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Articolo 654 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Legato di cosa non esistente nell'asse

Dispositivo dell'art. 654 Codice civile

Quando il testatore ha lasciato una sua cosa particolare [513, 649 c.c.], o una cosa determinata soltanto nel genere [664] da prendersi dal suo patrimonio, il legato non ha effetto se la cosa non si trova nel patrimonio del testatore al tempo della sua morte(1)(2) [651, 653 c.c.].

Se la cosa si trova nel patrimonio del testatore al tempo della sua morte, ma non nella quantità determinata, il legato ha effetto per la quantità che vi si trova [652 c.c.].

Note

(1) Indipendentemente dalla causa che ha comportato l'uscita del bene dal patrimonio del testatore, sia essa volontaria (es. alienazione) o naturale (es. perimento del bene).
(2) Dubbia è la sorte del legato laddove si provi che il testatore non volesse revocare il legato (v. art. 686 c. 3 del c.c.). Secondo alcuni si applicherebbe l'art. 651 del c.c. e il legato sarebbe, di conseguenza, valido.

Ratio Legis

Il testatore può disporre validamente solo dei beni che fanno parte del proprio patrimonio, non di quelli altrui, salve le eccezioni previste dall'651 e 652 del c.c..

Spiegazione dell'art. 654 Codice civile

L’art. 654 disciplina il legato di cosa non esistente nell’asse, con riferimento all’art. #841# del vecchio codice del 1865. L'attuale legislatore non ha introdotto sostanziali innovazioni.

Massime relative all'art. 654 Codice civile

Cass. civ. n. 21685/2006

Ai sensi dell'art. 654 c.c. il legato di cosa da prendere dal patrimonio del de cuius non ha effetto qualora la cosa non si trovi nel patrimonio del medesimo al momento della sua morte, mentre se la cosa si trovi a tale epoca non nella quantità determinata il legato ha effetto per la quantità esistente.

Nell'ipotesi di legato di cosa da prendere dal patrimonio del de cuius il legatario ha interesse ad accertare, attraverso la ricostruzione dell'asse ereditario, la consistenza del patrimonio del testatore all'epoca della morte, promuovendo le azioni dirette alla declaratoria di invalidità degli atti di disposizione dal medesimo compiuti. Pertanto, egli è legittimato a proporre l'azione di nullità della donazione del bene legato effettuata dal de cuius per difetto di requisiti di cui all'art. 782 c.c., non trovando applicazione l'art. 686 c.c. che prevede la revoca del legato riguardo a ciò che è stato alienalo nel caso in cui 1 alienazione della cosa legata (o di parte di essa) sia annullabile per cause diverse dai vizi del consenso.

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Consulenze legali
relative all'articolo 654 Codice civile

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Giovanni B. chiede
domenica 03/05/2020 - Sicilia
“Mio padre nel 2008 mi consegnava una cambiale con dichiarazione alla presenza di testimone "consegno a mio figlio cambiale che corrisponde a miei risparmi e poiché non voglio condizionamenti da mia figlia amministratrice pongo una data di riscossione a quando non ci sarò e ne terrò conto nel testamento"
E infatti scriverà
"......A tizio x a Caio y.....Mio figlio ha preso i miei risparmi."
Non precisa però quanto e quando se non nella dichiarazione detta .
Gli altri eredi tutti legittimati hanno preannunciato opposizione alla scadenza fra tre anni perché donazione senza atto Notarile e perché non sufficientemente specificato nel testamento.
QUESITO
Possono bloccare riscossione in attesa sentenza?”
Consulenza legale i 11/05/2020
Purtroppo le osservazioni degli altri eredi devono ritenersi corrette, in quanto si fondano su un principio unanimemente riconosciuto valido sia in dottrina che in giurisprudenza, ossia quello secondo cui sia l’emissione che la successiva girata di una cambiale devono trovare la loro giustificazione in un negozio con causa onerosa (in tal senso si veda Tribunale di Milano sentenza 30.08.2010).

In mancanza di ciò deve ritenersi che l’emissione e la girata siano avvenute a titolo di liberalità, con conseguente configurarsi di una vera e propria donazione, la quale, come tale, deve risultare a pena di nullità da atto pubblico ex art. 732 del c.c., salvo ovviamente il caso della donazione di modico valore di cui all’art. 783 del c.c..

Indubbiamente, sarebbe onere degli altri eredi (qualora volessero opporsi al pagamento di quella cambiale in quanto integrante una donazione non di modico valore) provare la mancanza della causa onerosa, ma si tratta di un onere non particolarmente difficile da assolvere, poiché sarebbe oltremodo agevole dimostrare che non vi è stata alcuna controprestazione riconducibile all’emissione della stessa.

