteca, disciplinato dagli artt. 2889 e ss. c.c. e 792 e ss. c.p.c.
Si tratta di un vero e proprio procedimento giudiziario, che si instaura con ricorso diretto al Presidente del Tribunale che sarebbe competente per l’esecuzione forzata, a conclusione del quale, previo versamento di un prezzo convenuto tra le parti e non inferiore a quello stabilito come base degli incanti dal codice di procedura civile in caso di espropriazione, il giudice adito emetterà un’ordinanza con cui disporrà la cancellazione delle formalità esistenti (da annotare a margine dell’originaria formalità ipotecaria).

Ovviamente, prima di fare ricorso alla purgazione dell’ipoteca (con la precisazione che terzo acquirente potrebbe anche essere l’altro coniuge comproprietario), si consiglia di valutare quali costi si dovrebbero sopportare per frazionare l’immobile e restringere l’ipoteca solo ad una parte di esso, in quanto anche la procedura di purgazione richiede di sostenere delle spese, oltre che, sicuramente, tempi più lunghi per il suo completamento.

Gian Paolo G. chiede
domenica 23/10/2016 - Emilia-Romagna
“Ho pagato alla Banca erogatrice del mio mutuo tutto fino all' ultimo centesimo.
Questo già da molti anni, il mutuo risale agli anni 1988, siccome c'è ancora sul mio bene l' ipoteca a garanzia della Banca, di decine e decine di migliaia di euro, io cortesemente tramite mail ho chiesto circa 2 anni fa, che mediante la " Legge Bersani" queste ipoteche mi venissero tolte dalla Banca stessa senza, alcun esborso da parte mia.
Il Funzionario mi rispondeva che avrebbero provveduto, ma a distanza di 2 anni le ipoteche ci sono ancora,( ho fatto le visure.) Allora, ho riscritto al Funzionario di cui sopra, mi risponde che non è più lui a gestire la pratica, ma che ha passato tutto, ad alcuni suoi colleghi. ( è questa la maniera.?)
Domanda per il vostro Studio, come mi devo comportare, cosa devo fare.?
Devo rivolgermi ad un Legale qui del posto, o posso inviare io una raccomandata A.R. lamentandomi, e chiedergli anche eventuali danni.? Qualora non provvedano in fretta alla cancellazione dell' ipoteca.?”
Consulenza legale i 28/10/2016
In primo luogo va doverosamente chiarito che "estinzione" e "cancellazione" dell'ipoteca sono due concetti distinti.

L'estinzione dell'ipoteca la rende inutilizzabile nella sostanza, cioè ne annulla la consistenza e la possibilità per chiunque di adoperarla; nella forma, invece, essa continuerà a figurare, anche se con una presenza puramente apparente, fino a che non si provveda alla sua cancellazione.
Ad esempio, come nel caso di specie, l'ipoteca si estingue con l'integrale rimborso del debito, ma chi eseguisse una visura ipotecaria avrebbe l'impressione che essa sussista ancora. Così un eventuale acquirente dell'immobile pretenderà il più delle volte che esso venga liberato anche dalle annotazioni, pur se prive di contenuto.

La procedura che consegue la cancellazione delle formalità è definita, appunto, "cancellazione di ipoteca": la legge n° 40 del 2 aprile 2007, cosiddetta Legge Bersani, ha introdotto il vantaggio della cosiddetta procedura automatica, nella quale è necessario, tuttavia, che la banca comunichi l'avvenuta estinzione del mutuo ai competenti uffici.
Ciò eviterà il coinvolgimento del notaio, e l'azzeramento di qualsiasi spesa bancaria o erariale. La legge precisa infatti che la formalità va eseguita "senza alcun onere per il debitore" (comma 8 septies della citata norma).

Per i mutui estinti dopo il 2 giugno 2007, entro 30 giorni dall'estinzione la banca dovrà spontaneamente inviarne notifica all'Agenzia del Territorio, che procederà alla cancellazione dell'ipoteca. Si noti bene che non sono state previste sanzioni nei confronti delle banche che omettono di effettuare la suddetta comunicazione, per potrebbe talvolta rendersi necessario inoltrare alla banca una richiesta scritta, affinché l'obbligo venga rispettato.
Nel caso di mutui estinti in precedenza, invece, il termine di 30 giorni decorrerà dalla data di richiesta della quietanza da parte del debitore, da inoltrarsi alla banca mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

Decorso il termine di 30 giorni, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, verificata la presenza della comunicazione di avvenuta estinzione del mutuo e in mancanza della comunicazione di permanenza dell’ipoteca, procede d’ufficio alla cancellazione dell’ipoteca entro il giorno successivo e fino all’avvenuta cancellazione rende comunque conoscibile ai terzi richiedenti la comunicazione di estinzione.
Nei casi in cui, invece, si sia costretti a ricorrere al notaio, egli procederà alla redazione di un atto notarile unilaterale, chiamato "atto di assenso alla cancellazione di ipoteca". Sottoscrivendolo, il creditore (la banca) dichiarerà di essere favorevole all'annullamento dell'iscrizione a proprio favore. Le spese relative resteranno a carico del debitore. Anche la banca richiederà un contributo per l'intervento in atto del proprio procuratore, il cui ammontare massimo appare specificato nel foglio informativo del mutuo.
Per i mutui rilasciati da banche, assoggettati all'origine ad imposta sostitutiva, non sono previste imposte di cancellazione. Negli altri rari casi bisognerà corrispondere una tassa pari allo 0,5% dell'importo iscritto.

Qualora, nonostante il rispetto delle indicazioni procedurali da parte del debitore la Banca non si attivi, è senz’altro consigliabile rivolgersi ad un legale, che verificherà se sia stata rispettata la procedura, accerterà l’esistenza di eventuali responsabilità e valuterà un’eventuale richiesta di danno.

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