Occorre a questo proposito ricordare che la disciplina del codice civile, in alternativa alla forma solenne, impone la traditio (consegna) della somma di denaro quale elemento essenziale ai fini della validità del contratto di donazione esclusivamente per le donazioni di modico valore, mentre per le altre fattispecie la consegna rimane semplice elemento che attiene all’esecuzione del contratto e che non può valere per il suo perfezionamento.
Così, anche nel caso in cui venga utilizzato un titolo di credito per trasferire gratuitamente una somma di denaro, è da ritenersi che oggetto della donazione non sia la somma di denaro, ma il titolo, il quale dovrà essere descritto nel contratto di donazione stesso al fine di soddisfare gli oneri formali richiesti dall’art. 782 del c.c. (solo in tal modo il donatario potrà legittimamente acquistare tutti i diritti inerenti al titolo).

Si è anche ritenuto possibile che, in un momento precedente al perfezionamento del contratto di donazione, il titolo venga consegnato dal donante al donatario e da questi incassato; in tal caso, tuttavia, si assisterà soltanto ad una inversione del normale ordine cronologico degli elementi costitutivi della fattispecie, in quanto la consegna della somma di denaro sarà anticipata rispetto al perfezionamento del contratto di donazione, pur sempre necessario.

Nel caso di specie neppure si è verificata tale inversione cronologica, e pertanto, nel momento in cui la cambiale verrebbe presentata all’incasso, gli eredi, tenuti al pagamento, sarebbero pienamente legittimati a rifiutare il pagamento facendo valere la nullità di quel titolo per mancanza di una causa onerosa e della forma richiesta dalla legge per la validità degli atti a titolo gratuito (la giurisprudenza parla di nullità della donazione fatta sotto le parvenze di una cambiale).

Sembra indubbio che quanto fin qui considerato confligga non soltanto con gli interessi di chi pone il quesito, ma anche con la volontà del de cuius, manifestata nel testamento dallo stesso redatto in data successiva alla emissione e consegna della cambiale, nella convinzione che con quest’ultima si sarebbe realizzato il suo desiderio di assegnare tutti suoi risparmi in denaro al figlio Giovanni.
Infatti, nel testamento fatto pervenire a questa Redazione, si legge “….Giovanni ha preso i miei risparmi in banca….”.

Dal tenore letterale di tale disposizione si ritiene possa chiaramente desumersi quale sia stata la reale volontà del testatore, ossia quella di assegnare al figlio Giovanni i suoi risparmi in banca, e sarà soltanto la valutazione del caso concreto e delle parole utilizzate nella scheda testamentaria che potranno consentire, anche in un’eventuale aula di giustizia, di dare una interpretazione chiara ed univoca alla volontà del de cuius.

La soluzione che si suggerisce di adottare è quella di prospettare, dapprima agli altri eredi ed eventualmente al giudice a cui si dovrà per forza di cose sottoporre la controversia, la tesi secondo cui le parole usate dal testatore possono configurarsi come un legato di cosa determinata soltanto nel genere da prendersi dal suo patrimonio, fattispecie espressamente prevista all’art. 654 c.c.
Secondo il disposto di questa norma, solo se il denaro non sussista più al tempo dell’apertura della successione, il legato diventerà in tutto o in parte inefficace.

Per quanto concerne la sua concreta determinazione, occorrerà semplicemente richiedere ed ottenere dagli istituti di credito ove il de cuius intratteneva rapporti bancari, il saldo alla data di apertura della successione.
Del resto, si consideri che, qualora si volesse negare di dare una simile interpretazione alla volontà del de cuius, si giungerebbe al risultato di privare il figlio Giovanni di ogni bene ereditario e di estrometterlo dalla successione, considerato che il resto della scheda testamentaria contiene solo disposizioni in favore degli altri eredi (ciò che sicuramente non rientrava nelle intenzioni del de cuius, il quale si era perfino obbligato mediante emissione di un effetto cambiario in favore di quel figlio).

Qualora le superiori considerazioni non dovessero convincere gli altri eredi (ed i legali da cui i medesimi si faranno sicuramente assistere) ed indurli così a dare attuazione alla volontà del padre, purtroppo non si potrà fare a meno di adire le vie legali, dovendosi preventivamente rispettare la fase della mediazione obbligatoria, in quanto il diritto successorio rientra tra le materie per le quali il procedimento in questione è obbligatorio (secondo quanto previsto dall’art. 5 comma 1 bis del D.lgs. 28/2010).


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